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-L’Azione di Governo di Crispi-

Nel 1887 Depretis muore.
Al suo posto, al Governo sale Francesco Crispi.
Crispi formula un programma politico basato su quattro punti fondamentali:
1. Nazionalizzazione delle Masse;
2. Riforma Istituzionale;
3. Repressione dei Conflitti Sociali;
4. Avvio di una Politica Coloniale.

Con la Sinistra, in generale, vengono attuati dei programmi per insegnare la nazione alle masse; per questo, nel 1894 vengono riformati i programmi di studio della scuola elementare per insegnare la lingua italiana, la geografia e la storia della nazione.
Inoltre, in tutte le piazze d’Italia sorgono dei monumenti a Mazzini, a Vittorio Emanuele II e a Garibaldi.

Il programma politico di Crispi prevede la conservazione del carattere laico delle istituzioni italiane, affermando la necessità che cessi il potere temporale (ossia politico) della Chiesa.

Crispi attuò anche delle riforme significative per le amministrazioni locali, come la legge comunale e provinciale del 1888, che rendeva elettiva la carica di sindaco, o il nuovo Codice Penale del 1889, che aboliva la pena di morte, o la legge di pubblica sicurezza, che da ampi poteri alla polizia per intervenire nei confronti di persone ritenute politicamente pericolose.

Da un lato queste nuove leggi hanno anche un carattere repressivo.

La prima rivolta contro il carattere repressivo dell’azione di Crispi si ha in Sicilia, dove tra il 1891 e il 1893 si formano delle associazioni politiche, chiamate ‘Fasci dei Lavoratori’, che avevano idee democratiche o socialiste.
I Fasci si diffondono rapidamente in tutta l’isola e raccolgono le adesioni di minatori, contadini e lavoratori urbani.
Essi chiedevano la modifica dei patti agrari.
Vengono poi organizzate manifestazioni per sostenere questa richiesta, che sfociano in proteste anche contro le tasse e le amministrazioni locali.
Nel gennaio 1894 Crispi decide di intervenire, proclamando lo stato di assedio nell’isola; nei mesi seguenti migliaia di persone vengono arrestate.
Sempre nel gennaio 1894 in Lunigiana scoppia un’insurrezione armata organizzata dai gruppi anarchici.
L’iniziativa vuole protestare contro la politica repressiva messa in atto in Sicilia.
Crispi allora proclama nuovamente lo stato di assedio, che porta ad una rapida e sanguinosa repressione dell’insurrezione.
Nel luglio 1894 Crispi presenta in Parlamento tre ‘leggi antianarchiche’, che servono a Crispi per attaccare il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, che viene anche fatto sciogliere.
Successivamente, i dirigenti del suddetto partito si riuniscono in un Congresso clandestico, cambiando il nome del partito in Partito Socialista Italiano.

Crispi attuò anche una forte politica coloniale per trasformare l’Italia in una delle grandi potenze mondiali.
Già prima di Crispi, nel 1882, venne acquistata la Baia di Assab dalla compagnia marittima Rubattino, che la usa come proprio scalo commerciale sul Mar Rosso.
Nel 1885 viene occupato il porto di Massaua.
Da lì gli italiani si muovono in direzione dell’Etiopia, organizzata secondo una politica di tipo feudale, considerata dagli italiani fragile e quindi pensavano che l’occupazione di questo territorio potesse essere facile, ma non fu così: a Dogali 500 soldati italiani vengono massacrati dagli etiopi.
Crispi, che sale al governo alcuni mesi dopo il disastro di Dogali, fa inviare a Massaua un altro corpo di spedizione.
Nel 1889 viene firmato un accordo con l’imperatore etiope, Menelik; il governo italiano lo interpreta come un riconoscimento del protettorato italiano sull’Etiopia; Menelik lo considera invece un semplice trattato di amicizia; quando l’equivoco emerge, nel 1893, Menelik revoca l’accordo.
Contemporaneamente si avviano trattative con il Regno Unito per l’acquisizione di parti di costa della Somalia.
Però l’obiettivo primario resta l’Etiopia, però l’esercito italiano venne sconfitto disastrosamente e definitivamente ad Adua.
La sconfitta ha gravissime ripercussioni politiche, infatti Crispi dà le dimissioni.

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