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Il regime fascista

Con la fine del Primo conflitto mondiale, all'interno della società italiana si era diffiso un grande malcontento, il Paese si ritrovò ad attraversare una complessa crisi economica, l'alta inflazione colpì le varie classi sociali, come operai e contadini e la piccola borghesia. Le condizioni che erano state stabilite per lo Stato italiano all'interno dei trattati di pace crearono le basi per delle grandi critiche, molte persone furono dell'opinione che quella italiana fosse una vittoria mutilata. Dal punto di vista politico nacquero e si affermarono nuovi soggetti di tipo politico come il partito cattolico, il partito socialista, il partito comunista, il partito fascista.
Il partito cattolico nacque nel gennaio 1919, fondato dal sacerdote Luigi Sturzo che voleva combattere l’avanzata socialista, esaltare i valore della religione e difendere la piccola e media proprietà contadina.
All’interno del partito socialista stava nascendo un gruppo diretto da Antonio Gramsci che intendeva accelerare la rivoluzione. Fu proprio questo gruppo a dividere il partito socialista in due blocchi: il partito comunista d’Italia e il partito socialista unitario.
Dal partito socialista proveniva anche Benito Mussolini, ma se ne distaccò durante la guerra. Il 23 marzo 1919 egli fondò i fasci di combattimento; il programma iniziale era repubblicano e anticlericale, con richieste democratiche (suffragio alle donne, abbassamento età pensionabile, riduzione orario di lavoro), ma si trattava in realtà di un programma falso, basato solo sul tentativo di ottenere consenso attraverso facili promesse, impossibili da mantenere. In principio il movimento fascista mantenne un ruolo marginale nella politica italiana, ma in breve tempo assunse carattere sempre più aggressivo: sorsero le squadre d’azione fasciste, contrarie al socialismo.
Nei successivi quattro anni dalla fine della guerra, si erano susseguiti sei diversi governi, perché nessuno era più riuscito a governare con maggioranze stabili. Mussolini trasformò il movimento dei fasci in Partito nazionale fascista, con un programma che esaltava la nazione e la competizione fra gli stati, proponeva la privatizzazione di molti settori gestiti dallo Stato e il divieto di sciopero negli esercizi pubblici.
Il 28 ottobre 1922 i fascisti organizzarono la marcia su Roma e il sovrano Vittorio Emanuele III si piegò i fronte alle armi e convocò Mussolini, affidandogli l’incarico di formare un nuovo ministero. Il 16 novembre Mussolini presentò il suo governo al parlamento.
Per consolidare il suo potere sottrasse autorità al parlamento limitò libertà di stampa e concesse moltissimo alla Chiesa cattolica. Una nuova legge elettorale attribuiva i due terzi dei seggi in Parlamento alla lista che otteneva il maggior numero di voti. La vittoria fu del <<listone>> mussoliniano. Il deputato socialista Giacomo Matteotti chiese alla Camera l’annullamento del voto, come conseguenza venne rapito e assassinato da sicari fascisti.
Il 3 gennaio 1925 Mussolini pronunciò alla Camera un discorso in cui approvò le <<leggi fascistissime>>, cioè la fine della democrazia rappresentativa. Venne così a crearsi lo Stato totalitario (Uno stato che vuole esercitare il proprio totale controllo sulla società, soffocandone ogni autonomia, abolendo ogni libertà)..
Successivamente l’Italia si trasformò definitivamente in una dittatura, appoggiata dalla monarchia e dalla Chiesa. Nel 1929 Mussolini firmò i Patti lateranensi che affermavano: la religione cattolica come religione di Stato, l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica, il matrimonio religioso come matrimonio civile. Così facendo lo Stato fascista si conciliò con la Chiesa cattolica.

[/La vita durante il periodo fascistacenter]

Alcuni storici sostengono che il consenso al fascismo fu ampio e attivo, altri invece parlano di un consenso prevalentemente passivo, basato sulla rassegnazione dei cittadini. Lo scopo di tutta l’organizzazione fascista era quello di infondere nei giovani il senso della disciplina, dell’ordine e dell’obbedienza. Ai ragazzi era impartita un’educazione militare, alle ragazze erano richieste soprattutto esibizioni ginniche. L'aspetto fisico del perfetto fascista prevedeva il volto sbarbato e il corpo asciutto, mantenuto tale da una vita attiva e sportiva. il modo di camminare doveva dare l'impressione di sicurezza. Il fascista aveva anche un proprio modo di salutare: con braccio e mano tesa in avanti. Ogni sabato, il “sabato fascista”, ci si ritrovava per fare sport.

La donna fascista ideale doveva avere un fisico prestante, essere moglie e madre di tanti figli e doveva restare a casa per dedicarsi a loro. il matrimonio con molti figli era favorito in tutti i modi perché più figli voleva dire più soldati. Tutto ciò che era straniero era visto come ostile, nemico, non patriottico, quindi tutte le parole straniere vengono sostituite da altre italiane. La polizia politica era attivissima contro gli antifascisti che venivano giudicati e condannati da un tribunale speciale. Gli Ebrei, in seguito a leggi razziali, furono perseguitati e arrestati. Molti erano costretti a prendere la via dell'esilio e molti altri hanno pagato con la vita la difesa delle proprie idee.

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