1945 - Italia del dopoguerra

Anche l'Italia del secondo dopoguerra sperimenta un forte cambiamento nell'assetto istituzionale. Uscita dal fascismo, ancora occupata dalle truppe alleate, economicamente distrutta, è scossa da tensioni e violenze che da un lato sono politiche, dall'altro mostrano che fenomeni di malavita organizzata come la mafia siciliana, in qualche misura controllati durante il fascismo, adesso stanno riemergendo. In una situazione così complessa l'unica garanzia positiva, soprattutto agli occhi degli alleati, è data dal fatto che nella penisola c'è stato un movimento resistenziale che si è opposto al fascismo, ed è dunque ai partiti che hanno fatto parte della Cln che, anche dopo la fine della guerra, viene affidato il compito di formare dei governi provvisori di larga coalizione che includono anche i socialisti e i comunisti. Il 19 giugno del 1945 si forma un governo presieduto da Ferruccio Parri (1890-1981), capo partigiano e dirigente del Partito d'Azione. Parri sembra intenzionato ad attuare un programma radicale, il cui punto essenziale potrebbe essere una drastica epurazione che comporterebbe l'esclusione dalle cariche pubbliche e la limitazione dei diritti politici per le persone più coinvolte con il fascismo. In un paese che, fino a qualche anno prima, ha largamente sostenuto il regime di Mussolini, un'epurazione ampia sembra difficile da realizzare. Sia questo aspetto del programma di Parri sia l'abbozzo di una politica economica che non vuol fare concessioni agli imprenditori inducono i liberali a togliere la fiducia al governo, così da spingere Parri alle dimissioni. Nel dicembre del 1945 si ricostituisce un governo di ampia coalizione presieduto da Alcide De Gasperi, dirigente della Democrazia cristiana (Dc). Il nuovo governo procede con molta maggiore cautela, in particolare sul problema dell'epurazione; anzi il ministro della Giustizia che è il capo del Partito comunista italiano, Palmiro Togliatti, nel giugno del 1946 emette un decreto di amnistia che segna la fine di ogni serio tentativo di epurazione. la mostra di Togliatti punta ad accreditare il Pci come un partito sostanzialmente moderato, affidabile non incline a soluzioni oltranziste; nondimeno il Partito comunista italiano non rinuncia affatto all'obiettivo di una possibile rivoluzione né al solido legame di alleanza che lo collega all'Urss di Stalin.

Muovendosi con cautela, il governo De Gasperi è in grado di organizzare uno dei momenti più delicati nella storia della nuova Italia, ovvero le elezioni del 2 giugno del 1946, nelle quali contemporaneamente si elegge l'Assemblea Costituente e si tiene il referendum istituzionale con il quale gli elettori devono decidere se la nuova Italia dovrà essere una monarchia oppure una repubblica. Cercando di condizionare l'esito delle elezioni, il re in carica, ovvero Vittorio Emanuele III, il 9 maggio del 1946 abdica a favore del figlio Umberto II che finora ha ricoperto l'incarico di luogotenente del Regno. Nonostante questa mossa, il corpo elettorale di cui per la prima volta sono parte pure le donne, sceglie la Repubblica (a favore della quale va il 54,2% dei voti). Nelle elezioni per la Costituente, in modo singolarmente simile a quello che accade in Francia, a primeggiare sono tre partiti: la Democrazia cristiana di De Gasperi, che prende il 35,2% dei voti poi c'è il Partito socialista con il 20,7% dei voti e il Partito comunista che ottiene un ottimo esito ottenendo circa il 19% dei voti.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email