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La Francia dopo la Restaurazione

La rivoluzione di luglio

I moti del 30-31 furono meno estesi e meno violenti di quelli del decennio precedente, ma ebbero conseguenze più profonde e durature. L’avvio dei moti rivoluzionari si ebbe in Francia, dove, dopo l’ascesa al trono, Carlo X, assieme agli ambienti ultras, aveva cercato di limitare le libertà costituzionali della charte octroyée, e di mettere in atto una restaurazione integrale. Contro questa politica si schierarono i liberal-moderati, assieme ai democratici e alla grande borghesia della finanza. Questi, alle elezioni del ’27, ottennero una netta maggioranza alla Camera. Per questo motivo, nel 30, il re sciolse la Camera e indisse nuove elezioni, ma l’opposizione aumentò il numero di consensi, costringendo così il re e il primo ministro Polignac ad un vero colpo di stato, emanando ordinanze che scioglievano la camera, sospendevano la libertà di stampa, modificarono la legge elettorale rendendola ancora più restrittiva e convocarono nuove elezioni. Il popolo di Parigi, però, scese in piazza e dopo tre giorni di scontri con le forze regie (27, 28, 29 luglio) costrinse Carlo X ad abbandonare la capitale. Il 29 le Camere riunite decretarono caduta la dinastia borbonica e nominarono re il cugino di Carlo X, Luigi Filippo d’Orleans. La nomina di Luigi Filippo aveva il duplice scopo di accontentare le istanze del popolo che chiedeva la deposizione dei Borbone, ma anche di arrestare il processo rivoluzionario appena iniziato. Il 9 agosto, quindi, il nuovo re fu proclamato dal Parlamento “re dei francesi per volontà della nazione”.

Il ’48 francese

Come negli anni ’30, il moto rivoluzionario vide il centro in Francia, dove, in realtà, la monarchia liberale di Luigi Filippo era uno dei regimi meno oppressivi, ma la maturazione economico-culturale della società francese rendeva ormai impossibile la tolleranza dei limiti oligarchici imposti dalla monarchia e al politica ultramoderata di Luigi Filippo e del primo ministro Guizot. Il fronte di opposizione era composto da liberali progressisti, democratici, bonapartisti e socialisti. Nettamente minoritari in Parlamento, i democratici svolsero la loro protesta nel “paese reale”, tramite la campagna dei banchetti, ovvero riunioni svolte in forma privata.
Fu la proibizione di un banchetto a dare il via alla crisi rivoluzionaria: studenti e lavoratori organizzarono una grande manifestazione, il governo ricorse alla Guardia Nazionale, che però questa volta finì per fare causa comune con i manifestanti. Dopo giorni di barricate e scontri, il 24 febbraio Luigi Filippo abbandonò Parigi e la sera stessa veniva formato un governo che si pronunciava in favore della repubblica, la cosiddetta Seconda Repubblica, nel neonato governo provvisorio vennero integrati anche due esponenti della corrente socialista: Blanc e Albert. Venne quindi convocata un’Assemblea costituente a suffragio universale.

Il governo provvisorio aveva stabilito in 11 ore la giornata di lavoro, aveva affermato il diritto al lavoro e per dare attuazione a ciò avevano formato gli ateliers nationaux, dove gli operai erano impiegati in lavori di pubblica utilità alle dipendenze del ministero dei Lavori pubblici. L’esperimento degli ateliers, però, pose gravi problemi alle finanze statali, creano un motivo di scontro in seno allo schieramento repubblicano, la cui ala moderata considerava pericoloso un intervento diretto dello Stato nel mercato della manodopera.
Una prima sconfitta allo schieramento di sinistra venne dalle elezioni per l’Assemblea Costituente, dove i vincitori furono i repubblicani moderati e vennero esclusi i due socialisti. l governo emanò un decreto che decideva la chiusura degli ateliers nationaux, causando la reazione immediata del popolo di Parigi. La repressione fu affidata al ministro della guerra, ma ciò che aveva causato timore nell’intera borghesia europea era stata la manifestazione degli operai parigini, che incarnavano lo “spettro del comunismo”.
Venne approvata, quindi, la nuova costituzione, democratica, ispirata al modello USA, che prevedeva il Presidente della Repubblica eletto ogni 4 anni direttamente dal popolo e un’unica Assemblea legislativa eletta anch’essa a suffragio universale. Ma alle elezioni i repubblicani si presentarono divisi, mentre i conservatori avevano fatto blocco sulla candidatura di Luigi Napoleone Bonaparte, che aveva saputo dare assicurazione alla destra conservatrice e clericale, mentre, in forza del suo nome, garantiva voti sicuri dall’elettorato popolare. Con l’elezione di Bonaparte, quindi, si chiudeva la fase democratica della Seconda Repubblica.

Dalla Seconda Repubblica al Secondo Impero

Dal 1849, con l’elezione di Bonaparte, si accentuò l’evoluzione in senso conservatore della politica francese. Le elezioni per la Costituente avevano portato una maggioranza clericale e conservatrice, nel 1850 furono varate le nuove leggi sull’istruzione, che riapriva al clero le porte delle scuole e delle università, e la legge elettorale, che privava del diritto di voto 3 milioni di nullatenenti. In questo momento, però, iniziarono ad incrinarsi i rapporti fra Bonaparte ed i conservatori, che cominciarono a vedere con sospetto il rafforzamento dei poteri personali del Presidente. Nel ’51, infatti, la Camera aveva respinto la proposta di modificare l’articolo che impediva la rielezione del presidente alla fine del mandato, pochi mesi dopo, quindi, Bonaparte, con un colpo di stato, decise di sbarazzarsi della maggioranza moderata e dell’opposizione democratica. Avvalendosi dell’esercito, il 2 dicembre 1851 la Camera fu sciolta e diecimila oppositori venero arrestati e deportati. Un plebiscito a suffragio universale sanzionò con la maggioranza schiacciante l’operato di Bonaparte e gli venne richiesto di redigere una nuova Costituzione. Promulgata l’anno successivo, questa stabiliva il mandato presidenziale a 10 anni, ripristinava il suffragio universale, ma toglieva alla Camera il potere legislativo, che divenne così prerogativa del presidente, inoltre venne istituito un Senato vitalizio di nomina presidenziale.

Grazie ad un secondo plebiscito, nel 1852, anche l’ultima parvenza repubblicana fu rimossa, con la restaurazione dell’Impero. Luigi Napoleone prese il nome di Napoleone III ed ebbe la facoltà di trasmettere il titolo imperiale agli eredi.

La pace di Francoforte

Dopo l’armistizio del 28 dicembre, le condizioni di pace imposte da Bismarck alla Francia furono definite nel trattato di Francoforte, firmato il 10 maggio 1871. La Francia avrebbe dovuto corrispondere un’indennità di guerra pesantissima, mantenere truppe d’occupazione tedesche sul territorio e cedere al Reich anche l’Alsazia e la Lorena, le due regioni maggiormente sviluppate dal punto di vista industriale. Si trattò di una vera e propria umiliazione che diede vita al fenomeno del revanscismo, che avrebbe condizionato la politica francese per quasi mezzo secolo.

La Comune di Parigi

Nella primavera del 1871, la Francia dovette affrontare una crisi interna dovuta alla sconfitta contro la Germania e in parte legata alle tensioni che gli avvenimenti del 48 avevano portato alla luce. Dopo la sconfitta di Sedan, era stato il popolo della capitale ad insorgere e a costituire una Guardia Nazionale, decretando la fine del regime napoleonico, approfittando al contempo per una nuova occasione rivoluzionaria. Nei centri minori, però, la popolazione era ancora legata a tendenze conservatrici e premeva per una rapida firma della pace. Dopo le elezioni per la Costituente, nel 1871, grazie al voto delle campagne, questa risultò composta per lo più da conservatori, a presiedere il governo fu incaricato Adolphe Thiers, tipico rappresentante della Francia moderata. Questi si affrettò ad aprire le trattative di pace, ma quando furono rese note le durissime condizioni imposte da Bismarck nuovamente il popolo della capitale insorse, e indisse le elezioni per il Consiglio della Comune. L’elettorato conservatore si astenne dalle urne e il potere andò in mano ai gruppi di estrema sinistra, democratico-giacobini, ma anche socialisti e anarchici. La Comune è un radicale esperimento di democrazia diretta, fu abolita la distinzione fra potere esecutivo e legislativo, i funzionari furono resi elettivi e in ogni momento la carica poteva essere revocata, l’esercito fu sostituito da milizie popolari.

La Francia provinciale e rurale, però, si era già espressa nelle consultazioni di febbraio e non vide di buon occhio l’esperimento democratico, perciò la Comune durò solo due mesi, il tempo necessario a Thiers per raccogliere un esercito abbastanza forte ed espugnare la capitale.

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