Italia umbertina


Nel 1878 muoiono Pio IX e Vittorio Emanuele II. Il nuovo Pontefice, Leone XIII, pubblica nel 1891 l'enciclica Rerum novarum in cui invita i cattolici un intenso impegno sociale. Il trono passa a Umberto I, che regna dal 1878 al 1900, la cosiddetta età umbertina. Intanto nel 1876 va al governo la Sinistra Storica che si pone l'obiettivo di modernizzare il paese e democratizzare l'Italia riconciliando il paese legale con il paese reale e che governa ininterrottamente fino al 1896. La sinistra ha eredito una nazione che grazie alla destra non ha solo i realizzato l'unità ed estinto i debiti, ma ha costruito le infrastrutture necessarie ad avviare lo sviluppo economico. Alcune scelte del precedente governo hanno causato conseguenze negative: l'eccesso di tasse ha impedito l'ampliamento del mercato dei consumatori; il liberismo ha penalizzato lo sviluppo dell'industria; la legge censitaria a limitato il voto a una ristretta classe. Infine, sono rimasti irrisolti la condizione contadina e la questione meridionale. Il Presidente del Consiglio Agostino Depretis realizza rapidamente alcune riforme di impronta democratica: vara una riforma della scuola elementare, nota come legge Coppino, che rende obbligatoria e gratuita l'istruzione elementare dai 6 ai 9 anni, e una riforma del sistema elettorale che fa salire i votanti al 6,9% della popolazione; tutta protezionistica che permette lo sviluppo dei settori tessile e zuccheriero e l’avvio delle industrie siderurgica, elettrica e meccanica, penalizzando però ai consumatori, danneggiando le popolazioni del sud e aggravando Lo squilibrio economico tra nord e sud. Inoltre promuove un'inchiesta sulla mafia e una sullo stato sull'agricoltura, ed entrambe fanno emergere le cause dei problemi del Mezzogiorno, ma Depretis non prende provvedimenti concreti. Infine, Mentre sale il costo della vita, i salari dei lavoratori restano bloccati e la rabbia degli operai esplode nel 1887 in una serie di scioperi che gettano nel panico alla borghesia e i proprietari terrieri. In quello stesso anno Depretis muore e viene sostituito da Francesco Crispi.

Crispi vara la riforma del codice penale che abolisce la pena di morte, ammette il diritto di sciopero e istituisce enti assistenziali comunali, ma tra il 1891 e il 1894 viene contestato da due rivolte della fame: di conseguenza fa approvare dal Parlamento le leggi antianarchiche con le quali restringe la libertà di stampa e di associazione, mettere fuorilegge il Partito Socialista italiano e infine reprime nel sangue entrambi i movimenti di protesta. Si è aperta intanto l'avventura coloniale. Dopo l'acquisto della Baia di Assab, avvenuto nel 1882, una guarnigione italiana si è allargata nel Eritrea e a una parte della Somalia, dove ha imposto un protettorato. Crispi decide quindi di lanciarsi nella conquista dell’Etiopia, ma le sue truppe vengono sterminate nella battaglia di Adua del 1896 e il presidente del consiglio è costretto a dimettersi. La linea dura non finisce con la sua caduta. Nel 1898, gli Stati Uniti e bloccano le esportazioni di grano provocando in Italia un'impennata del prezzo del pane che scatena tumulti in tutto il paese. Il governo pone le città in stato d'assedio e a Milano gli operai rispondono scendendo in piazza armati di sassi, ma il generale Bava Beccaris li prende a cannonate provocando 120 morti. Tra il 1876 e il 1914, 14 milioni di Italiani partono per cercare lavoro all'estero; saranno 26 milioni nel 1970. L'emigrazione non coinvolge solo il nostro paese: russi, austriaci e italiani del Nord si recano prevalentemente in Svizzera, Francia, Belgio e Olanda, mentre irlandesi, tedeschi e italiani del sud vanno negli Stati Uniti, nell'America meridionale e in Australia.

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