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Gli anni del secondo dopoguerra in Italia


Dopo la fine del conflitto le grandi città italiane come Torino, Bologna, Milano e Genova erano ridotte a rovine. Le ferrovie erano danneggiate e più della metà dei vagoni o erano stati distrutti o trasferiti in Germania, mentre la rete stradale era pressoché impraticabile. L'agricoltura doveva risentire della mancanza di macchine e opere di irrigazione, senza contare le requisizioni di prodotti e bestiame operate dai tedeschi. La disoccupazione e il carovita crescevano a dismisura. I prodotti alimentari nei negozi erano insufficienti, anche se li si poteva a prezzi esorbitanti al mercato nero. I prezzi infatti erano maggiorati di venti volte a causa dell'inflazione causata da una sconsiderata emissione di am-lire, biglietti bancari stampati e messi in circolazione dagli americani che non tenevano conto delle effettive riserve auree.
Un aiuto concreto venne dagli Stati Uniti, interessati ad una rapida ripresa dell'Europa occidentale, data l'importanza che quel mercato aveva per la loro economia e preoccupati dall'espansione dei movimenti di ispirazione comunista. Agli aiuti in generi alimentari seguirono, a partire dal 1948, gli interventi del piano Marshall che per l'Italia ammontarono a circa 1,500 milioni in cinque anni.
Oltre al grave dissesto economico, una volta finita la guerra, emersero le diverse anime del paese. Questa frattura si presentava anche tra le forze politiche che durante la Resistenza avevano fatto fronte comune nel Comitato di liberazione nazione (Cln).
La Democrazia cristiana (Dc) era nata alle fine del 1942 dall'incontro dei vecchi esponenti del partito fondato da don Luigi Sturzo con personalità dell'Azione cattolica. In questo modo si univano gli ideali popolari (interclassismo e attenzione al mondo contadino) a quelli delle figure appoggiate dalle gerarchie ecclesiastiche con una convinta adesione alla democrazia parlamentare e rivendicazione di una maggiore giustizia sociale.
Il Partito comunista (Pci) era riuscito a sopravvivere durante la repressione fascista svolgendo la sua attività in modo clandestino. Si andava progressivamente allontanando dalla linea insurrezionale mirando alla conquista della maggioranza attraverso le istituzioni democratiche.
Il Partito socialista dopo essere stato sciolto nei primi anni Venti rinasce nel 1943 con il nome di Psiup (partito socialista di unità proletaria). Tuttavia si presentava ancora spezzato: una corrente sosteneva, come i comunisti, che il proletariato poteva raggiungere il potere attraverso le istituzioni democratiche; l'altra corrente sosteneva di intraprendere una via socialdemocratica e riformista. Alle elezioni persero fallimentarmente.
Il Partito d'azione (Pd'a), fondato nel 1942 dall'unione di ex militanti antifascisti liberal-socialisti e democratico-liberali, per una ricostruzione dell'Italia. Il partito tuttavia si sarebbe già sciolto nel 1947.
Il Partito liberale (Pli) aveva un programma conservatore e tradizionalista.

Al di fuori del Cln esistevano altre forze politiche, come quelle della destra reazionaria, che cominciarono a riorganizzarsi. Nel 1946 nacque il partito del Fronte dell'uomo qualunque, il cui programma qualunquismo (nome promosso da Guglielmo Giannini) era improntato a un forte anticomunismo e a un estremo liberismo economico. Contemporaneamente facendo leva sul malessere dei ceti medi, invocava l'antipolitica del ventennio fascista. Tuttavia i nostalgici del passato regime avrebbero fondato il nuovo Movimento sociale italiano (Msi), il partito neofascista, nel 1946.

Dopo il 25 aprile 1945 e la resa delle truppe tedesche (1° maggio), il paese restò sotto la tutela delle potenze alleate. Il 21 giugno 1945 si costruisce il primo governo di coalizione formato da tutti i partiti antifascisti del Cln e presieduto da Ferruccio Parri, esponente del Partito d'azione. Il governo intendeva sostituire le tradizionali strutture centralistiche con una struttura federale che avrebbe dovuto favorire le autonomie locali e una maggiore partecipazione delle masse alla vita pubblica. Inoltre Parri intendeva attuare una epurazione, ovvero una rimozione, dalle strutture pubbliche di quelle figure compromesse con il vecchio regime. Il programma radicale suscitò la diffidenza degli Alleati e delle forze della grande industria, che mal vedevano la partecipazione degli operai alla gestione della produzione. Nel giro di pochi mesi dunque si giunse alla prima crisi di governo e Parri fu costretto alle dimissioni.

Suo successore fu Alcìde de Gasperi, leader della Democrazia Cristiana.
Sostituì i Cln locali ripristinando le istituzioni legate al vecchio stato liberale prefascista.
Promosse un clima di pacificazione nazionale, assecondato anche dal leader del partito comunista Palmiro Togliatti, che come ministro della giustizia firmò un'amnistia per i crimini politici e militari.

Le elezioni del 1946
Il 1° giugno 1946 l'Italia settentrionale fu formalmente restituita alla giurisdizione italiana. Si svolsero, dopo oltre 20 anni, le elezioni amministrative in modo democratico. Il voto fu esteso anche alle donne, realizzandosi un vero suffragio universale. Le elezioni segnarono l'affermazione della Democrazia Cristiana (con l'appoggio della popolazione, del governo alleato e delle gerarchie ecclesiastiche). Socialisti e comunisti ebbero un discreto successo. Insieme, i tre partiti aggregarono il 75% dell’elettorato.

Il 2 giugno 1946 gli italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica. L'affluenza fu del 90%. La Repubblica ottenne 12 milioni di voti, contro i 10 milioni ottenuti dalla monarchia. Umberto II di Savoia rinunciò al trono (dopo che il padre, *, ebbe abdicato un mese prima per dare qualche possibilità alla monarchia di vincere le elezioni) e si esiliò in Portogallo.
Contemporaneamente al referendum venne eletta l’ Assemblea costituente, che avrebbe dovuto scrivere la nuova Costituzione.

Si votò in base a un sistema proporzionale (che venne utilizzato fino al 1993) e i risultati riconfermarono il grande peso della Democrazia Cristiana, che ottenne la maggioranza relativa del 35% circa (in quanto nel sistema proporzionale non si raggiunge il 50%), mentre Psiup e Pci messi insieme raggiungevano il 40%. Discreto successo sia per partiti comunista e socialista, e liberali. Furono una sorpresa il risultato dell’Uomo qualunque con più del 5% e la sconfitta del Pd’a con l’1,5%.

Proclamazione della Repubblica

Il 28 giugno 1946 fu proclamata la Repubblica ed Enrico de Nicola fu nominato capo provvisorio dello stato. La costituzione entrò in vigore il 1° gennaio 1948. In particolare, l'articolo 7 manteneva i rapporti tra stato e chiesa secondo i Patti Lateranensi del 1929 (siglati con il partito fascista). Si trattava di fatto di una concessione fatta dal partito comunista come prova della volontà di giungere ad una pacificazione religiosa. Si mostrarono contrari socialisti, repubblicani e azionisti.
Scissione del partito Socialista
Nel corso del 1947 la corrente minoritaria del Partito rivendicava una maggiore autonomia d’azione rispetto al Partito comunista e accusava la linea maggioritaria con Pietro Nenni e Rodolfo Morandi di essere eccessivamente legati ai comunisti.
Nello stesso anno si fonda il Partito socialista democratico italiano che poi diverrà Partito socialista democratico italiano (Psidi), in opposizione al vecchio ideale massimalista con Saragat, con l'obiettivo di raggiungere un'autonomia rispetto al Partito comunista.
A sua volta il Psiup riassume la vecchia denominazione di Psi.
Il trattato di pace
Il 10 febbraio 1947 venne firmato a Parigi dal presidente del consiglio De Gasperi il trattato di pace con condizioni che l'Italia dovette accettare senza discussione a causa della resa incondizionata dell’8 settembre.
L’Italia dovette cedere alla Francia alcuni territori tra cui Briga, Tenda, il Moncenisio; alla Iugoslavia la Venezia Giulia a eccezione di Trieste che fu suddivisa in due zone e dichiarata territorio libero; alla Grecia le isole del Dodecaneso e la restituzione dell’ indipendenza all’Albania e alla Libia.

Gli anni del centrismo
Nel 1947 De Gasperi attuò una svolta in senso moderato e anticomunista. Pci e Psi uscirono dal governo e passarono all'opposizione. Il nuovo ministero, con De Gasperi, fu formato da Democrazia Cristiana e liberali con l'appoggio dell'Uomo qualunque, si chiudeva così il periodo della collaborazione tra i partiti antifascisti. De Gasperi avviò un risanamento economico e una lotta all'inflazione, anche attraverso la politica di Luigi Einaudi. Si avviò la prima rilevante fase di crescita.

Il 18 aprile 1948 si svolgono le prime elezioni politiche repubblicane. Esse rappresentarono una conferma della svolta della Democrazia Cristiana, che sfiorò la maggioranza assoluta, mentre socialisti e comunisti, presentatisi uniti nel fronte Democratico Popolare, registrarono una dura sconfitta. Ciò fu dovuto alle vicende della politica internazionale come la minaccia del governo americano, che minacciò la sospensione del piano Marshall in caso di vittoria delle sinistre, il colpo di stato comunista attuato a Praga, la tensione dovuta alla guerra fredda, l'aumentare della pressione militare Sovietica ai confini dei paesi occidentali.
Votare per la Democrazia Cristiana avrebbe significato votare a favore degli Stati Uniti in chiave anticomunista, e votare per il fronte popolare significava fare una scelta a favore del blocco sovietico.

Malgrado il successo, De Gasperi si rese conto dell'importanza di un'ampia base parlamentare. Strinse socialdemocratici (centro sx), liberali (centro dx) e repubblicani (centro sx) un'alleanza quadripartita, il cosiddetto centrismo, che sarebbe durata fino ai primi anni del 60. Una formula politica che escludeva le ali estreme dello schieramento parlamentare.
La campagna elettorale si era svolta in un clima di violento scontro ideologico, proprio allora un esaltato studente di destra ferì Palmiro Togliatti, segretario del partito comunista. Venne dunque proclamato uno sciopero nazionale dove contadini e operai erano pronti a dissotterrare le armi della lotta partigiana, ma grazie all’azione dei dirigenti comunisti si scongiurò la guerra civile.
Immediata conseguenza fu la rottura dell’unità sindacale e cattolici, repubblicani e socialisti fondarono una nuova Cgil di orientamento comunista e socialista, la Cisl di orientamento demo-cristiano e la Uil di orientamento repubblicano e socialdemocratico.

La coalizione centrista assicurò all’italia la maggioranza per l’intera legislatura. L’italia nel 1949 entrò a far parte del Patto Atlantico, della Nato, fu tra i membri fondatori del Consiglio d’Europa e insieme a Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Belgio diede vita alla Ceca, la Confederazione europea del carbone e dell’acciaio.
Furono proposti tre disegni di legge agraria a seguito delle ingenti pressioni dei contadini che reclamavano la terra incolta dei grandi proprietari terrieri ed eliminare così il latifondismo improduttivo. Tuttavia alla fine la distribuzione fu la metà di quanto era stato previsto nel piano originario.
La legge truffa
Alle elezioni amministrative del 1951 e del 1952 la Democrazia Cristiana registra un consistente calo di voti e fu necessario trovare un accordo con l'estrema destra pur di mantenere escluse le sinistre. De Gasperi propose un nuovo progetto di legge elettorale che prevedeva un premio di maggioranza, cioè l'assegnazione del 60% dei seggi, al partito o alla coalizione che avesse ottenuto la maggioranza assoluta. I risultati delle elezioni del 7 giugno 1953 videro la coalizione governativa conquistare il 49,85% dei voti. Per soli 57000 voti il premio di maggioranza non scattò e a questo esito contribuì l'uscita dal Pri e dal Psdi di alcuni illustri personalità, che diedero vita ad un piccolo partito. Le elezioni misero in luce che il partito non dava più la fiducia a De Gasperi, quindi l'incarico passò a un altro democristiano Giuseppe Pella. Il sistema politico italiano appariva bloccato poiché mancava la possibilità di allargare la base di consenso della Dc. Infatti il Partito Comunista, il fattore K, aveva diversi consensi ma non sufficienti per governare. Un sistema incapace di realizzare un’alternativa reale di potere era un grave danno alla democrazia, poiché non si faceva caso alle opposizioni e alle critiche, dal momento che si è convinti di avere sempre il potere. Finiti i tempi difficili del dopoguerra il paese aveva imboccato la via della ripresa economica. Di ciò si accorse il settore della Democrazia Cristiana affidato ad Amintore Fanfani, e poi nel 1959 ad Aldo Moro. All'interno della Dc si voleva infatti conquistare una nuova maggioranza espandendosi fino al Partito Socialista nell'ottica della costruzione di un governo di centro-sinistra. L'apertura a sinistra sembrava confermata dall'elezione alla presidenza della Repubblica di Giovanni Gronchi nel 1955, leader di una corrente di sinistra all'interno della Dc. Questo avveniva mentre nella sinistra italiana erano in corso importanti mutamenti nel 1956 Il Pci dovette affrontare le ripercussioni della repressione sovietica in Polonia e in Ungheria, prima del ventesimo congresso del Partito Comunista Unione Sovietica e delle rivelazioni sui crimini di Stalin e la condanna dello stalinismo.

Il Pci non condannò l'invasione dell'URSS e molti esponenti uscirono dal partito, che poi decise di modificare il proprio programma per rendersi più conforme alle istituzioni democratiche. Togliatti, infatti, suggeriva di imboccare una via graduale e pacifica al socialismo. D'altra parte il Psi di Nenni condannava fermamente l'aggressione sovietica e guardava la DC con la possibilità di creare una nuova maggioranza di centro-sinistra. Nel 1960 Fanfani forma il nuovo governo, grazie anche all'astensione di socialisti.
Furono realizzate importanti riforme tra cui la nazionalizzazione dell'energia elettrica, l'istituzione della scuola media unica (con l'innalzamento dell'obbligo scolastico fino a 14 anni).
Nel 1963 Aldo Moro farà il primo governo con la diretta partecipazione di ministri socialisti: nasceva ufficialmente il primo governo di centro-sinistra formato da Dc, Pri, Psdi e Psi mentre venivano esclusi i liberali e il Partito Comunista.
Il Psi conobbe una nuova scissione: la sua la più estrema si staccò formando il Psiup (Partito Socialista italiano di unità proletaria) contrari ad ogni Alleanza diretta con la Dc, e dall'altra parte l’unificazione col Psdi e la nascita nel ‘66 del Psu (Partito Socialista Unificato).

Importante è fu l'azione di Giovanni XXIII e le sue due encicliche Mater et Magistra e Pacem in Terris. Il riformismo del centro-sinistra vide l’attuazione di importanti leggi come il decentramento regionale, la legge attuativa per il referendum, la riforma universitaria, lo Statuto dei lavoratori, la riforma del diritto di famiglia (che istituì la parità tra coniugi), l’abbassamento della maggiore età da 21 A 18 anni, l'abolizione dei manicomi, la riforma sanitaria. Tuttavia, le elezioni del maggio 1968 registrarono una forte avanzata del Pci è un buon successo del Psiup, mentre il Psu, che sarebbe tornato a dividersi in Psi e Psdi, subì una importante sconfitta.

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