La “vittoria mutilata”

Il Patto di Londra aveva garantito all'Italia l'annessione della Dalmazia, di Trento, Trieste e Fiume, ma si parlò di “vittoria mutilata” proprio perché l'Italia, alla fine del conflitto, non ricevette i territori promessi.
Nella trattativa di Versailles del 18 gennaio 1919 la delegazione italiana guidata da Vittorio Emanuele Orlando, allora presidente del Consiglio, e da Sidney Sonnino allora ministro degli Esteri, e mantenne un atteggiamento ambiguo. Infatti il 24 aprile l'Italia abbandonò i lavori contro il presidente Wilson, che voleva favorire la formazione dello stato jugoslavo.
Sotto il governo di Francesco Saverio Nitti (liberale democratico), D'Annunzio guidò l'occupazione di Fiume nel settembre del 1919. Giolitti fu richiamato al governo nel 1920, e il 12 novembre del 1920 firmò il trattato di Rapalllo, per cui la Jugoslavia ottenne la Dalmazia tranne Zara e all'Italia fu concessa l'Istria, sebbene Fiume divenne uno stato libero e indipendente tutelato dalla Società delle Nazioni (organo simile al corrente ONU).

Situazione sociale e nuovi partiti del dopoguerra

Le vittime della crisi del dopoguerra facevano parte della piccola e media borghesia, dei proprietari terrieri, ma soprattutto erano reduci di guerra. Anche i contadini erano scontenti in quanto in tempo di guerra gli era stata promessa “terra da coltivare”. Con la crescita della grande industria (settore secondario) la ricchezza era andata in mano a pochi speculatori. La riconversione della produzione creò disoccupazione. Si inasprirono le lotte sociali (CGL-CIL) ed aumentarono gli scioperi, tra cui quelli bianchi. Molti terreni non utilizzati furono occupati da parte di Federterra, con un atteggiamento simile al bolscevismo bianco. Grazie alle proteste vennero ottenuti aumenti salariali, una parziale ridistribuzione delle terre occupate, e la riduzione della giornata lavorativa a otto ore.

Il 18 gennaio 1919 Don Luigi Sturzo fondò il Partito Popolare Italiano (PPI) grazie al quale i cattolici vennero per la prima volta coinvolti direttamente nella vita politica italiana. Presero parte a questo partito anche i proprietari terrieri e parte della società di massa, con lo scopo di attuare riforme sociali in modo pacifico. Sebbene si può pensare che fossero vicini al pensiero socialista, gli aderenti a questo partito andavano contro i socialisti per quanto riguarda la critica alla proprietà privata e lo scontro tra classi. Don Luigi Sturzo puntava all' aconfessionalismo ovvero alla distinzione tra appartenenza ecclesiale ed adesione elettorale. I pilastri del partito erano quindi la laicità, il non confessionalismo (no alla religione di stato), la costituzionalità, e il non classismo del partito.

Oltre alla nascita di questo importante partito, il 1919 è importante per la nascita del movimento dei Fasci di combattimento iniziato da Benito Mussolini il 23 marzo a Milano. Il movimento puntava a radicali riforme sociali, ed inizialmente era di respiro di sinistra, e senza largo consenso da parte dell'opinione pubblica. Il manifesto politico fu il programma di San Sepolcro e citava come obiettivi il minimo salariale, la riduzione della giornata lavorativa a otto ore, la gestione delle imprese estesa anche ai lavoratori, il veto alle donne e le imposte progressive sul capitale (ovvero tasse a seconda del patrimonio), Il 5 aprile 1919 i Fasci bruciarono la sede dell'Avanti, il giornale socialista di cui Benito Mussolini era stato direttore.

Il Biennio Rosso (1919-20)

Il Biennio Rosso in Italia fu un periodo di scioperi e lotte sociali che furono alla base della prossima nascita del fascismo in Italia. Le elezioni del novembre 1918 cambiarono il quadro politico europeo in quanto fu utilizzato per la prima volta il sistema proporzionale, voluto da socialisti e popolari, invece che quello maggioritario/uninominale. Il partito socialista ebbe il massimo dei voti e fu seguito dal Partito Popolare. I gruppi liberal-democratici subirono un calo nelle preferenze. Il paese perse stabilità a causa di queste frammentazioni politiche; infatti anche il PSI rifiutò collaborazioni con governi “borghesi”. Solo liberali e popolari si unirono fino alla nascita del fascismo. Ci fu un'ondata di scioperi e occupazioni di fabbriche (FIOM=Federazione Italiana Operai Metalmeccanici) che portarono alla chiusura di degli stabilimenti industriali da parte degli industriali. I sindacati rossi si misero a capo delle proteste mentre i sindacati cattolici ne rimasero fuori a causa della poca organizzazione. I consigli di fabbrica, che imitavano i soviet di Pietrogrado della Rivoluzione Russa, furono uno degli strumenti rivoluzionari pacifici utilizzati in questo periodo, definito “Biennio Rosso”.

Nel giugno del 1920 Giovanni Giolitti più volte presidente del Consiglio tornò al governo sostituendo Nitti che aveva dato le dimissioni. Giolitti come in passato adottò un atteggiamento neutrale, non riponendo comunque fiducia nelle occupazioni delle fabbriche. Nella sinistra degli anni Venti ci fu una netta divisione tra massimalisti, guidati da Serrati e che pensavano di adottare la Rivoluzione Russa come modello, e riformisti, guidati da Turati, che rifiutavano il metodo rivoluzionario senza però affermare la propria linea d'azione. Al Congresso di Livorno di gennaio del 1921 Lenin chiese di escludere i riformisti dal Comintern, ma i massimalisti si rifiutarono. Gramsci e Bordiga si staccarono dal partito socialista e formarono il Partito Comunista d'Italia, ispirato al modello sovietico formato quindi da rivoluzionari professionali.

In Val Padana ed in Puglia le leghe socialiste e cattoliche, ovvero cooperazioni agricole, avevano ottenuto miglioramenti salariali migliori di quelli degli operai delle fabbriche. Ma anche nelle cooperazioni agricole c'erano nette divisioni. Infatti i salariati puntavano alla socializzazione della terra, mentre i mezzadri ed i piccoli affittuari aspiravano a diventare proprietari terrieri. Il 2 novembre del 1920 l'eccidio di Bologna, successivo alla vittoria dei socialisti alle elezioni amministrative, portò alla nascita del fascismo agrario. Vennero quindi costituite formazioni paramilitari ovvero squadre d'azione (squadrismo) che colpirono i socialisti e le organizzazioni contadine. Lo squadrismo raccolse ex-combattenti, giovani e piccoli borghesi e rispetto a questo fenomeno la classe dirigente fu spesso neutrale o favorevole e le forze dell'ordine indifferenti. Questo è stato causato dall'incapacità del governo, dal desiderio di far risolvere le lotte sociali e dalla sottovalutazione del movimento fascista: questo portò all'aumento del consenso dello squadrismo.

Le elezioni del 1921 e la marcia su Roma

Nel 1921 Giolitti indisse delle elezioni accettando le liste comuni, o blocchi nazionali (in questo caso composti da liberali, gruppi di centro e fascisti), poi dimettendosi lasciando il posto a Ivanoe Bonomi, ex-socialista. Al Congresso dei Fasci del novembre 1921, Mussolini trasforma il movimento dei Fasci in Partito Nazionale Fascista (PNF), entrando definitivamente nella scena politica. Dopo Bonomi Luigi Facta divenne presidente del Consiglio, appoggiato da liberali e popolari, ma il governo rimase instabile avendo una bassa determinazione. Inoltre la divisione delle forze politiche di maggioranza mussoliniana si dichiarò favorevole alla monarchia, puntando al liberismo economico, ed attaccò il PPI di bolscevismo bianco pericoloso per le campagna. Il 24 ottobre del 1922 Mussolini raduna le camicie nere a Napoli. Facta chiese al re Vittorio Emanuele II lo stato d'assedio ma egli rifiutò. Così le camicie nere si recarono a Roma per la marcia del 28 ottobre. Il 30 ottobre il re incarica Mussolini di creare un nuovo governo. La fase legalitaria del fascismo andò dal 1922 al 1924 e preparò all'instaurazione della dittatura vera e propria. Il fascismo costrinse le cooperative rosse all'estinzione, pose limiti alla libertà sindacale e rivalutò la lira con misure economiche. Nacque la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e venne anche legalizzato di fatto lo squadrismo trasformandolo in forza armata del regime. Nel 1923 il fascismo perse al governo l'appoggio dei popolari. In questo periodo di stallo l'atteggiamento di Mussolini fu sia moderato e quindi attento ai problemi sociali, che minaccioso condannando una possibile rivoluzione. La Francia e l'Inghilterra appoggiarono Mussolini contro il comunismo, mentre l'antifascista Giovanni Amendola fu bastonato dalle squadre d'azione e don Giovanni Minzoni fu ucciso, sempre dalle squadre d'azione.

La fase “legalitaria” del Fascismo

Molti furono i provvedimenti varati da Mussolini prima del 1924, tra cui la riforma della scuola del 1923 (Riforma Giovanni Gentile); la legge Acerbo, sempre del 1923, che riportò all'adozione del sistema elettorale maggioritario. Il 30 maggio del 1924 il segretario del Partito Socialista Giacomo Matteotti denunciò brogli e violenze delle squadre fasciste presso i seggi elettorali ed il 10 giugno fu rapito ed ucciso a Roma. Si può considerare questo evento come l'inizio della dittatura fascista. La popolarità di Mussolini crollò dopo questo delitto ma la debolezza della frammentata opposizione non permise a quest'ultime di approfittarne. Il Partito Comunista proprio in questo periodo non partecipò ai lavori parlamentari, ma si riunì separatamente, perché chiedevano il ripristino della legalità e l'abolizione della Milizia fascista. Questo fatto è conosciuto come “Secessione dell'Aventino”. Fu influente il non intervento sulla questione da parte del re.
Nel gennaio del 1925 Mussolini gettò le basi della dittatura ed iniziò un'ondata di arresti di oppositori e di restrizioni agli organi di stampa.
Le leggi fascistissime del 1925, riguardarono modifiche alle istituzioni amministrative ed allo stato di diritto. Al posto del sindaco venne inserito un podestà, fu data maggiore importanza al ruolo della polizia segreta (OVRA=opera di vigilanza per la Repressione Antifascista), e fu istituito un Tribunale speciale per la sicurezza dello Stato.
Il Gran Consiglio del Fascismo riunitosi nel 1928 ricevette il compito di preparare una lista unica di candidati. Fu istituito l'obbligo di possesso della carta del partito per ottenere posti nell'amministrazione pubblica o per conquistare promozioni e privilegi. Vennero create organizzazioni che riunivano italiani di tutte le età, come l'Opera Nazionale Dopolavoro, il Comitato Olimpico Nazionale (CONI), i Fasci giovanili, i Gruppi Universitari Fascisti (GUF), l'Opera Nazionale Balilla (ONB). Nel 1927 venne invece fondato l'Istituto Luce ed istituito l'obbligo per le sale cinematografiche di proiettare video di propaganda fascista. Nel 1937 venne infine istituito il Ministero della Cultura Popolare (MINCULPOP).

Con i Patti Lateranensi i cui lavori si tennero dal 1926 al 1929 si arrivò ad un trattato internazionale che pattuì il riconoscimento dello Stato Italiano e della sua capitale da parte della Chiesa. Il Papa fu entusiasta del raggiungimento mentre Don Luigi Sturzo si oppose, e nel 1931 il regime cercò di distogliere l'Azione Cattolica dal compito di educare i giovani, senza però riuscirci.

Tra il 1922 e il 1925 l'economia fu guidata in modo liberista mentre dal 1926 si adottò un atteggiamento protezionista. Si puntò all'autarchia ed in questo periodo venne attuata la campagna propagandistica della “battaglia del grano” (con aumento delle tasse di importazione dei cereali) con azioni di bonifica delle zone paludose dell'Agro Pontino nel 1918.
Nel 1927 fu enunciato sulla Carta del Lavoro l'introduzione dell'ordinamento corporativo (corporativismo) per cui tutti i settori produttivi avrebbero dovuto organizzarsi in corporazioni (con un evidente vantaggio per gli imprenditori).

La conquista dell'Etiopia

Tra il 1934 e il 1936 l'Etiopia venne conquistata per allargare le già presenti colonie (Libia, Eritrea, Somalia), e per questo l'Italia fu condannata e punita dalla Società delle Nazioni. Mussolini assunse però un comportamento vittimistico, sapendo che avrebbe appoggiato la sua propaganda, ed infatti egli poté godere di un maggiore successo dopo questo periodo. Vittorio Emanuele viene, il 9 maggio del 1936, nominato imperatore d'Etiopia, e le sanzioni della Società delle Nazioni vengono ritirate, mentre la Francia e l'Inghilterra riconobbero l'Impero italiano d'Africa.

Verso la dittatura

L'impresa coloniale era stata appoggiata anche dalla Germania, con cui venne stipulato un accordo nell'ottobre del 1936, conosciuto come “Asse Roma-Berlino”. Furono attuate le prime leggi razziali tedesche nel 1935 e conseguentemente in Italia nel 1938 (in Italia però suscitarono perplessità nell'opinione pubblica e condanne da parte della Chiesa cattolica): il fascismo si trovò nuovamente indebolito e questo fu uno dei motivi alla base della II guerra mondiale.
Nel 1926 fu emanato il reato di opposizione al fascismo e molti furono gli emigrati politici, come Saverio Nitti ex-presidente del Consiglio. Benedetto Croce fu invece un filosofo che per la sua notorietà europea non fu punito dal regime, per non rovinare l'immagine internazionale del fascismo.
Gli immigrati italiani si riunirono a Parigi nel 1929 nel movimento antifascista “Giustizia e libertà”; alcuni dei membri erano Carlo e Nello Rosselli (fratelli uccisi nel 1937 da sicari fascisti), Emilio Lussu ed Ernesto Rossi ed il partito nacque per volere di Gaetano Salvemini e Piero Gobetti. La rete di opposizione al fascismo non fu abbastanza forte per le divisioni interne tra comunisti e socialisti e liberaldemocratici, e solo nel 1934 il Comintern invitò tutte le forze comuniste ad unirsi per sconfiggere il fascismo. La Concentrazione Antifascista fu fondata a Parigi nel 1927 da esuli italiani con lo scopo di organizzare un'efficiente propaganda contro il fascismo, mentre anche Saragat, Turati, Nenni, Donati e Gaspari emigrarono, soprattutto in Francia. Questi movimenti sebbene non ebbero grande effetto sul corso degli eventi, furono alla base della resistenza armata contro il nazifascismo nato l'8 settembre del 1943.

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