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Una volta al potere Mussolini abbandona il tradizionale anticlericalismo, presentandosi come un fattore di stabilità; in realtà sarebbe lui il vero argine verso i valori cristiani. Abbandona la politica anticapitalista e fa trasparire tendenze di estremo liberalismo. Abbandona anche la sua posizione repubblicana, appoggiando la monarchia. Diventerà di nuovo repubblicano nel ’43. Tutto questo è garantito dal fatto che il fascismo non ha regole scritte; tutto questo Mussolini lo fa per il consenso. Ad ottobre diventa presidente del consiglio. La sua idea è di governare in coalizione per “rendersi digeribile”. Scioglie le amministrazioni comunali in mano ai socialisti, mette limiti alla libertà sindacale; istituzionalizza le camicie nere per 2 motivi: essi diventano una polizia (milizia volontaria a sicurezza nazionale) alle dirette dipendenze della presidenza del consiglio; questo serve per “bastonare” il nemico quando egli vuole; altro motivo è interno al partito: li sottrae ai RAS (capi delle camicie nere), facendoli appartenere alla presidenza del consiglio. Essi avevano un certo seguito ed un certo carisma, ma ora dipendono direttamente dal presidente del consiglio. In questi anni Mussolini è più moderato, sebbene le spedizioni squadristiche continuino. Questo volto moderato comunque accredita il fascismo, soprattutto nella parte del paese che contano; anche in Francia ed in Inghilterra stravedono per Mussolini. Addirittura Churchill, che poi si opporrà fortemente al duce, vede Mussolini come un uomo d’ordine, una soluzione innovativa.

Una delle riforme portate da questo governo è la riforma della storia, del ministro Giovanni Gentile, sostenitore di Hegel, che viene incaricato da Mussolini di fare il capo del ministero della pubblica istruzione; si privilegia l’istruzione classica e umanistica; viene dato grande peso ai licei, in particolare classico e scientifico. L’idea è quella di una preparazione culturale di base che consenta un approfondimento successivo all’università; una preparazione anche educativa, che vada a preparare umanamente il giovane. Questa riforma già era nell’aria, non è stata propriamente inventata dal fascismo. C’era anche un canale di avviamento professionale e tecnico. Parte del liceo classico si chiama ginnasio perché al posto delle scuole medie, c’era un biennio propedeutico al liceo. Gli altri si dedicavano ad una preparazione professionale.
Altra legge importante è la legge Acerbo, legge elettorale approvata nel 1923. Introduce un forte correttivo maggioritario: i seggi parlamentari vengono assegnati in proporzione ai voti presi nel paese; in realtà la lista che supera la soglia del 25% prende i 2/3 dei seggi. Questo penalizza la rappresentanza democratica. La soglia era molto bassa.
Nelle elezioni del ’24 i fascisti ottengono il 65% dei voti. Questo avviene in un clima di intimidazioni e pestaggi da parte delle squadre fasciste. Durante un’assemblea un socialista, Giacomo Matteotti, attacca il partito fascista; viene fatto scomparire e viene ritrovato qualche giorno dopo cadavere, morto accoltellato. La questione qui si apre su quale responsabilità abbia Mussolini in questo caso: non è il mandante diretto ma avrebbe espresso il suo fastidio nei confronti di questo personaggio. Si apre una crisi per il periodo fascista perché sembra perdere gli appoggi che lo avevano sostenuto. Il problema sono le opposizioni, che non approfittano della crisi. Invece di martellare il parlamento, decidono una strategia inconcludente: rifiutarsi di entrare in parlamento (scissione dell’Aventino). Gli unici a fare un’opposizione in parlamento sono i comunisti. Mussolini aspetta che questa indignazione sbollisca e il 3 gennaio 1925 chiude questo periodo, si presenta in parlamento con un discorso durissimo, in cui si assume la colpa morale e storica del delitto di Matteotti e afferma che d’ora in poi coloro che non verranno in parlamento saranno dei decaduti. Qui finisce la posizione moderata di Mussolini e la dittatura fascista.
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