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Sinistra storica (1876 - 1900)

Riunita Roma all'italia, ebbe fine il periodo eroico del Risorgimento e la conseguente crisi psicologica non poco contribuì alla cosiddetta rivoluzione parlamentare del 18 marzo 1876 (caduta della destra e insediamento al potere della sinistra).
L'avvento della sinistra non significò però una rivoluzione nella struttura sociale e politica dello stato italiano, che sotto Agostino Depretis prima, Benedetto Cairoli poi e, infine, ancora Depretis, continuò a poggiare su basi borghesi e fu governato col sistema del trasformismo.
In politica interna, la sinistra fece sancire l'obbligo dell' istruzione elementare (legge Ceppino del 1879), abolì la tassa sul macinato e attuò una riforma fiscale (1880) e una riforma elettorale (1882); quest'ultima portò il numero degli elettori a due milioni.

Sotto il governo della sinistra si inizia pure il processo di industrializzazione dell'italia, favorito anche dalla tariffa protezionista del 1887; ma non poterono essere eliminati i problemi della miseria con il connesso incremento dell'emigrazione nè la questione meridionale nè quella sociale.
l cattolici, poi, a causa del divieto della Santa Sede di partecipare alla vita politica italiana, resero ineluttabile la pratica del trasformismo.
Le difficoltà della politica interna influenzarono non poco la stessa politica estera della sinistra; si criticò la precedente politica delle mani nette e, per uscire dall'isolamento diplomatico nel quale il paese si trovava, si concluse la Triplice alleanza con I'Austria-Ungheria e la Germania (1882; rinnovata e migliorata nel 1887). Ebbe pure inizio una politica coloniale, che portò alla costituzione della Colonia Eritrea.
Morto il Depretis la guida del governo venne assunta da Francesco Crispi: il suo primo gabinetto (1887-1891) migliorò la legislazione penale italiana (codice Zanardelli), curò il risparmio. Fallito sul nascere un tentativo di accordo con i cattolici, ricorse a repressioni poliziesche sia per fermare i progressi dell'estrema sinistra, sia per proteggere la Triplice dagli attacchi degli irredentisti.
Il triplicismo oltranzista di Crispi portò anche ad una rovinosa guerra doganale con la Francia; più fortunata fu la sua azione in Africa, ove il nuovo negus di Abissinia Menelik sottoscrisse il trattato di Uccialli.
Nel 1891 il governo Giolitti segnò una svolta liberale (costituzione del partito socialista dei lavoratori italiani nel 1892 e della Confederazione Generale del Lavoro), ma esso fu travolto dallo scandalo della Banca Romana. Ritornato al potere il Crispi (1893-1896), questi diede inizio ad una politica decisamente reazionaria (repressione dei Fasci siciliani e dei moti della Lunigiana, dichiarazione del partito socialista come illegale, eec.) e accentuò il tentativo di espansione coloniale in Abissinia, provocando il disastro di Abba Garima, presso Adua (1896). Il successore, Di Rudini, liquidò l'affare abissino con la pace di Adis Abeba e amnistiò i condannati dell'estrema sinistra; ma non per questo le forze reazionarie disarmarono (progetto di colpo di stato per l'instaurazione di un costituzionalismo di tipo germanico) e la situazione precipitò nella rivolta di Milano del 6 - 7 maggio 1898 e nella spietata repressione del generale Bava-Beccaris. Le forze liberali e democratiche del parlamento impedirono che il colpo di stato riuscisse applicando l'ostruzionismo ai progetti di legge liberticidi del nuovo presidente del consiglio, il generale Pelloux, e successivamente l'elettorato sconfessò il governo. A conclusione di tanti tragici errori si ebbe l'assassinio del re Umberto l da parte dell'anarchico Bresci (29 luglio 1900).

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