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Crisi di fine secolo e Giolitti (con riforme)

CRISI DI FINE SECOLO 1896-1901

Dopo la sconfitta di Adua in Etiopia del 1896, Crispi da le dimissioni. Si susseguono vari ministri (Rudinì, Pelloux (limita il diritto di sciopero) e Saracco (più aperto)) fino a Giolitti. Durante gli ultimi anni del 1800 in Italia si erano create molte tensioni causate da un'evoluzione del regime liberale in forme di più avanzata democrazia. Le varie tensioni esplodono nel 1898 con una manifestazione per l'aumento del prezzo del pane. Il governo (con Rudinì) rispose duramente, l'esercito scese in piazza guidato da Bava Beccaris che fece sparare tra la folla provocando un centinaio di morti (Strage di Milano; 1898: crisi di rappresentatività).

Nel 1900 il re Umberto I verrà assassinato per mano di un anarchico venuto apposta dagli Stati Uniti per vendicare le vittime del '98: Gaetano Bresci. Gli succederà il figlio Vittorio Emanuele II, molto più aperto del padre, che chiamò alla guida del governo un liberale di sinistra: Zanardelli, che affidò a Giolitti il ministero degli interni. Fecero molte riforme riguardanti il lavoro minorile e femminile. Favorirono lo sviluppo delle organizzazioni sindacali che comportarono un aumento degli scioperi e di conseguenza dei salari. Aumentarono così i progressi industriali, soprattutto nel campo siderurgico, nell'industria cotoniera, dello zucchero, chimica (Pirelli), meccanica, automobilistica (Fiat) ed elettrica.

Questo favorì l'aumento del P.I.L. (prodotto interno lordo, ricchezza prodotta da un paese in termini di beni e servizi) del 6,7%, più degli altri paesi europei in circa 10 anni. Reddito pro capite del 30%. Tutto ciò favorì ad aumentare il tenore di vita della popolazione, ma comunque c'era un'arretratezza del paese. L'analfabetizzazione persisteva (1911 era il 36%) e l'emigrazione non diminuiva anche se aumentava il reddito dei lavoratori. L'emigrazione portò comunque ricchezza al paese, grazie alle rimesse degli emigrati (cioè il denaro che mandava a casa chi emigrava) che aiutò a migliorare l'economia del paese (1900-1914 circa 2 milioni). Tutto ciò però aumentò il divario che si creava tra il nord industrializzato, e il sud dove c'era ancora molta analfabetizzazione.

Età giolittiana: 1903-1914 (c'erano le premesse, ma si attua il decollo industriale).

Indica il periodo che va dal superamento della crisi di fine secolo fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.

Giolitti attua una politica riformista liberale, cioè per lui il politico deve operare per garantire il buon funzionamento della società civile. Venne però molto criticato perchè favoriva il Nord al Sud, creando una crescente impopolarità presso l'opinione pubblica del paese (ministro della malavita). Durante il suo governo però, Giolitti attuò varie riforme, le più importanti sono:

1-La Statalizzazione delle ferrovie. In quanto i privati per paura di non ottenere l'appalto l'anno dopo, non spendevano soldi per la “manutenzione”. È quindi una spesa, ma anche una garanzia per lo Stato (1905)

2-Monopolio statale delle assicurazioni sulla vita, da cui lo stato poteva guadagnare dei soldi per migliorarlo (1912).

3-Il Suffragio universale maschile (1912). potevano quindi votare tutti i cittadini maschi che avevano 30 anni o 21 se sapevano leggere e scrivere e avevano fatto la leva.

Alla fine del 1910 nacque l'Associazione nazionalista italiana che iniziò una campagna per la conquista della Libia, appoggiata dalla finanza cattolica. E quando la Francia decise imporre il suo protettorato sul Marocco, anche l'Italia decide di far valere gli accordi presi con lei nel 1902, quando i due stati si erano “riappacificati” (guerra franco-prussiana, Triplice alleanza: Italia, Prussia, Austro-ungheria).
La guerra contro la Libia e di conseguenza contro l'impero Turco scoppiò nel 1911 e finì nel 1912 con la pace di Losanna. Ma restarono comunque dei conflitti che crearono costi che abbassarono le risorse dell'Italia (no Grande Guerra per Giolitti). La Libia però non aveva ricchezze (scatolone di sabbia) e Giolitti venne molto criticato.
Per riuscire quindi a guadagnarsi voti nell'elezione del 1913, la prima a suffragio universale maschile, Giolitti fa un patto con l'Unione Cattolica Italiana: PATTO GENTILONI. Dove appoggiava l'insegnamento privato (chiesa), l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole, l'opposizione al divorzio e il riconoscimento delle organizzazioni sindacali cattoliche.

Ma nel 1914 Giolitti diede le dimissioni, e con l'intenzione di tornare designò come suo successore Antonio Salandra (conservatore di destra). Ma non ottenne ciò che si aspettava. Era, infatti, iniziata una crisi della politica giolittiana che si dimostrò nella “settimana rossa” (manifestazioni con morti, assalti a edifici pubblici e sabotaggio a linee ferroviarie) e che finì definitivamente con la Grande Guerra a cui Giolitti si era opposto.

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