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Concetti Chiave

  • Il fascismo, fondato da Benito Mussolini nel 1919, si affermò come regime totalitario in Italia a partire dal 1922, stravolgendo le regole democratiche esistenti.
  • Con la nuova legge elettorale del 1923, il partito vincente ottenne il 66% dei seggi, permettendo ai fascisti di consolidare il loro potere attraverso intimidazioni e violenze.
  • Le "leggi fascistissime" del 1926 trasformarono l'Italia in uno stato totalitario, concentrando i poteri nel governo fascista e abolendo libertà fondamentali come quella di stampa e associazione.
  • Il regime controllava l'educazione e la cultura attraverso organizzazioni di massa e riforme scolastiche, mentre promuoveva l'autarchia economica, causando effetti negativi sul tenore di vita.
  • Nel 1929, i Patti Lateranensi sancirono un accordo tra fascismo e Chiesa cattolica, con la Chiesa che riconosceva ufficialmente lo Stato italiano in cambio di risarcimenti per la perdita di potere temporale.

Questo appunto di Storia Contemporanea riguarda un’analisi delle origini e dello sviluppo del regime fascista, di come ha influenzato politica e cultura italiana e di come, attraverso la propaganda ha diffuso i propri principi alla popolazione.
Origini e sviluppo del Fascismo in Italia articolo

Il fascismo: origini, leader, provvedimenti politici

Il Fascismo è un movimento politico italiano fondato il 23 marzo 1919, in un’adunata in Piazza S. Sepolcro, da Benito Mussolini, che resse il paese tra il 1922 e il 1943. Nel novembre del 1921, i Fasci di combattimento cambiarono nome e presero quello di Partito nazionale fascista (PNF), di cui Mussolini fu acclamato Duce, cioè “capo”. Le squadracce vennero inserite nell’organizzazione del nuovo partito, che dunque disponeva di una “forza militare privata”. Le continue violenze fasciste cominciavano a preoccupare molti liberali. Queste valutazioni spinsero Mussolini a progettare un colpo di Stato. La presa del potere fascista si realizzò il 27 ottobre del 1922, quando squadristi armati provenienti da tutta Italia puntarono su Roma. Le squadre fasciste entrarono in città e il Capo del Governo Luigi Facta si dimise. Dopo le dimissioni di Facta, il 30 ottobre il re affidò a Mussolini l’incarico di formare un nuovo Governo. Il Governo Mussolini, in cui la maggioranza dei ministri era fascista, ottenne il voto favorevole della gran parte di cattolici e liberali. Per i suoi sostenitori, il nuovo Governo aveva il merito di allontanare il pericolo di una rivoluzione socialista; inoltre, molti credevano che ora, essendo entrato a far parte delle istituzioni del Paese, Mussolini avrebbe cambiato atteggiamento e si sarebbe dimostrato più rispettoso della legalità. Non tutti compresero che ciò che era avvenuto non era solo un cambio di Governo, ma l’instaurazione di un regime, che avrebbe stravolto le regole democratiche dello Stato liberale. I primi atti del Governo Mussolini chiarirono ulteriormente le sue reali intenzioni: le squadre d’azione fasciste vennero trasformate in una “Milizia volontaria per la sicurezza nazionale”, cioè in un corpo militare regolare che però rimaneva fortemente legato al Partito nazionale fascista. Inoltre, venne creato il Gran Consiglio del Fascismo, un organo del Partito che però agiva anche come organo dello Stato, con la funzione di raccordo tra partito e Governo.

Il cambiamento della legge elettorale e l’omicidio Matteotti, situazione successiva

Nel 1923 venne approvata una nuova legge elettorale: il partito che avesse ottenuto più voti avrebbe avuto i 2/3 dei seggi della Camera, disponendo così in Parlamento della maggioranza assoluta.Per queste elezioni Mussolini organizzò delle liste di coalizione che ebbero l’appoggio anche di gran parte dei liberali, compreso lo stesso Giolitti. Le elezioni si svolsero il 6 aprile del 1924 in un clima di grande violenza e continue intimidazioni nei confronti dei candidati delle altre liste e degli elettori. In questo modo i fascisti ottennero il 60% dei voti. Quando la Camera venne riunita, il segretario del Partito dei socialisti riformisti, Giacomo Matteotti, denunciò le gravi violazioni alla libertà di voto e chiese l’annullamento delle elezioni. Dieci giorni dopo, Matteotti venne rapito e ucciso. A questo punto l’opposizione decise di lasciare il Parlamento, con un gesto simbolico che prese il nome di “secessione dell’Aventino”. Ma il re ancora una volta decise di non fare niente e in questo modo il Governo Mussolini, che per un attimo era sembrato in bilico, fu riconfermato e proseguì la sua opera. In seguito, in un famoso discorso alla Camera, Mussolini rivendicherà la responsabilità politica dell’omicidio: “Ebbene dichiaro qui al cospetto di questa assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano che io assumo, io solo, la responsabilità di quanto accaduto”.
Nel 1926 vennero approvate una serie di norme, le cosiddette “leggi fascistissime”, che trasformarono l’Italia da Stato liberale a Stato totalitario, in cui Stato e Partito fascisti finirono per coincidere. Con queste leggi:
  1. vennero aumentati i poteri al Capo del Governo, che assunse anche la funzione legislativa;
  2. vennero sciolti tutti i partiti e rimase solo il Partito fascista;
  3. furono proibiti gli scioperi e venne riconosciuto un solo sindacato, la Confederazione delle corporazioni (il sindacato fascista)
  4. venne istituito un Tribunale speciale per la difesa dello Stato (i cui giudici vennero scelti in gran parte tra i membri della Milizia) che poteva giudicare senza appello gli avversari politici del fascismo;
  5. vennero abolite la libertà di stampa, di parola e di associazione;
  6. venne reintrodotta la pena di morte e fu istituito il confino.
Origini e sviluppo del Fascismo in Italia articolo

I provvedimenti fascisti per la trasformazione dello stato

Il partito controllava le diverse organizzazioni di massa istituite dal regime per educare la gioventù ai valori fascisti: “I figli della lupa”, “Balilla” per inquadrare i diversi strati della società. Il fascismo operò anche cambiamenti nei riguardi della scuola, con la riforma Gentile del 1923. I principi fondamentali erano la supremazia della cultura umanistica e il carattere selettivo del sistema scolastico.
Il regime eliminò le libere associazioni sindacali e le sostituì con le corporazioni, organi statali fascistiche raggruppavano lavoratori e datori di lavoro delle diverse categorie produttive; pubblicò inoltre la carta del lavoro ispirata all’ideologia corporativa che si basava sulla collaborazioni fra le classi sociali in contrapposizione sia all’individualismo liberale che alla lotta di classe di ispirazione socialista. In campo economico il fascismo sosteneva l’autarchia, cioè l’autosufficienza della produzione nazionale, la riduzione delle importazioni e la valorizzazione delle risorse interne. . L’economia autarchica ebbe effetti negativi sul livello di vita dei cittadini, anche se contribuì, a potenziare l’industria nazionale. Dopo una fase iniziale di liberismo, si passò al protezionismo dove lo stato intervenne nell’economia introducendo un’imposta sulla circolazione dei beni di consumo e dei divieti di importazione. Inoltre ci fu la rivalutazione della lira, che Mussolini difese con ogni mezzo e venne portata a “quota 90” per rinvigorire il mercato che comportò il ristagno economico cioè un rallentamento della produzione, un aumento dei costi, un calo delle esportazioni, disoccupazioni e fallimento di imprese e impoverimento dei cedi più deboli. Per fronteggiare la crisi il regime puntò a far diventare l’Italia uno stato imprenditore allargando l’intervento diretto dello stato in campo economico creando l’IMI (istituto mobiliare italiano) nella quale lo stato concede dei fondi a favore di industrie con rischio di fallimento; l’IRI (istituto per la ricostruzione industriale).
La Chiesa aveva assistito all’ascesa del fascismo senza intervenire, non aveva protestato neppure quando erano stati sciolti tutti i partiti, e quindi anche il Partito popolare. Il fascismo cercò un accordo tra Stato e Chiesa che risolvesse una volta per tutte il contrasto che si era aperto con l’Unità d’Italia. Dopo una lunga trattativa, nel 1929 vennero firmati i Patti Lateranensi, in base ai quali: la Chiesa riconosceva ufficialmente lo Stato italiano; lo Stato italiano si impegnava a pagare al Vaticano un risarcimento per la perdita del suo potere temporale.
Per ulteriori approfondimenti sul fascismo vedi anche qua
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Domande da interrogazione

  1. Quali furono le origini del fascismo in Italia?
  2. Il fascismo fu fondato da Benito Mussolini il 23 marzo 1919 e si sviluppò in un contesto di violenze e instabilità politica, culminando nella presa del potere il 27 ottobre 1922.

  3. Come si trasformò il regime fascista dopo la presa del potere?
  4. Dopo la presa del potere, Mussolini trasformò le squadre d'azione fasciste in una milizia regolare e creò il Gran Consiglio del Fascismo, consolidando il potere del Partito nazionale fascista e avviando un regime totalitario.

  5. Quali furono le conseguenze dell'omicidio di Giacomo Matteotti?
  6. L'omicidio di Matteotti, avvenuto dopo la denuncia delle violazioni elettorali, portò alla secessione dell'Aventino da parte dell'opposizione, ma non fermò il regime fascista, che continuò a consolidare il proprio potere.

  7. Cosa comportarono le "leggi fascistissime" del 1926?
  8. Le "leggi fascistissime" trasformarono l'Italia in uno Stato totalitario, aumentando i poteri del Capo del Governo, sciogliendo tutti i partiti tranne il fascista e abolendo le libertà fondamentali come quella di stampa e di associazione.

  9. Quale ruolo ebbe la Chiesa nell'ascesa del fascismo?
  10. La Chiesa non si oppose all'ascesa del fascismo e, dopo lunghe trattative, firmò i Patti Lateranensi nel 1929, riconoscendo ufficialmente lo Stato italiano e risolvendo il conflitto con il potere temporale della Chiesa.

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