kispy di kispy
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La fine della guerra vede l’Italia in una grave condizione economica e lacerata dai contrasti sociali. La guerra, anche se vinta, aveva comunque provocato un dispendio di capitali e un grosso calo della produzione agricola per l’assenza di forza lavoro. Si va così verso il crollo della finanza pubblica, la svalutazione della lira e l’aumento del carovita. I reduci si trovano nella morsa della disoccupazione e nella sfiducia in uno Stato che, venendo meno alle promesse fatte, non merita alcun sacrificio. Inoltre non manca la polemica dei nazionalisti che, delusi dalla Conferenza di Parigi, vogliono una rivincita sull’umiliante trattamento riservato all’Italia. Ad alimentare il tutto sono gli scioperi dei contadini, delle classi operaie che chiedono un adeguamento dei salari e della borghesia colpita dall’inflazione e aumento delle tasse. Si vive così il biennio rosso (1919-20) caratterizzato dalla convinzione di una prossima e vicina rivoluzione socialista. Grandi scioperi si verificano nel 1919, dove il governo risponde con la repressione. Poi si passa all’occupazione delle fabbriche. Sono gli operai della FIAT che nel 1920, vedendosi negare l’aumento del salario, occupano le sedi e quindi si ricorre alla serrata, cioè la chiusura degli stabilimenti. Con Giovanni Giolitti, però, ritornato al potere dopo Francesco Saverio Nitti, si diede la fiducia in un esaurimento spontaneo della protesta. Ma, di base, la classe operaia era stata lasciata priva di direttive dal partito socialista, che intanto viveva una crisi interna. Questo era diviso in due tronchi: da una parte i riformisti, che auspicavano un rinnovo della società attraverso le riforme; dall’altra i rivoluzionari o massimalisti che guardavano ad una trasformazione sociale attraverso una rivoluzione. Questa lite indebolì il partito ed ancor più quando, nel Congresso di Livorno del 1921, l’ala rivoluzionaria guidata da Antonio Gramsci, esce dal partito e da vita al partito comunista italiano. Avanzavano i partiti di massa, quello socialista e quello cattolico (partito popolare ad opera di don Luigi Sturzo). Ma in questo clima si affermò anche un nuovo movimento politico: il fascismo.

I fattori che contraddistinguono la debolezza dello Stato liberale erano due: da un lato una parte di popolazione che non ha mai superato il rapporto di conflittualità con lo Stato e dall’altro una classe dirigente che insegue soluzioni e teorie politiche. Già nel biennio rosso si erano contraddistinti i cosiddetti Fasci di combattimento, movimento che fa capo a Benito Mussolini e che si muove sulla scena politica a seconda delle opportunità del momento. Nel 1920 le squadre fasciste organizzarono le prime aggressioni armate contro le sedi del partito socialista. Di fronte a questi episodi di violenza, le forze armate non intervennero mai con convinzione e tempestività: i fascisti conquistarono la complicità di prefetti e carabinieri! In campo parlamentare i liberali promossero un’alleanza elettorale con i fascisti per andare contro gli esponenti di sinistra. Ma lo scrutinio sentenzia ben 35 deputati fascisti nel Parlamento italiano, tra cui Benito Mussolini.
Il risultato delle elezioni provoca le dimissioni di Giolitti; chiamati a sostituirlo furono Ivanoe Bonomi e subito dopo Luigi Facta, dotati però di scarsa autorità. Intanto Mussolini dichiarò di voler arrivare con ogni mezzo al governo del paese. Le varie incertezze della situazione politica italiana offrirono a Mussolini l’occasione per rovesciare lo Stato liberale. E così fu. Le squadre fasciste, nel 1922, marciarono verso Roma. Il capo del governo, Facta, intimò al re Vittorio Emanuele III lo stato d’assedio ma quest’ultimo, ignorandolo del tutto e compiendo un vero e proprio colpo di stato, convocò Mussolini e lo incaricò di formare il nuovo governo. L’ascesa del fascismo portò allo Stato italiano a subire una dittatura ventennale. Fascismo fu sinonimo di trasformismo. Lo stesso Mussolini passò: dal neutralismo all’interventismo, dal favorire i lavoratori per poi passare dalla parte degli industriali e agrari, dalla parte della Repubblica alla parte della monarchia! Ciò che potenziò il fascismo fu pure l’esercito, che lo guardava con simpatia e ritrovava la volontà militare di un governo forte e le divisioni dei partiti di massa, che non colsero subito il pericolo derivante dal fascismo e non si coalizzarono per contrastarlo.
Mussolini continuò l’avanzata e forte in parlamento di soli 35 deputati fascisti, chiamò al suo governo anche liberali e socialdemocratici. Alle elezioni del 1924 si presentò con un listone nazionale e i risultati dimostrarono che il capo del fascismo aveva dietro di sé la maggioranza del popolo italiano. Vi riuscì con violenze e intimidazioni delle squadre fasciste, con gli arresti e col bavaglio posto ai giornali d’opposizione. Il deputato socialista Giacomo Matteotti fu l’unico a denunziare le violenze nel corso della campagna elettorale. Dopo pochi giorni fu rapito e ritrovato ucciso. Questa è la risposta del regime ai suoi oppositori. Il re continuò ad appoggiare Mussolini e le opposizioni si limitarono alla sola propaganda antifascista. Rafforzato da ciò, il capo del fascismo, in un discorso alla Camera del 1925, preannunziò la soppressione delle libertà costituzionali e l’instaurazione della dittatura, tra gli applausi della maggioranza. Ora il DUCE è il capo di uno Stato totalitario con una dittatura che dirige tutte le attività cittadine. Sono sciolti, inoltre, i sindacati contrari al fascismo e le elezioni diventano praticamente inutili. Il Gran Consiglio del Fascismo è presieduto da duce ed è l’organo che sceglie i candidati alla Camera (il Senato è sempre di nomina regia). La Camera non vota più le leggi o esprime la maggioranza, ma collabora solo col governo. Le voci contrarie al fascismo sono soffocate dalla polizia politica segreta ed il Tribunale Speciale attribuisce pene a tuti gli avversari politici. L’Opera Nazionale Dopolavoro cura le iniziative culturali, sportive e professionali. I sindaci sono sostituiti dai podestà e il saluto romano, la camicia nera, il fascio littorio e l’inno fascista “Giovinezza” sono i simboli della dittatura. I bambini di 4 anni sono detti i Figli della Lupa, quelli tra 8 e 13 anni i Balilla, quelli tra 13 e 17 anni Avanguardisti e quelli tra 17 e 21 anni i Giovani Fascisti. La tessera del Partito Fascista è l’elemento essenziale per trovare lavoro. Inoltre la propaganda imperversa da tutte le parti e gli esponenti antifascisti più in vista, come Gramsci, Turati, don Luigi Sturzo ecc. sono messi a tacere.
Ad avvantaggiarsi di questa politica sono gli agrari e industriali. I sindacati sono sostituiti dalle corporazioni, con l’impegno di non lottare fra loro operai e industriali, ma operare per gli interessi della nazione. Nel 1927 è approvata la Carta del Lavoro che regolamenta i rapporti tra le classi. In campo economico è attuata la politica autarchica, cioè dell’autosufficienza. Per far ciò gli italiani sono chiamati alla raccolta di rottami e oro per non importare materie prime dall’estero. Poi si dà vigore: alla battaglia del grano, per imporre agli agrari di produrre grano sufficiente alla nazione; alla battaglia della palude, per risanare le zone paludose e infine alla battaglia demografica, per favorire l’aumento della popolazione introducendo anche una tassa sul celibato. Si ricostruiscono inoltre ponti e strade, acquedotti e porti, stadi, ferrovie e case. Per combattere la disoccupazione si da vita all’ I.R.I. (istituto per la ricostruzione industriale). Mussolini poi, per fortificare il suo regime, riprende i rapporti con la Chiesa firmando nel 1929 col cardinale Pietro Gasparri i Patti Lateranensi. L’accordo garantisce il libero esercizio del potere spirituale e del culto, la sovranità del Papa sulla città del Vaticano, esonero del servizio militare dei sacerdoti, introduce l’insegnamento della religione nelle scuole. Il Papa in cambio riconosce Roma come capitale d’Italia.
In politica estera si riprende l’espansione coloniale. Mirare alle colonie è un modo per vendicare la sconfitta di Adua e annettere i territori che la pace di Parigi ha negato all’Italia. Fu così che nel 1935, il fascismo provoca la guerra d’Etiopia. Anche se il Duce aveva un patto d’amicizia con quest’ultima, parte alla sua conquista e nonostante le sanzioni economiche della Società delle Nazioni, dopo 7 mesi annuncia la fine della guerra e la proclamazione dell’Impero d’Africa Orientale Italiana. È il momento di maggior prestigio del fascismo e del suo Duce.
L’esaltazione dell’Impero Romano fu molto presente nel fascismo. Basti pensare ai fasci, centurioni, legionari e consoli; il saluto romano diventa il saluto fascista; la costruzione di grandi monumenti. Lo sport diventa fondamentale e la competizione agonistica serve a preparare alla guerra e rafforzare lo spirito nazionalistico. Le prime vittorie arrivano dai mondiali di calcio del 1934 e 1938, dal pugile Primo Carnera e dalle corse automobilistiche di Nuvolari. Nelle scuole diventa obbligatoria l’educazione fisica. Le donne sono letteralmente scoraggiate nell’intraprendere gli studi; le tasse universitarie sono raddoppiate per loro e si dimezzano i salari per quelle che lavorano. Sono, invece, incoraggiate con premi di nuzialità e natalità. Riguardo alla propaganda nasce nel 1927 l’E.I.A.R., antenato della RAI e se alcuni non possono permettersi la radio si provvede a dotare di apparecchi radio le scuole, municipi, luoghi di lavoro ecc. A Roma, infine, si inaugura Cinecittà e prima di ogni film si proiettano immagini del Duce che parla alle masse.

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