Il fascismo


1)I deboli governi di Nitti e Giolitti

In seguito alla non volontà da parte di Francia,Inghilterra e degli stessi Stati Uniti(il cui presidente era,ricordo,Wilson)di cedere all’Italia l’ Istria e la Dalmazia più la città di Fiume(come invece prevedeva il patto di Londra del 1915)e il successivo abbandono della Conferenza di pace da parte del nostro allora presidente del consiglio Orlando e del suo ministro Sidney Sonnino(i quali in seguito a tale gesto persero anche la possibilità di ricevere qualche colonia tedesca in Africa)nacque in Italia il mito della cosiddetta”Vittoria Mutilata”.Inutile dire che una così inetta politica estera comportò la caduta del governo Orlando nel 1919. Fu così creato un nuovo governo liberale retto da Francesco Saverio Nitti(giugno 1919)il quale ordinò alle truppe italiane di stanza a Fiume di ritirarsi. I nazionalisti capeggiati da D’Annunzio non videro di buon occhio tale decisione e rioccuparono la città appena perduta. Costretti infine a ritirarsi per evitare conseguenze internazionali gravi,i nazionalisti misero in luce la debolezza di Nitti che non prese una ferma posizione contro il loro sciagurato intervento. In politica interna Nitti fece approvare il sistema elettorale proporzionale(che attribuiva un numero di seggi elettorali proporzionale ai voti ottenuti da un partito)che entrò in vigore nelle elezioni del 16 Novembre 1919,elezioni che videro i cattolici e i socialisti scavalcare i liberali Nittiani. Le speranze di Nitti di trovare un’intesa con i nuovi potenti schieramenti fallì e in seguito ad uno scontro nato sul tema dell’aumento del prezzo del pane(che Nitti voleva approvare e che i cattolici e i socialisti rifiutarono)il governo cadde nel Giugno 1920. Fu così che Giolitti andò a creare nello stesso Giugno del 1920 il suo ultimo governo. Proprio durante il suo anno da primo ministro(il governo cadrà nel Luglio 1921)Giolitti dovette affrontare,oltre agli ormai noti problemi del paese come la disoccupazione,la povertà,i reduci di guerra ecc,un’altra temuta minaccia:il comunismo. Proprio gli anni dal 1919 al 1921 furono espressione di un movimento sinistroide soprannominato”biennio rosso”.In questo periodo si verificarono molti eventi di stampo comunista,come le manifestazioni sindacali di piazza,le rivendicazioni proletarie e le occupazioni da parte di operai armati delle fabbriche(specie nel triangolo industriale Torino-Milano-Genova).Giolitti si trovava così tra due fuochi:da una parte gli industriali che esigevano una repressione armata di tali movimenti,dall’altra i sindacati che premevano per dare più poteri agli operai. Il presidente del consiglio decise di impedire all’esercito di attaccare le fabbriche dove i lavoratori erano arroccati(provvedimento pro operai),ma al tempo stesso dette disposizioni per non far uscire i lavoratori armati dalle fabbriche,disponendo truppe armate con scopo difensivo nei punti nevralgici delle città(provvedimento pro industriali). A questi punto si cercò di trovare un accordo tra le parti(12-20 Settembre 1920),ma con scarso successo. Alla fine gli industriali furono delusi dal fatto di dover lasciare le fabbriche all’autogestione operaia e gli operai,privi di direttive sindacali precise,dovettero rinunciare all’occupazione delle industrie. Il 21 Gennaio 1921 a Livorno fu fondato il Partito Comunista(guidato da Antonio Gramsci)che,nato da una costola del partito socialista,se ne staccò e aderì alla Terza Internazionale fondata da Lenin nel 1919.

2)la nascita dei Fasci di combattimento

Durante il governo Nitti si verificò un evento determinante per la futura storia italiana:la creazione ad opera dell’ ex esponente socialista Benito Mussolini dei”fasci di combattimento”verificatasi il 23 Marzo 1919 in piazza San Sepolcro a Milano.Gli esponenti di questo movimento(oltre a Mussolini)erano per lo più interventisti,irredentisti e reduci di guerra. Il programma dei”fasci di combattimento” sembrava inizialmente essere molto legato alle tematiche sociali della povera gente e per questo vide inizialmente una adesione forte proprio nei ceti sociali più deboli. Scagliandosi contro la”plutocrazia”(ovvero contro i ricchi e gli abbienti),tale programma proponeva alcuni punti quali:
-L’estensione del diritto di voto alle donne(suffragio universale femminile)
-L’abolizione del senato,visto come un organo parlamentare costituito da politici ricchi e borghesi in quanto eletti dal Re(la volontà di eliminare il senato va letta anche in un’ottica antidemocratica propria dell’ideologia fascista)

-La formazione di consigli tecnici per il lavoro
-L’affidamento dei servizi pubblici a organi rappresentanti del popolo
-Una forte tassazione sui grandi capitali
-Il sequestro dei profitti di guerra(che avevano arricchito i grandi imprenditori)
Tuttavia nel suddetto programma non mancavano istanze puramente reazionarie e laiche,come dimostrano i seguenti punti:
-La creazione di un corpo di milizia militare al fine di presidiare il territorio(le cosiddette”camicie nere”,squadre di azione atte all’intimidazione e alla repressione fisica di oppositori e facinorosi)
-La tassazione sui beni ecclesiastici(i quali,ricordiamo,ancora oggi sono esenti dalle tasse statali)
Soprattutto il primo di questi due punti offrì alla borghesia e ai ceti abbienti una prospettiva di protezione dalle masse operaie ormai aizzate dagli ideali comunisti diffusi in quegli anni(biennio rosso).Proprio grazie ai punti del suo programma,che si dimostrarono estremamente eterogenei abbracciando da un lato i ceti più poveri e dall’altro quelli più ricchi,il nuovo movimento di Mussolini riscosse fin da subito un discreto consenso nel popolo italiano.

3)I Fasci di combattimento entrano in Parlamento

Come detto nel capitolo 1) tra il 1919 e il 1921 si parlava di”biennio rosso”.Ricordo inoltre che al governo nel 1920 c’era Giolitti,un convinto liberale che non vedeva di buon occhio agitazioni proletarie spinte da ideali comunisti. L’unico modo che il presidente del consiglio aveva per scongiurare il”pericolo rosso”era cercare di consolidare una maggioranza parlamentare di destra e indebolire così i partiti socialisti. L’occasione per attuare tale manovra si verificò durante le elezioni del Maggio 1921. Per indebolire la sinistra parlamentare Giolitti non esitò ad allearsi con i fascisti(tale alleanza fu detta blocco nazionale,poiché doveva appunto bloccare gli avversari politici).Tali elezioni diedero un responso inaspettato:non vi fu una netta maggioranza dei liberali(come auspicava Giolitti)ma la consacrazione dei”fasci di combattimento”,che riuscirono addirittura ad avere 35 deputati(tra cui Mussolini)in Parlamento. In seguito all’approvazione dell’apposito ordine del giorno,Mussolini fece trasformare i”fasci di combattimento”nel vero e proprio Partito Nazionale Fascista(Pnf).Sostenuto dalla piccola borghesia(che non era tutelata come gli operai dai sindacati),dalla grande borghesia(che temeva il diffondersi del comunismo)e,a questo punto,anche da molti liberali,il partito fascista era ormai lanciato verso la sua ascesa al potere. La caduta del governo Giolitti(4 Luglio 1921),che era ormai stato sfiduciato a causa della sua incapacità di porre rimedio alle rivolte popolari guidate dai sindacati,portò alla formazione di un nuovo governo retto da Bonomi(esponente del socialismo riformista).Questi ,pensando ingenuamente di poter usare il Pnf per riportare l’ordine onde poi sbarazzarsene una volta compiuto il lavoro,concesse grande libertà alle squadre d’azione fasciste(dette“camicie nere”o anche squadristi),le quali,non senza l’uso della violenza(essi usavano percuotere i loro oppositori con l’ausilio di corti bastoni detti manganelli e somministrare olio di ricino,un potente lassativo,a coloro che catturavano al fine di estorcere delle confessioni o solo per“punizione”)riportarono l’ordine organizzando spedizioni punitive conto i dimostranti di sinistra. Tuttavia la grande libertà di azione concessa ai fascisti portò da una parte allo screditamento del governo Bonomi,visto come debole e inadatto a reggere la difficile situazione nazionale,e dall’altro ad una grande crescita del movimento fascista,visto ormai come unico partito in grado di dare ordine e stabilità all’Italia.

4)Il totalitarismo

Abbiamo visto fin ora il processo che ha portato il partito fascista in Parlamento,che gli ha permesso di assumere sempre più potere adombrando addirittura la figura del presidente del consiglio Bonomi ma non abbiamo visto ancora la trasformazione finale del fascismo. Benito Mussolini infatti,dopo tre anni di presidenza del consiglio(1922-1925),deciderà di accentrare tutto il potere nelle sue mani,trasformando la democrazia in un totalitarismo. Questo capitolo esula dalla trattazione storica e ci serve solo per comprendere le direttrici fondamentali su cui si baserà la dittatura fascista(N.B.:i punti cardine del totalitarismo fascista saranno alla base anche del nazismo hitleriano e del comunismo stalinista).
Dopo una doverosa introduzione,vediamo ora quali sono i principi cui si ispira un totalitarismo. Essi sono fondamentalmente cinque:
-Il partito al potere è l’unico esistente. L’affermazione di un totalitarismo presuppone per prima cosa la fine della democrazia e la conseguente eliminazione(fisica e ideologica)di ogni altro partito politico all’infuori di quello che si è insediato al potere(di solito attraverso un colpo di stato)
-Viene promossa una ideologia rigida che impone le direttive del partito e autorizza ogni provvedimento preso dal partito stesso.
-Il popolo viene continuamente mobilitato in manifestazioni a scopo ideologico. Un totalitarismo per sperare di durare deve far si che le leggi e le ideologie imposte all’inizio con la forza permeino nella mente dei cittadini. Per fare questo è necessario organizzare manifestazioni di piazza,adunate,discorsi pubblici di esponenti del partito a cui tutta la popolazione deve partecipare. Vengono inoltre create organizzazioni collaterali al partito(associazioni giovanili,sindacati ecc)al fine di occupare la giornata dei cittadini e per indottrinare i ragazzi fin dalla tenera età. Proprio a causa di questa mobilitazione continua il popolo subisce il fenomeno dell’omologazione,poiché tutti devono vivere,agire e pensare allo stesso modo
-Il potere viene accentrato nelle mani di pochi individui. In genere il partito ha a capo un singolo esponente,(es: Mussolini,Hitler,Stalin)che è agli occhi del popolo il leader della nazione. Questo si circonda dei suoi collaboratori più fidati,che ricoprono cariche fondamentali(es:capo delle forze armate,ministro della propaganda,capo dei servizi segreti ecc)e rispondono del loro operato solo al leader stesso,al quale sono fedeli e devoti.
-Il partito dispone a piacimento del suo potere,che utilizza senza limitazioni di alcun genere al fine di garantirsi la permanenza al comando della nazione,distruggendo ogni minimo focolaio di ribellione. In un totalitarismo hanno un ruolo fondamentale le polizie militari,preposte alla salvaguardia del potere dittatoriale che le ha generate e del quale costituiscono il braccio armato,atto all’identificazione e all’eliminazione(talvolta fisica)degli oppositori. Lo stato quindi,oltre a omologare il popolo,scoraggia i suoi nemici con atti di pura violenza.
Esistono fondamentalmente due tipi di totalitarismo:
-Totalitarismo perfetto:si ha quando il partito(che ormai rappresenta lo stato)riesce ad avere un controllo assoluto del paese in cui governa e non subisce ingerenze di alcun tipo. Lo stato deve inoltre avere pieno controllo dell’economia nazionale.
-Totalitarismo imperfetto:si ha quando lo stato totalitario deve subire ingerenze esterne provenienti da istituzioni con le quali deve obbligatoriamente trovare un compromesso(Mussolini dovrà scendere a patti con la chiesa e subirà,seppur debolmente,le ingerenze del Re). Ma nel momento in cui uno stato scende a compromessi,esso accetta di ricevere qualcosa dando qualcos’altro in cambio. Così facendo esso si autolimita. Un totalitarismo imperfetto talvolta non ha pieno controllo sull’economia nazionale.

5)la marcia su Roma

Alla fine del paragrafo 3) è stato sottolineato il progressivo indebolimento del governo Bonomi,il quale successivamente cadde e venne rimpiazzato da uno nuovo,formato fa Luigi Facta,un convinto giolittiano. Il nuovo presidente del consiglio cercò una alleanza con i socialisti riformisti per cercare di contrastare i fascisti,ma gli esponenti di sinistra si rifiutarono di allearsi con i borghesi liberali per non restare isolati dal popolo. Solo nel 1922 il partito socialista cambiò idea a proposito di una eventuale alleanza di governo,ma ormai era troppo tardi per frenare il potere fascista e l’unica conseguenza di tale ripensamento fu una ulteriore scissione del partito(nel paragrafo 1 si era parlato della nascita del partito comunista da una costola di quello socialista):i socialisti massimalisti espulsero i riformisti che erano in minoranza e che andarono a fondare il Partito Socialista Unitario(Psu),a capo del quale venne posto Giacomo Matteotti. A capo del Partito Socialista Italiano(Psi),ulteriormente indebolito da tale scissione,venne posto prima Giacinto Menotti e poi Pietro Nenni.La disorganizzazione e la debolezza dell’opposizione convinse Benito Mussolini che era ormai giunto il momento di agire e di prendere il potere con la forza. Ecco allora che il 26 Ottobre 1922 Mussolini stesso ordinò ai suoi seguaci di marciare su Roma e di prendere il potere. A capo di tale spedizione vi erano i più stretti seguaci del capo partito:Italo Balbo,Michele Bianchi,Emilio De Bono e Cesare Maria De Vecchi. Facta, allarmato da tale evento antidemocratico,presentò al Re(che era Vittorio Emanuele Terzo)lo stato d’assedio(28 Ottobre),al fine di ottenere la sua firma e di poter così sciogliere l’esercito contro gli squadristi(peraltro esigui di numero)che stavano giungendo alla capitale. La firma regia tuttavia non giunse(probabilmente perché il Re temeva una rivolta dell’esercito che ormai era schierato con i fascisti)e il 29 Ottobre Vittorio Emanuele Terzo comunicò a Mussolini,il quale si trovava a Milano,che avrebbe dovuto raggiungere Roma per formare un nuovo governo(30 Ottobre).Agli oppositori politici e non,il nuovo presidente del consiglio volle dare un’impressione di normalizzazione della situazione,creando un governo di coalizione dove non vi erano solo esponenti fascisti,ma anche esponenti liberali,socialdemocratici e alti gradi dell’esercito. Mussolini ufficialmente richiamò anche all’ordine e alla legalità le sue camicie nere,salvo approvare ancora ufficiosamente il lavoro intimidatorio che esse svolgevano. Del Dicembre 1922 fu la creazione del Gran Consiglio Fascista,il quale era di fatto destinato a limitare prima e soverchiare poi il Parlamento diventando un organo politicamente decisionale a tutti gli effetti. Tuttavia il capo del Pnf sapeva di non avere una maggioranza politica ne alla Camera ne al Senato che gli permettesse di governare serenamente,motivo per cui,dopo aver introdotto nel 1923 una legge elettorale di tipo maggioritario(che avrebbe assicurato la maggioranza parlamentare al partito vincitore),egli decise di indire nuove elezioni nel 1924. Per evitare sorprese indesiderate e per garantirsi dunque la maggioranza auspicata,Mussolini sciolse gli squadristi al fine di intimidire i votanti e costringerli a votare per la”lista nazionale”,che alla fine delle elezioni contava il 65% dei voti. Al segretario del Partito Socialista Unitario Matteotti,che accusò il fascismo di brogli elettorali,Mussolini rispose:”Il segretario Matteotti non si stupisca se si trovasse con la testa rotta … Veramente rotta”.Matteotti fu infatti rapito e massacrato da sicari fascisti,ma pare che l’ordine non fosse partito dal capo del fascio. Nell’opposizione fu grande lo sdegno per la decisione del Re di non dimettere il presidente del consiglio in seguito all’omicidio di Matteotti,al punto che gli esponenti della minoranza parlamentare si ritirarono sull’Aventino(Secessione dell’Aventino)in segno di protesta. Ma questo gesto fu fatale alle sorti della democrazia;Mussolini,forte dell’appoggio della borghesia medio-alta e dell’esercito,sciolse tutte le istituzioni democratiche ,inasprì nuovamente la violenza squadrista(che non si era mai del tutto fermata)contro stampa e avversari politici per spazzarli via e il 3 Gennaio 1925 rivendicò nel discorso alla camera la responsabilità dell’omicidio Matteotti e annunciò la soppressione di ogni libertà costituzionale,trasformando il fascismo in una dittatura.

6)La dittatura fascista

La dittatura fascista ebbe inizio il 3 Gennaio 1925. Il primo passo per creare un totalitarismo fu l’unione dei poteri esecutivo e legislativo. Non appena salito al potere come dittatore,Mussolini capì che avrebbe dovuto stringere un forte legame con i grandi capitalisti,motivo per cui decise subito di abbandonare i punti anticapitalistici del programma di San Sepolcro. Un altro provvedimento per ingraziarsi la borghesia(piccola,media e alta)fu imbrigliare le fasce più estreme e violente del movimento(le squadracce)inglobandole nella Milizia Volontaria per la Sicurezza dello Stato,un corpo che sarebbe poi entrato a far parte dell’esercito. Così facendo in pratica legalizzò lo squadrismo. Un altro provvedimento fu la soppressione del sistema elettivo delle amministrazioni comunali(1926). I sindaci furono sostituiti da podestà nominati dal partito in base a criteri politici. Sempre del 1926 furono anche la promulgazione delle”leggi fascistissime”,che,ad esempio, includevano la reintroduzione della pena di morte e l’istituzione di un Tribunale Speciale(per inquisire e eliminare gli oppositori del fascio)e la fondazione dell’Ovra(Organizzazione per la vigilanza e la repressione dell’antifascismo). Fu inoltre imposto il confino per chiunque fosse anche solo sospettato di antifascismo(N.B.:essere esiliati non significava salvarsi dalle persecuzioni fasciste;si pensi alla tragica fine di Carlo Rosselli,ucciso in Francia da sicari fascisti con suo fratello Nello per aver creato un movimento antifascista chiamato Giustizia e Libertà)o di pederastia. Venne inoltre attuata una forte censura nei confronti degli organi di stampa a cura della polizia prima e,a partire dal 1937,dal Ministero della Cultura Popolare. Alla censura fu affiancata la creazione di una martellante propaganda,al fine di indottrinare il popolo(si pensi ai discorsi pubblici di Mussolini e alle massime studiate dalla propaganda del fascio,ad esempio”Credere,Obbedire,Combattere”e”A Fiume si poteva …”,che avevano lo scopo di creare un forte senso di appartenenza alla nazione sotto il fascismo negli Italiani). Determinante a tal proposito fu il lavaggio del cervello attuato sui giovani tramite l’introduzione del testo unico di storia(che doveva esaltare l’operato di Mussolini)e la creazione di organizzazioni paramilitari giovanili(tra tutte si ricorda l’Opera nazionale Balilla,o Onb). Divenne inoltre necessario avere la tessera del partito fascista per poter avere un impiego pubblico. Mussolini iniziò anche a farsi chiamare Duce(dal latino DVX)per sottolineare il richiamo alla grandezza dell’antica Roma.Il richiamo alla civiltà antica era già intuibile dal simbolo stesso del fascismo,il fascio littorio. Del 1928 fu la nuova legge elettorale a la lista unica,che prevedeva una sola scheda(quella fascista)su cui si poteva segnare”SI”oppure(a proprio rischio e pericolo data la non segretezza del voto)”NO”.Proprio grazie alle intimidazioni dei fascisti,i risultati delle elezioni del 24 Marzo 1928 videro il Pnf trionfare con 8.506.576 a favore,contro 136.198 contro(elezioni plebiscitarie).Nel 1938 venne sciolta la Camera,che fu sostituita dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
Queste furono le norme che il Duce attuò per consolidare il suo potere e per controllare il popolo,ma egli dovette far fronte anche ad un altro problema,la nascita di diverse correnti di pensiero all’interno del suo partito,correnti contrastanti le une con le altre e tutte quante contrastanti il suo pensiero.
Bisogna precisare che nel partito fascista nacquero tre correnti principali:
-Corrente conservatrice:riteneva che il partito avesse ormai raggiunto la sua realizzazione e che dovesse solo amministrarsi ed evitare ribaltamenti di potere(immobilismo politico e gerarchizzazione esasperata dello stato)
-Corrente”rivoluzionaria”moderata:mirava,una volta affermata la dittatura,a perseguire una politica più aperta alle esigenze sociali e a ridurre l’uso di mezzi eccezionali(corrente fascista mitizzata)
-Corrente”rivoluzionaria”intransigente:riteneva che la rivoluzione fascista non fosse ancora conclusa e mirava ad una ulteriore e radicale fascistizzazione dello stato
Mussolini riteneva che i conservatori screditassero il partito con il loro immobilismo,non accettava di moderare il proprio potere e vedeva gli intransigenti come pericolosi poiché facinorosi:fu così che decise di epurare il partito dagli esponenti di ciascuna di queste correnti.

7)L’attività antifascista

Nonostante le intimidazioni del regime non mancarono tentativi di attività antifascista,si pensi,come già detto,alla fondazione del movimento clandestino Giustizia e Libertà,ad opera di Carlo Rosselli(in seguito assassinato),all’attentato ordito contro Mussolini da parte(si pensa)di un ragazzo di nome Anteo Zamboni,immediatamente trucidato dalle camicie nere,al volo di Giovanni Bassanesi su Milano con tanto di lancio di volantini antifascisti e all’antifascismo intellettuale,ad opera di alcuni filosofi come Benedetto Croce,che scrisse(in risposta al”Manifesto degli intellettuali fascisti”che affermava l’esistenza di tre razze;ariana,ebrea e di colore)il”Manifesto degli intellettuali antifascisti”,pubblicato il 1 Maggio 1925. Degni di nota sono anche Gaetano Salvemini e Gaetano De Sanctis,professori universitari che rifiutarono la cattedra pur di non giurare fedeltà al Duce.

8)La politica del regime fascista

Dopo aver esaminato gli aspetti più duri e repressivi del regime,vediamo ora come questo si è comportato in politica interna ed estera:
-Politica interna: la politica interna del fascismo si può riassumere lungo due direttrici fondamentali;l’intervento nell’economia italiana e il tentativo di tessere rapporti duraturi e vantaggiosi con la Chiesa.
1)Direttrice economica:i primi anni del fascismo furono caratterizzate dal liberismo economico,che fu adottato dal ministro delle finanze del fascio Alberto De Stefani,il quale,accortosi della ripresa economica che iniziò a partire dal 1922,decise di abolire diverse tasse doganali per dare più libertà agli scambi economici. Già nel 1925 tuttavia il liberismo fu abbandonato a favore di una politica economica detta dirigismo,adottato dal nuovo ministro della finanza Giuseppe Volpi. Il dirigismo consistette essenzialmente in un diretto controllo dello Stato sull’economia nazionale. Nel 1926,vi fu la stesura del Codice Rocco,che di fatto represse i sindacati e privò gli operai del diritto di sciopero. In questo modo il fascio impose la sua autorità sui lavoratori che non avevano più organi attraverso i quali avanzare richieste a loro favore. A questo punto Mussolini,che aveva privato i lavoratori della possibilità di protestare,introdusse una nuova ideologia che fu detta corporativa,in base alla quale lo Stato stesso organizzava e coordinava il lavoro su scala nazionale in una prospettiva interclassista,secondo la quale i diritti del singolo non potevano osteggiare il progresso collettivo(con questa mossa il Duce si assicurò la simpatia dei capitalisti).Nacquero dunque le corporazioni,organi statali che disciplinavano le forze produttive e conciliavano eventuali dissidi tra capitalisti e lavoratori. Ogni settore aveva la sua corporazione(es:corporazione dei cereali,dell’abbigliamento ecc).Il principio corporativo mirava a raggiungere una totale collaborazione tra le classi più povere e quelle più benestanti(in sostituzione alle lotte di classe sindacali),sotto il vigile controllo dello Stato. A suggellare la collaborazione di classe fu la pubblicazione della Carta del lavoro(1927).Il dirigismo economico portò alla rivalutazione della lira(che Mussolini voleva difendere)con la cosiddetta”Quota Novanta”,introdotta con una legge il 21 Dicembre 1927. Tale rivalutazione,che portò la lira al rapporto 1-90 con la sterlina nei cambi monetari,si rivelò svantaggiosa per le industrie medio-piccole che trovarono più difficoltà nell’esportare i loro prodotti. Venne così a crearsi un ristagno economico. Tale svantaggio non lo ebbero le grandi industrie,che erano più propense ad importare i prodotti e che furono avvantaggiate da una moneta più forte. Degno di nota fu l’intervento dello Stato in seguito alla crisi economica del 1929. Esso infatti creò l’Istituto Mobiliare Italiano(Imi)con il quale lo stato stesso si impegnò a stanziare fondi per le imprese in procinto di fallimento. Con la creazione dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale(Iri)lo stato acquistò anche parte dei pacchetti azionari di alcune industrie,nonché il controllo della Banca commerciale,del Credito commerciale e della Banca di Roma,che divennero a partecipazione statale. Il sistema dirigistico arrivò ad esasperarsi dopo il 1937,quando si trasformò in autarchia(ovvero una politica di totale auto sostentamento). Eclatanti esempi di questo spirito autarchico furono le innumerevoli”battaglie”che il Duce volle intraprendere,tra cui ricordiamo quella del grano(per lo sviluppo dell’industria cerealicola),della palude(per trasformare zone malsane in campi coltivabili e edificabili),quella demografica(per incrementare il numero di nascite e avere più giovani richiamabili alle armi).Il fascismo promosse anche molti lavori di pubblica utilità(strade,ponti,acquedotti ecc).
2)direttrice ecclesiastica:Mussolini,che pure non vedeva la Chiesa di buon occhio,capì che era fondamentale per il fascismo trovare un accordo con essa. Ecco allora che l’11 Febbraio 1929 il Duce e il cardinale Pietro Gasparri siglarono i famosi”Patti Lateranensi”,che portarono molti vantaggi alla Chiesa,la quale ricevette un indennizzo per i danni subiti nel 1870,si vide assegnare un piccolo terreno all’interno di Roma comprendente San Pietro che diventò lo Stato Vaticano. La religione cattolica divenne religione nazionale e fu introdotta a scuola come materia di studio. I sacerdoti infine furono esentati dal servizio militare. A fronte di tutte queste concessioni,lo Stato vide riconosciuta Roma come capitale del Regno d’Italia con la promessa che la chiesa non avrebbe interferito in ambito extraclericale. Nel 1931 vi fu una breve tensione Stato-Chiesa dovuto allo scioglimento da parte del Duce dei circoli di gioventù cattolica.
-Politica estera:la politica estera fascista durante i primi anni di governo (1922-1926)fu una politica distensiva ad opera del Ministro degli Esteri Salvatore Contarini,che mirava a non creare tensioni con le grandi potenze europee(Francia e Inghilterra)al fine di consolidare il potere del fascismo all’interno dell’Italia. Grazie a questa politica”pacifista”l’Italia fascista riuscì a tessere buoni rapporti con l’Inghilterra,ma non con la Francia,che non voleva concedere alla penisola la possibilità di accaparrarsi colonie in Africa,dal momento che Contarini aveva pacatamente richiesto all’Inghilterra una revisione del trattato di Versailles.La politica del fascismo era destinata a cambiare in seguito al Patto di Locarno(5-16 Ottobre 1925)il quale,entrato in vigore nel 1926,definiva con precisione i confini occidentali della Germania,ma non quelli orientali. Fu così che,dimesso Contarini ed eletto Dino Grandi sottosegretario agli Esteri,Mussolini decise di tralasciare il rispetto(fino ad allora ferreo)del trattato di Versailles stipulando una serie di trattati d’amicizia con diversi paesi dell’area balcanica(Albania,Ungheria,Romania,Bulgaria),al fine di esercitare un’influenza(seppure indiretta)su quelle zone. Di questo periodo è anche la presa di distacco dalla Germania,temuta dal Duce per la sua voglia di vendetta contro il resto d’Europa.Nel 1929 Dino Grandi sarà chiamato da Mussolini a ricoprire l’incarico di Ministro degli Esteri e cercherà di mantenere(nonostante la trasgressione Italiana al trattato di Versailles)un buon rapporto con Francia e Inghilterra.Di fatto non riuscì nel suo intento poiché i francesi e gli inglesi tornarono a praticare una politica di avvicinamento reciproco,tagliando l’Italia fuori dai giochi. Mussolini,deluso dall’operato di Grandi,lo fece dimettere e assunse personalmente la carica di Ministro degli Esteri(1932).Nonostante la posizione antigermanica(nel 1935 Mussolini fece riarmare il fronte di Stresa per paura della Germania),il Duce assunse via via un atteggiamento”revisionista”nei confronti del trattato de Versailles,che però inglesi e francesi non intendevano ritrattare. Ebbe inizio così un progressivo allontanamento politico della penisola da Francia e Inghilterra.Sotto il diretto controllo del Duce,Italia intraprese una politica imperialistica,che si concretizzò nel 1935 con una guerra contro l’Etiopia,attaccata in quanto unico territorio africano libero dall’influenza delle altre nazioni europee. Inoltre,l’Etiopia era vicina alla Somalia italiana e per questo la sua conquista(ottenuta dai nostri soldati anche con l’ausilio di gas asfissianti),avvenuta in seguito alla vittoria dell’esercito italiano ad Addis Abeba il 5 Maggio 1936,consentì a Mussolini di proclamare la nascita del tanto agognato Impero. La nuova conquista italiana non era però piaciuta a Francia e Inghilterra(già contrariate dai trattati di amicizia stipulati dall’Italia con alcuni paesi balcanici)e la stessa Società delle Nazioni aveva punito con una sanzione economica l’Italia Mussoliniana,che di fatto si trovò isolata dalle grandi potenze dell’Ovest europeo. In seguito alla campagna Etiope dunque il Duce avvicinò sempre più la sua politica a quella di Hitler,che era a sua volta mal visto dal resto d’Europa e la cui Germania aveva subito,come l’Italia,gravi ingiustizie ad opera del trattato di Versailles.Il 24 Ottobre 1936 la Germania nazista riconobbe all’Italia il suo Impero e il giorno dopo il ministro degli esteri fascista Galeazzo Ciano siglò i”protocolli di Berlino” con l’omonimo ministro tedesco Von Neurath.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email