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Israele: storia di uno Stato scomparso e rinato


Nel 70 d.C., lo Stato ebraico crollò definitivamente a seguito della caduta di Gerusalemme. Tale avvenimento accentuò la diaspora, cioè l’abbandono della terra d’Israele o Palestina come veniva chiamata dai Romani, da parte degli Ebrei, fenomeno emigratorio che; per questo motivo, in molte città europee, americane o asiatiche si comunque era già iniziato qualche anno prima. Questo spostamento di massa raggiunge il culmine nel 135, a seguito di una fallita insurrezione contro i Romani. Da allora agli Ebrei non fu più riconosciuta una patria. La dominazione romana durò per circa 300 anni, finché la Palestina non entrò a far parte dell’Impero Romano d’Oriente. Nel 637, gli Arabi si insediarono in Palestina, portandovi i loro usi e costumi musulmani. La dominazione araba durò fino al 1076, quando i Turchi tolsero la Palestina agli Arabi. Tuttavia gli stati cristiani non accettavano di buon grado che la Terra Santa fosse in mano ad una potenza straniera intollerante nei confronti della cristianità ed è per questo che fu bandita una Crociata. Nel 1099, Gerusalemme fu conquistata da Goffredo di Buglione e sottratta ai Turchi. Questa fu tuttavia una breve parentesi perché nel tempo, con vicende alterne, ogni traccia cristiana in Palestina fu cancellata ed i Turchi ne restarono padroni fino al termine della 1.a guerra mondiale.
Gli Ebrei della diaspora si trasferirono un po’ ovunque, ma dappertutto venivano considerati stranieri e non riuscivano mai a fondersi ed integrarsi con il resto della popolazione. Poiché erano malvisti, spesso, essi si riunivano in comunità e per questo in molte città americane, europee, africane o asiatiche si formarono ben presto dei quartieri ebraici, come se si trattasse di una città nella città. In esse, gli Ebrei coltivavano lo spirito religioso, gli studi biblici ed il rispetto delle tradizioni. Per questo motivo, gli Ebrei, pur essendo sparpagliati in tutto il mondo in realtà, essai costituivano un popolo molto unito dal punto di vista spirituale. Molto abili nell’esercizio del commercio e degli affari in genere, arrivarono ad occupare, molto spesso, una posizione predominante nei paesi in cui erano arrivati come migranti. Ogni tanto, questo provocava delle reazioni che qualche volta si trasformava in vere e proprie persecuzioni. Nel Medioevo, molte volte, le popolazioni ebraiche furono scacciate ed i loro beni confiscati: nel XIX secolo in Germania e in Russia si ebbero delle persecuzioni. Ma le persecuzioni ebraiche raggiunsero il culmine nell’Europa occupata dai nazisti fra il 1936 e il 1945.
Ma com’è rinato lo Stato d’Israele?
Nella seconda metà del XIX secolo, Teodoro Herzl, un patriota ebreo, avva fondato l’Associazione Sionista il cui scopo era di favorire in tutti i modi il ritorno degli Ebrei in Palestina. Tale obiettivo fu reso pubblico per la prima volta al congresso di Basilea del 1897. Da quel momento, piccoli gruppi di Ebrei cominciarono a stabilirsi in Palestina, ormai abitata da popolazioni arabe ed ancora sotto il dominio dell’ Impero Ottomano. Nel 1917, l’Impero Ottomano fu definitivamente disgregato e gli Ebrei di 70 paesi ne approfittarono per rientrare nella loro vecchia patria, nella speranza che la Società delle Nazioni avrebbe riconosciuto la nuova comunità. Tuttavia, essi incontrarono l’ostilità della comunità araba che, anch’essa, rivendicava il diritto di continuare ad abitare una regione in cui si erano stabiliti 1200 anni prima. A seguito di numerosi incidenti, anche sanguinosi, la Società delle Nazioni affidò la Palestina all’Inghilterra affinché essa garantisse uguali diritti alla comunità ebraica ed araba. Il mandato fu rinnovato diverse volte e si arrivò così al 14 maggio 1948, data in cui David Ben Gurion proclamò solennemente la costituzione dello Stato d’ Israele, in cui, ormai, 650.000 Ebrei si erano già installati. Tutte le previsioni erano sfavorevoli agli Ebrei, ma il loro eroismo fu tale che in poco più di un anno si trovarono padroni della terra contesa. Basti ricordare l’offensiva scatenata da cinque paesi arabi confinanti (Libano, Siria, Egitto, Transgiordania e Iraq) che però l’esercito israeliano, benché inferiore numericamente, seppe vincere. La questione non è stata ancora risolta e lo Stato d’Israele ha deciso di delimitare i propri confini politici con un alto muro difensivo.
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