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Michelangelo - Pietà Bandini


Seconda pietà di Michelangelo: viene realizzata tra il 1550 e il 1555, grossomodo 50 anni dopo la prima. Questi anni sono molti, se riferiti all’attività degli artisti di questi secoli. La distanza tra le due opere è una distanza radicale, per una serie di ragioni. La prima e più importante è quella legata al concetto di bellezza. Il confronto fra le due opere consente di comprendere immediatamente l’evoluzione che Michelangelo subisce e la differente interpretazione della bellezza. Se nella prima, soprattutto nel volto del Cristo e della Vergine, si registrava un’impronta classicista, nella misura e nelle proporzioni della struttura piramidale, qui invece non c’è nulla di tutto ciò. I volti non sono oggetto di particolare interesse da parte di Michelangelo in termini di bellezza estetica, ma si coglie abbastanza chiaramente come i volti, in particolare quello della vergine, non siano finiti. Il livello di finitura del marmo è parzialmente grezzo. Viene lasciato volontariamente da Michelangelo non finito. Il “non finito” è in effetti uno dei caratteri della scultura matura di Michelangelo. Alcun parti non le finisce. Questo atteggiamento è in controtendenza con la prima pietà e più in generale con l’essenza stessa del rinascimento, che faceva della bellezza il proprio obiettivo primario. Qui Michelangelo vuol testimoniare il proprio disinteresse nei confronti della bellezza estetica, come un aspetto da subordinare ai valori tematici. Dovendo rappresentare la pietà quindi un momento particolarmente drammatico e doloroso della vita della sacra famiglia, Michelangelo non vuole distrarre il fedele attraverso una ricerca estetica, ma vuole indirizzare l’interesse sul tema e sull’aspetto drammatico nel suo insieme. Ragione per cui non solo non finisce l’opera e si disinteressa della bellezza ma cerca nella composizione nel suo insieme di accentuare gli aspetti del pathos, della tensione morale, spirituale, disinteressandosi dell’armonia compositiva.
Il gruppo scultoreo è assolutamente disarmonico. Il corpo di Cristo ha un andamento spezzato: la gamba ha una piegatura innaturale. Esso viene a fatica sorretto in parte dalla madre in parte da Nicodemo (uomo che accompagna il Cristo nel corso della sua vita), che giganteggia dietro, in parte da una Maddalena che è visibilmente sproporzionata. Ma questi aspetti, la disarmonia, l’interesse relativo per le proporzioni, tutto ciò che dovrebbe essere parte di un linguaggio rinascimentale, qui non lo troviamo. È in questo senso che Michelangelo da inizio al Manierismo. Quello che gli interessa è esprimere il senso, il significato religioso della pietà e della morte del Cristo. La scena è tra l’altro molto più verosimile della prima: se si immagina il Cristo deposto dalla croce e dato in mano ai parenti non si può immaginare una rappresentazione come quella della prima pietà in cui, come se fosse un bambino appena nato, viene tenuto in braccio senza sforzo dalla Vergine. È molto più verosimile che il corpo, un peso morto, venisse faticosamente sostenuto dai presenti. Per questa ragione la scultura si inserisce in un contesto storico diverso, che è quello già controriformista, in cui la Chiesa romana, minacciata dalla riforma di Lutero, trova nell’arte uno strumento attraverso cui poter rivendicare la propria centralità, cosa che verrà poi celebrata dalla arte Barocca. Nel 1600 verrà celebrato il rinnovato splendore della Chiesa romana e Roma diventerà un continuo cantiere, che subirà per un secolo profonde trasformazioni. Ma l’inizio di questa sensibilità si deve a Michelangelo e al manierismo.
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