Ominide 756 punti

Michelangelo - Tondo Doni


Questo è uno dei pochi esempi di pittura di Michelangelo, in quanto il suo
interesse per la pittura era scarsissimo e la sua opera pittorica si limita sostanzialmente alla cappella Sistina (volta e parete con il giudizio universale). Questa opera è conosciuta come “Tondo Doni” e nasce dalla richiesta dei Doni, una importante famiglia fiorentina, in occasione del matrimonio Doni-Strozzi. Si tratta di un “desco da parto”, cioè un grande vassoio che in occasione della nascita di un figlio veniva imbandito. Era un tipico dono da matrimonio di buon auspicio per la nascita di eredi. Potevano avere caratteri diversi e in questo caso è un vero e proprio dipinto, dotato di una elaborata cornice in legno, che diventa quasi un esempio di scultura. Michelangelo accetta l’incarico soprattutto per il bisogno di soldi.
Quest’opera comunque ci consente di fare alcune considerazioni sulla ricerca di Michelangelo Rappresenta qui la sacra famiglia (Vergine, Giuseppe e bambino) alle spalle dei quali c’è un gruppo di “ignudi”, che dovrebbero rappresentare i pagani. Fra di loro c’è un basso muro grigio, e sulla destra San Giovannino. È una figura che iconograficamente compare spesso, in virtù del suo ruolo nella storia del cristianesimo: con il battesimo di cristo ha inizio la cristianità, quindi spesso viene rappresentato con lui. Dal punto di vista tematico il dipinto rappresenta l’età pagana e quella cristiana, separate da colui che segna il passaggio tra di esse.
Al di là del tema però è interessante notare il confronto che si può fare con il modo di dipingere di Leonardo. Lo sfumato è sostituito da una linea netta e decisa, i cromatismi che in Leonardo si affidavano a colori caldi e delicati, sul bruno, si accendono, passando ai tre colori primari (giallo, rosso e blu), fra loro molto contrastanti. Scompare qualsiasi velatura, per esaltare invece il volume, la materia. Questo avviene non solo attraverso il colore, ma anche con il rilievo muscolare. I corpi nudi sullo sfondo sono inimmaginabili in un’opera di Leonardo, in cui lo sfondo sfuma attraverso la prospettiva aerea per dare il senso della profondità. Qua invece essi rappresentano una sorta di barriera, di quinta architettonica, quasi plastica, e vengono usate per dare tensione muscolare e non solo cromatica, per esaltare il corpo. Le braccia della vergine sono particolarmente muscolose: i muscoli sono definiti in maniera improbabile per una giovane donna sedicenne. Ma tutti questi aspetti di verosimiglianza a Michelangelo interessano relativamente: l’obiettivo che persegue lo porta a interpretare con una certa libertà il concetto stesso di natura e naturalismo.
Egli utilizza inoltre i colori cangianti (si parla di “cangiantismo”). Nella tecnica pittorica ordinaria, per realizzare la zona d’ombra si prende il colore puro e gli si aggiunge il nero, in modo da perdere luce. Associando quindi il colore originario a quello annerito si ha la sensazione della perdita di luce. nei colori cangianti invece non si utilizza il nero, ma si associano dei colori più scuri (arancio e rosso, azzurro e blu …) che sono sempre pieni, puri. Questo consente di accentuare la saturazione del colore; il cromatismo è molto acceso e i colori sono carichi. La zona d’ombra non la si percepisce come privata di luce, ma solo più scura. Questo da quindi la possibilità di lavorare sul chiaro scuro senza però impoverire l’opera dal punto di vista cromatico e luministico (perché più un colore è saturo e puro più è luminoso). In questo senso quindi troviamo nella pittura di Michelangelo una tensione cromatica e muscolare.
Questo è solo un assaggio di quello che si troverà poi nella Cappella Sistina, i cui caratteri sono esattamente questi: una esaltazione continua anche del movimento. Il gruppo della sacra famiglia viene interpretato come se fosse quasi una scultura. Il movimento viene dato dalla torsione della Vergine, che ruota rivolgendosi verso Giuseppe, che raccoglie fra le braccia il figlio. Anche il figlio è in movimento, con le braccia tese a giocare con i capelli della madre. Non è una sacra famiglia di stampo tipicamente rinascimentale, come quelle di Raffaello Sanzio in cui tutto è in equilibrio, qui si descrive un movimento continuo. Anch’esso suggerisce, insieme ai colori e alla muscolatura, un’idea di tensione. Tensione che non è drammatica, ma più di serenità e vivacità. È un’interpretazione diversa da quella data dai contemporanei, che si affidano a una condizione quasi statica e celestiale, soprattutto nella rappresentazione delle madonne. Le madonne di Raffaello per esempio sono molto diverse. Tutto è staticamente in armonia.
Hai bisogno di aiuto in Dal Rinascimento al Romanticismo?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
×
Registrati via email