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Il Romanticismo nell'arte

Il Romanticismo costituisce lo sfondo culturale che domina durante la fase storica compresa tra la caduta di Napoleone e la metà dell’Ottocento (età della Restaurazione). Si afferma in Europa presentandosi con caratteristiche differenti da nazione a nazione. Rivaluta le sfere della passione, dei sentimenti e dell’irrazionalità opponendosi alle regole accademiche e alla tradizione, e il genio (personaggio con capacità innate sensibile alla natura e ai paesaggi che esegue in modo eccellente le sue opere). L’uomo in questo periodo, impegnato nelle ricerche scientifiche, possiede interesse verso aspetti inimmaginabili e si sente impotente davanti agli eventi naturali incontrollabili. L’artista viene portato dalla sua indole ad allontanarsi anche dalla società e al concetto di genio si affianca quello di sregolatezza, possiede capacità innate e, essendo già predisposto all’arte, ha una formazione autonoma. Le forti critiche impediscono a molti artisti di vendere le proprie opere costringendoli a vivere nella miseria a meno che siano sostenuti da una famiglia benestante. Gli artisti romantici si rifanno all’arte medievale, romanica o gotica, e appaiono edifici di stile neogotico.

Mentre il neoclassicismo si rifà all'arte classica, il romanticismo si rifà al medioevo che fino a questo momento era considerato un secolo buio e decadente e si propone come l’alternativa al razionalismo illuminista. Fondamenti romantici sono: l’importanza del sentimento, della fantasia, dell’intuizione, la valorizzazione dell’identità nazionale (eredità di sangue, lingua, cultura), la rivalutazione della storia, il risveglio della devozione religiosa, la visione alternativa della natura. La natura viene intesa come un insieme organico di forze vitali, capace di parlare al sentimento e alla fantasia dell’uomo.
La poetica romantica si basa sul concetto che la natura non produce il bello ideale, ma immagini che possono ispirare due sentimenti fondamentali: il pittoresco e il sublime. Il sublime è un concetto che identifica la bellezza dell’opera d’arte o degli spettacoli naturali nella forza del sentimento che suscitano, quella sensazione di sgomento davanti all’incontrollabilità degli eventi naturali. Secondo le teorie di Burke il pittoresco e il sublime sono due opposti tra loro, il sublime non nasce dal bello, ma nasce dai sentimenti di paura e di orrore del vuoto e dell'infinito. Secondo Kant il sublime nasce dal conflitto tra sensibilità e ragione e dal sentimento di sgomento, di fragilità che prova l'uomo di fronte allo spettacolo dei grandi sconvolgimenti e fenomeni naturali. Il pittoresco è la categoria estetica dei paesaggi e del sentimento della rovina che ispira la sensazione del disfacimento delle cose prodotte dall'uomo, ispirando allo spettatore commozione per il tempo che passa.
L’età della Restaurazione è caratterizzata dai moti del 1820-21, del 1830-31 e dalla grande esplosione rivoluzionaria del 1848. Ciò ha favorito l’affermazione degli ideali liberali, costituzionali e nazionali. Il termine nazione, con la rivoluzione francese e la cultura romantica, acquisisce una connotazione inclusiva, che aspira a comprendere la totalità di un popolo. L’industrializzazione proveniente dalla Gran Bretagna crea una nuova Europa in cui le ferrovie, il vapore, i commerci e le banche danno vita a una società dinamica in cui nascono due nuove figure sociali: il borghese imprenditore capitalista e il proletario operaio in fabbrica. La nascita della società industriale mette in evidenza nuovi temi quali la giustizia sociale, le condizioni di vita delle masse proletarie urbane e la perdita dei valori di solidarietà e di rispetto contro l’acquisizione di profitto, concorrenza e produzione (pensieri elaborati da intellettuali e pensatori come Dickens).
Il principale precursore del Romanticismo è lo svizzero Fussli che, dedicandosi allo studio delle opere antiche in Italia, alla traduzione dei testi di Winckelmann e appassionandosi alle sculture di Michelangelo, arriva a considerare i modelli antichi una meta inarrivabile e a esprimere nelle sue opere la poetica del sublime.

In Germania, dove regna un sistema politico assolutistico immutato da secoli, i giovani romantici vivono la rivoluzione francese come la grande speranza per un rinnovamento politico e culturale indirizzato verso una maggiore indipendenza dalle classi dominanti e da un progressivo allontanamento dai canoni artistici classici. L'inizio del romanticismo tedesco si fa solitamente coincidere con la pubblicazione da parte del filosofo Friedrich Schlegel dei suoi 221 frammenti critici sulla rivista Athenäum, da lui fondata con il fratello Wilhelm a Berlino. In questi scritti si trova una chiara esposizione dell'estetica del romanticismo che deve dar vita ad una poesia universale in cui tutte le diverse forme d'espressione si devono unire e fondere insieme fino ad arrivare ad una compenetrazione tra arte e vita. Altre caratteristiche del movimento che si ritrovano nelle diverse opere di autori tedeschi come Novalis, Tieck, Wackenroder, Kleist Brentano, Arnim, i fratelli Grimm, Eichendorff ed E.T. A. Hoffmann sono: il rifiuto della ragione illuministica e l'anelito verso l'infinito che porta a privilegiare in letteratura la forma del frammento, l'esaltazione del medioevo come momento di formazione della coscienza nazionale germanica e il libero sfogo della fantasia creativa dello scrittore, che trova nel sogno la sua migliore espressione.

Il romanticismo tedesco si estende per un periodo di tempo che va dal 1797 al 1830 distinguendo tre fasi principali: la prima è caratterizzata da un forte senso critico e fortemente influenzata dalla filosofia, nella seconda inizia ad affermarsi l'interesse per il medioevo e le tradizioni popolari e la terza è più irrazionale e malinconica. Tra i molti esponenti del Romanticismo tedesco Achim von Arnim e sua moglie Bettina von Arnim sono l'esempio concreto di una letteratura universale non solo più appannaggio esclusivo del mondo maschile ma che, nel suo spirito universale, inizia ad aprire le porte anche all'universo femminile.

Caspar David Friedrich, nato a Greifswald (Pomerania, Germania) nel 1774, è stato l’artista che ha meglio interpretato la poetica del sublime e la tensione tra finitezza umana e infinità della natura. Ha studiato all’Accademia di Copenaghen e si è specializzato nel disegno. Trasferendosi a Dresda e rimanendoci tutta la vita, non ha mai visitato l’Italia contro il modello dell’arte classica mediterranea ma rimane fedele alla natura. Ritrae (soprattutto in momenti particolari come l’alba, il tramonto, o l’avvenimento di una tempesta) le terre fredde del Nord, i boschi di querce, le scogliere dell’isola di Rugen, le rive del Baltico, le tombe unne e ritrova l’invisibile significato allegorico del paesaggio, concepito come manifestazione del divino. Per lui l’artista deve saper far rispecchiare la sua anima e la sua sensibilità nella sua opera. La sua interpretazione originale e soggettiva a metà strada tra pittura di paesaggio e arte religiosa non viene apprezzata dai contemporanei. Tuttavia il re di Prussia, Federico Guglielmo III, acquista da lui l’Abbazia nel querceto e la tela Monaco in riva al mare. In quest’ultima tela, che riprende l’impostazione per fasce cromatiche orizzontali della prima, il cielo domina la maggior parte del quadro. La spiaggia nordica, desolata, ospita la figura del monaco, dal corpo esile, che fissa l’infinito e, essendo posto in posizione decentrata, evidenzia il confronto tra fragilità umana e grandezza infinita della natura: il monaco non è che un punto rispetto allo spazio circostante, immerso nei suoi sentimenti di angoscia, malinconia e solitudine. L’artista utilizza la figura dell’uomo immerso ad ammirare il paesaggio anche nell’opera Viandante sopra il mare di nebbia. Un uomo è situato al di sopra di un precipizio roccioso tenendo la gamba sinistra più in avanti rispetto alla destra, ha le spalle rivolte all’osservatore, i capelli scompigliati dal vento, nella mano destra tiene un bastone da passeggio e indossa un abito scuro. Il punto di vista è a mezz’aria e fa coincidere l’altezza dello sguardo dell’osservatore con quella del viandante-artista. Infatti il viandante può essere considerato la personificazione dell’artista. L’uomo romantico, estasiato di fronte alla sublime bellezza della natura, è al contempo inquieto essendo consapevole della sua solitudine di fronte all’infinito. Scruta l’orizzonte in cerca di risposte che sa che non arriveranno poiché la sua mente, per quanto eccelsa sia, ha dei limiti che non può superare.

Per rappresentare il Mare di ghiaccio (o Il naufragio della speranza) Friedrich si ispirò a un fatto di cronaca realmente accaduto: durante l’inverno 1819-1820 una nave inglese diretta al Polo Nord naufraga nei mari artici. In questo dipinto sono assenti le persone, una piramide di lastre ghiacciate si innalza in primo piano tramite una luce tersa e fredda. Sulla destra appare la nave perduta per sempre poiché imprigionata nei ghiacci, che potrebbe raffigurare la metafora dell’ultima tappa della vita e riprende il tipico tema romantico della forza della natura e della limitatezza dell’uomo. Effettua vari studi di ghiacci alla deriva sul fiume Elba prima di realizzare l’opera. Il naufragio potrebbe alludere a un momento tragico dell’infanzia dell’artista: una volta da ragazzo è sprofondato tra i ghiacci e il fratello per aiutarlo ha perso la vita. Lo sfondo emana malinconia e sembrano intravedersi delle forme simili a delle cattedrali.

In Francia sono state le traduzioni delle opere dei grandi autori stranieri che hanno permesso al Romanticismo di diffondersi. Tuttavia i grandi avvenimenti politici che ebbero origine nella Francia di fine Settecento e inizio Ottocento influenzarono il Romanticismo di tutta Europa. I primi autori romantici francesi operarono in piena età napoleonica: essi si fecero propugnatori di una vera e propria rivoluzione culturale, politica e antropologica , che nei loro intenti avrebbe dovuto attuare gli ideali, che solo in parte avevano trovato una applicazione coerente nella rivoluzione francese. Sul piano politico è la richiesta della completa realizzazione della libertà e dell’indipendenza dell’uomo, su quello estetico è la ricerca di una esperienza totale della creazione, di una identificazione fra arte e vita. Questa prima fase del Romanticismo francese, si può considerare conclusa nel 1815, quando la sconfitta di Napoleone e il congresso di Vienna segnano la svolta della Restaurazione, con un ritorno alla situazione politica internazionale precedente alla Rivoluzione francese. La monarchia venne restaurata in Francia, per essere poi sostituita dalla Seconda Repubblica, a sua volta abolita dal secondo impero di Napoleone III. Il Romanticismo francese tende a riaffermarsi come movimento culturale e artistico fortemente impegnato nelle tematiche delle libertà politiche e sociali, ma anche a svilupparsi in forme individualistiche, di inquietudine e ribellione, fra l’isolamento e un impegno politico eroico ed esasperato.

Uno dei principali esponenti è stato Théodore Géricault, che segna il definitivo abbandono del classicismo e del mito, rinnovandoli con una pittura i cui temi sono fedeli alla storia e alla cronaca contemporanea. Nasce nel 1791 a Rouen da una famiglia parigina, ma originaria della Manica, che nel 1796 si trasferisce a Parigi. Cresce in un ambiente solido e facoltoso, il che gli garantisce una buona e regolare istruzione presso il Lycée Impérial. Si forma presso gli atelier di pittori accademici e studia al museo del Louvre i grandi maestri del passato. Presto il giovane Géricault scoprirà le sue passioni, quella artistica e quella militare, entrambe accomunate dall'amore profondo per i cavalli. Cavalli che, grazie alle sue visite alle scuderie di Versailles, sarbanno oggetto di numerosi studi e dipinti. L'agiatezza economica verrà a mancare solo poco prima della sua morte precoce, avvenuta dopo una lunga e dolorosa agonia, a causa di una caduta da cavallo e, assai probabilmente, di una malattia venerea. Per completare la sua formazione nel 1816 si reca a Firenze e a Roma, dove ammira l’operato di Michelangelo. Tornato a Parigi l’anno successivo lavora alla realizzazione dell’opera La zattera della Medusa, che esporrà a Londra nel 1820 riuscendo a ottenere notevole successo, dedicandosi inoltre alla pubblicazione di stampe ispirate alla vita pubblica inglese e alle conseguenze sociali della rivoluzione industriale attraverso la tecnica della litografia (procedimento di stampa con matrice piana costituita da una lastra di pietra calcarea, o di zinco o di alluminio, sulla quale è direttamente eseguito, o trasportato, lo scritto o il disegno da stampare). Per realizzare La zattera della Medusa si ispira al naufragio della Medusa, una nave militare francese che trasportava civili e soldati verso il Senegal, avvenuto nel luglio 1816. Questo avvenimento ha creato scalpore in tutta Europa per la lentezza dei soccorsi e per le testimonianze dei pochi sopravvissuti. Infatti mentre gli ufficiali erano stati messi subito in salvo, gli altri centocinquanta passeggeri sono stati radunati su una zattera attaccata ad una scialuppa tramite una corda che dopo poco tempo si è rotta facendo naufragare i passeggeri alla deriva per tredici giorni. La situazione creatasi era ingestibile: frequenti erano le liti, le morti per la sete e per fermare la fame le persone ricorrevano al cannibalismo. La nave che ha salvato gli ultimi sopravvissuti, l’Argus, ne ha riportato a casa solo quindici. Gericault si documenta tramite le fonti e i testimoni riguardo ciò che è successo, prova a rappresentare corpi di moribondi e cadaveri recandosi all’ospedale Beaujon vedendoli dal vivo. Sceglie di rappresentare il momento più carico di tensione drammatica: il primo avvistamento dell’Argus. In primo piano vi è un vecchio afflitto con lo sguardo verso il basso intento a scrutare i morti, dietro di lui alcuni scrutano l’orizzonte alla ricerca dell’Argus, un marinaio agita una camicia e altri compagni cercano di tirarsi su per vedere animati da una debole speranza. La scena è impostata su due linee diagonali che dalla base della zattera convergono sull’albero e sulla camicia. Vi sono poi due spinte contrarie: i naufraghi protesi verso l’incerta salvezza e la marea che respinge il relitto e il vento che gonfia la vela in direzione opposta. I corpi sono caratterizzati da forte realismo, fisici possenti (si ispira a Michelangelo) e rappresentano persone comuni. Anche qui è rappresentata la natura incontrollabile, caratterizzata da un cielo plumbeo, dal mare agitato e dal forte vento. L’opera allude alla difficile situazione della Francia, oppressa dalla Restaurazione, e alla condizione universale dell’esistenza.
Gericault riesce a cogliere i sentimenti umani e a rappresentarli in modo realistico. Nel 1821 un suo amico, lo psichiatra Etienne-Jean Georget, indagando il tema della follia, gli commissiona dieci ritratti di alienati mentali per usarli a scopo didattico-dimostrativo. Nell’Alienata con monomania dell’invidia la donna è raffigurata molto realisticamente: il volto accigliato, la pelle avvizzita e ricoperta di macchie e rughe, palpebre arrossate e sguardo fisso. I colori sono freddi e severi. Dallo sfondo scuro emerge grande evidenza scultorea.

Un altro artista romantico francese è Eugene Delacroix. Nasce il 26 aprile del 1798 a Charenton-Saint-Maurice, in Francia, nel dipartimento della Valle della Marna, non lontano da Parigi. Compie i primi studi, appassionandosi alla lettura dei classici, presso il liceo Louis-le-Grand, mentre nel 1815 comincia il proprio apprendistato con Pierre-Narcisse Guérin, ammirando Jacques-Louis David e il suo stile neoclassico. Dopo i moti rivoluzionari del 1830, dipinge La libertà che guida il popolo. In questo dipinto si celebrano le tre giornate gloriose di Parigi (27, 28, 29 luglio), quando il popolo parigino insorge contro re Carlo X. In questo modo l’artista esprime la sua volontà di rappresentare la storia contemporanea. Nella scena una popolana con il berretto frigio (simbolo di libertà poiché copricapo indossato dagli schiavi romani liberati e dai persiani) è la personificazione della libertà e incita il popolo all’assalto. Un gruppo infatti la segue, tutti muniti di armi. Vi sono uomini di diverse classi sociali uniti per un ideale comune. Il gruppo centrale, del cui piano di posa la libertà è il culmine, è inscrivibile in un triangolo che ha come base i cadaveri stesi a terra, come lato sinistro il fucile tenuto dall’uomo, il braccio dell’uomo dietro che brandisce una spada e l’asta della bandiera, mentre per lato destro il braccio del ragazzo, la cintura bianca di cuoio posta in diagonale sul torace del ragazzo e il braccio della libertà. Sullo sfondo si può intravedere Parigi e la cattedrale di Notre-Dame. Il blu e rosso della bandiera francese si ripetono nella fascia e nella camicia del ferito che tenta di alzarsi, nella calza del cadavere, nella giacca del soldato a terra e negli angoli della tela. Nella figura della Libertà convergono poi due slanci dati dal movimento vitale che parte dai cadaveri e passa fino al ferito con la camicia blu e dalla spinta in avanti della folla che sembra voglia raggiungere l’osservatore. All’esposizione del 1831 al Salon Delacroix riceve critiche per l’eccessivo realismo e per il tema del nudo. La Libertà ricorda la Venere di Milo da cui Delacroix riprende il fitto panneggio che ricopre le gambe della donna e lascia scoperto il seno. Nonostante si raffiguri gente comune, riesce a inserire anche una figura anatomicamente perfetta.
Il dipinto viene acquistato dal governo francese, anche se viene ritenuto troppo rivoluzionario da alcuni funzionari che, di conseguenza, impediscono la sua esposizione in pubblico. Nel 1832 Delacroix, in seguito alla conquista francese dell'Algeria, si reca nell'Africa del Nord dopo essere passato dalla Spagna, facendo parte di una missione diplomatica in Marocco: qui non si dedica più di tanto allo studio dell'arte locale, ma più semplicemente ha la possibilità di distaccarsi dall'opprimente ambiente parigino, godendo al tempo stesso dell'opportunità di entrare in contatto con una cultura antica. Ispirato e libero, nel corso di questo viaggio porta a termine più di cento tra disegni e dipinti influenzati dalle popolazioni locali, da cui resta estasiato. Si dedica poi a intensificare i propri studi sulla luce.

In Italia il movimento romantico si affaccia nel 1816. L’occasione che dà impulso al formarsi di un movimento romantico in Italia è la pubblicazione di un articolo di Madame de Staël sulla “Biblioteca italiana” nel gennaio del 1816, dal titolo Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni. La scrittrice depreca la decadenza della cultura italiana contemporanea ed invita gli italiani ad uscire dal loro culto del passato aprendosi alle correnti più vive della letteratura europea moderna. L’arte italiana romantica si sviluppa soprattutto nelle regioni settentrionali, dove gli artisti si impegnano a diffondere, attraverso la pittura, gli ideali politici prerisorgimentali che mirano alla formazione di un sentimento nazionale italiano sostenendo la lotta contro la dominazione austriaca. Attingono a episodi di epoca medievale poiché ritrovano valori civili adatti all’epoca contemporanea.

Il principale riferimento della pittura romantica italiana è stato Francesco Hayez. Hayez nasce il 10 febbraio 1791 a Venezia, ultimo di cinque figli di una famiglia particolarmente povera: il padre, Giovanni, è un pescatore di Valenciennes, in Francia, mentre la madre, Chiara Torcellan, è originaria di Murano. Proprio in conseguenza delle notevoli difficoltà economiche familiari, il piccolo Francesco viene lasciato in affidamento a una zia benestante, moglie di un mercante d'arte genovese, Giovanni Binasco, proprietario di una galleria di quadri: è Binasco stesso a intuire il talento artistico del nipote. Dapprima lo introduce presso un restauratore, dopodiché, notando la sua abilità, riesce a farlo entrare nello studio di Francesco Maggiotto. E' qui che il giovane Hayez riceve una formazione classica basata su letture storiche e mitologiche. Comincia a frequentare, insieme con l'amico Demin, la collezione di Palazzo Farsetti, che include un'esposizione di gessi derivati da statue classiche antiche: statue che permettono a Francesco di esercitarsi nel disegno, attraverso la copiatura dei modelli in gesso. Nel 1803, a soli dodici anni, l'artista veneziano frequenta il primo corso di nudo all'Accademia delle Belle Arti, e inizia a dipingere grazie agli insegnamenti di Lattanzio Querena. Particolarmente importante si rivela lo studio di Tiziano, da cui prende i colori caldi e vivaci. Hayez propone un'arte a volte fredda e artificiosa, al punto che molti hanno considerato il suo romanticismo formale, più che sostanziale. Molte delle sue opere sono prive di data o di firma: pertanto, la loro elencazione è tutt'altro che semplice. A Milano si distingue come ritrattista degli intellettuali del tempo tra cui Manzoni. Una forte espressività denota l’opera Il bacio, dipinto in una prima versione nel 1859. Coincide con il momento del trionfo della nazione italiana che con la vittoria a Solferino celebra la liberazione dagli austriaci. La scena è dominata dalla figura di un giovane che bacia con passione la sua donna. Ambientato in epoca medievale, come si può notare dai vestiti e dall’architettura, oltre a esaltare l’amore, il quadro allude all’arrivo a Milano di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III, dalla cui alleanza nascerà l’Italia. L’influenza di Tiziano e Giorgione si ritrova nel trattamento delle stoffe. Il blu e il rosso delle vesti dei giovani fanno riferimento alla Francia.

Francisco Goya nasce a Fuendetodos, un piccolo villaggio dell'Aragona nei pressi di Saragozza, nel 1746. Quarto di sei fratelli, è figlio di un maestro doratore (la sua è una famiglia appartenente alla piccola borghesia), frequenta per alcuni anni lo studio del pittore José Luzán Martínez. Affascinato dalla pittura di Tiepolo conosciuta in Spagna, nel 1769 decide di partire per l'Italia. Torna successivamente in patria e si stabilisce a Saragozza, dove ottiene l'importante commissione di alcuni affreschi per la basilica del Pilar. Grazie all'appoggio dei cognati, i pittori Ramón e Francisco Bayeu, nel 1774 riceve l'incarico di eseguire i cartoni per l'arazzeria reale di Santa Barbara, un lavoro che lo impegnerà per buona parte della sua vita. Nel 1780 Goya viene accolto come membro della Reale Accademia di San Fernando. Negli anni successivi realizza un ciclo di dipinti a olio con giochi di bambini, comincia a dedicarsi ai ritratti e nel 1784, per il fratello del re. Goya viene colpito da una malattia molto grave che con il tempo lo porterà alla sordità: continua tuttavia a dipingere ritratti, così come scorci di vita popolare, ma anche le prime scene di follia, stregonerie e supplizi. La sua pittura cambia: presenta ora forti contrasti di luce e ombra ed è animata dall’osservazione disincantata della realtà. Nel 1797 inizia a lavorare ai "Capricci", una serie di incisioni dove esprime con grande fantasia la sua ribellione contro ogni forma di oppressione e superstizione. Dalla sua pittura emergono la forza visionaria e il rifiuto di modelli assoluti di bellezza. Ritrae scene campestri e feste popolari spagnole che gli garantiscono il favore dei circoli aristocratici della corte spagnola. Nel 1789 viene nominato “Pintor de Camara” (pittore addetto al palazzo del re). Riceve commissioni ufficiali dai monarchi e, oltre a quelle, gli viene chiesto dal ministro Alvarez di raffigurare la sua giovane amante Pepita Tudò. Nel 1800 circa la ritrae nuda nel dipinto Maya desnuda, sdraiata su morbidi cuscini di seta sopra un’ottomana (divano rettangolare) di velluto verde in una posa sensuale, con le mani dietro la testa e lo sguardo malizioso. L’opera è piaciuta a tal punto che gliene viene chiesta un’altra identica eccetto che Maya sia vestita. Ne dipinge una versione identica, montando le tele una sull’altra in una doppia cornice in modo che la Maya vestida coprisse la Maya desnuda. Tra il 1819 e il 1823 esegue delle pitture nere sulle pareti di una sua casa a Madrid, la Quinta del sordo (chiamata così per la malattia del precedente proprietario). Una delle scene è Saturno che divora uno dei suoi figli. Qui l’artista esprime la bestialità del potere che teme l’usurpazione. Infatti Saturno divora i suoi figli appena nati per paura che si avveri una profezia che diceva che uno di loro lo avrebbe detronizzato. Il colore, dai toni cupi, è disteso con larghe pennellate dense che fanno emergere la figura mostruosa di Saturno da buio con inquietanti effetti chiaroscurali. Il tema allude al clima repressivo della Spagna di Ferdinando VII, il quale costrinse Goya a trascorrere gli ultimi anni della sua vita in Francia, dove si affianca a Gericault e Delacroix.
Nel 1814 Goya propone al Consiglio della reggenza di dipingere i momenti più eroici della resistenza spagnola contro l’invasione francese a cui aveva assistito. Il 3 maggio 1808: fucilazione alla montana del Principe Pio viene considerato il primo manifesto contro gli orrori della guerra rappresentati fedelmente alla verità storica. Il dipinto rappresenta la rappresaglia del giorno successivo all’insurrezione del popolo madrileno contro i mamelucchi, quando i soldati francesi hanno fucilato, senza processo, gli spagnoli sospettati. Il punto di massima tensione coincide con l’uomo al centro inginocchiato, con la camicia bianca illuminata dalla lanterna centrale che crea contrasto con il tono scuro dello spazio circostante, che tende le mani al cielo con un gesto di disperazione. Davanti a lui stanno i soldati con i fucili puntati e pronti a sparare, allineati in diagonale con le gambe divaricate e le braccia tese, la testa incassata tra le spalle, lo sguardo fisso sulle canne dei fucili e il volto coperto dai colbacchi. Sono distinti tre momenti: un uomo di copre gli occhi con le mani e precede la fila degli astanti, la vittima è colta nell’istante prima che venga raggiunto dal proiettile, il terzo è morto, disteso a terra con le braccia aperte. Il sentimento è forte e comunica paura, angoscia e drammaticità. Goya non ha scelto di rappresentare un eroe ma un civile senza nome. La posizione a braccia aperte dell’uomo al centro richiama la cristianità (il Cristo in croce), lo stesso fa il frate che guarda verso il basso e prega per l’ultima volta.

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