Jacques-Louis David


David sottolineava l’aspetto educativo del museo, luogo in cui i maestri portano gli allievi e i genitori portano i figli. Il museo per David è una scuola in cui si può imparare e non una semplice raccolta di frivolezze. Gli studenti non sono vasi da riempire ma esseri pensanti, la natura li chiama e colgono il genio delle opere d’arte.
David nacque a Parigi nel 1748 e studiò nella sua città che in questo periodo era dominata dal gusto Rococò. Grazie alla vittoria del Prix de Rome (1774) riuscì ad emanciparsi da questo clima studiando per cinque anni i grandi capolavori italiani. Dopo il Prix de Rome nel 1781, influenzato dalle opere neoclassiche italiane, tornò in Francia basando le sue ricerche artistiche su uno stile sintetico e severo senza ornamenti superflui e soggetti frivoli tipici, invece, del Rococò. Egli pensava che le virtù morali e civiche del passato dovessero essere modello per il presente, infatti attraverso la rappresentazione di questi ultimi, diffuse e a volte anticipò gli ideali politici della rivoluzione.
David aderiva alle idee rivoluzionarie, infatti era un giacobino convinto e amico di Robespierre.
David svolse un ruolo importante nella vita pubblica e la sua attività politica si espresse soprattutto in ambito culturale con la riforma delle istituzioni artistiche, la soppressione dell’Accademia reale e la cura dei teatri e musei.
Napoleone Bonaparte era riuscito a dare visibilità alla sua figura e a ogni suo gesto servendosi di artisti e artigiani diretti dal ministro Jean-Baptiste Colbert, quindi promuovendo la sua immagine attraverso l’arte e plasmando il gusto di un’intera epoca con lo stile impero. In questo contesto storico culturale si colloca l’opera di David che riuscì prima a diffondere gli ideali della rivoluzione e in seguito ad elaborare la propaganda dell’impero napoleonico, diventando il suo pittore ufficiale. Egli esaltò la grandezza napoleonica utilizzando immagini allegoriche che trasfiguravano la storia contemporanea in mito.
La ritrattistica napoleonica di David è classificabile come produzione celebrativa nonostante David impiegasse in queste opere una grande qualità tecnica e soprattutto una sincera adesione agli ideali del suo tempo. Infatti egli dimostrò la sua passione politica quando, dopo la caduta di Napoleone, affrontò l’esilio a Bruxelles fino alla sua morte (1815).


Opere


- Il Giuramento degli Orazi (David, 1784-85, olio su tela, 300x425 cm, Parigi, Musée du Louvre)
- Morte di Marat (David, 1793, olio su tela, 162x128 cm, Oldmasters museum, Bruxelles)
- Il Belisario che chiede l’elemosina (David, 1781, 288x312 cm, Palais des Beaux-Arts, Lille)
- I Littori riportano a Bruto i corpi dei figli (morti) (David, 1789, olio su tela, Musée du Louvre, Parigi)

Il Giuramento degli Orazi

Il Giuramento degli Orazi è una pittura di soggetto storico, epico-celebrativa di età neoclassica. Venne commissionata dalla corona francese, infatti, nonostante molti credano che rappresenti la Rivoluzione francese questo non è possibile sia visti i committenti e sia perché la Rivoluzione francese avverrà quattro anni dopo. E’ stato eseguito a Roma durante il secondo soggiorno in questa città di David e presentato al Salon parigino del 1785 dopo esser stato conservato per un po’ a Roma.
Per il soggetto David si ispirò alle vicende degli Orazi narrate da Tito Livio ma anche all’Horace di Pierre Corneille.
L’episodio racconta che nel corso della guerra tra Roma e Albalonga nel VII sec. A.C. , le due fazioni decisero di risolvere il conflitto con uno scontro diretto tra tre fratelli albani (i Curiazi) e tre fratelli romani (gli Orazi). Dopo la vittoria degli Orazi, l’unico superstite uccide la sorella Camilla perché piangeva per la morte di un Curiazio con cui era fidanzata.
Inizialmente David voleva eseguire il disegno in base alla versione di Tito Livio, successivamente decise di abbandonarlo per rappresentare un momento che non trova riscontro nelle fonti: il momento in cui i tre giovani Orazi giurano solennemente di essere disposti a sacrificare la loro vita per la patria davanti al padre.
Il punto focale del quadro è la mano sinistra del padre che solleva in alto le tre spade.
Verso le sue mani convergono gli sguardi del gruppo in primo piano e le braccia tese dei giovani, due dei quali, contro l’uso corrente, giurano con la mano sinistra.
L’uniformità del gesto unisce simbolicamente la volontà dei tre fratelli.
A questa determinazione virile si contrappongono i gesti compassionevoli delle donne, situate in secondo piano entro la terza arcata. Tra le donne vediamo rappresentata la madre degli Orazi che stringe a sé i suoi nipotini e poi altre due donne ormai rassegnate alle conseguenze: Sabina (moglie di un Orazio) e Camilla (sorella degli Orazi).
Anche il disegno sottolinea la distinzione tra i personaggi maschili e quelli femminili, infatti, l’anatomia muscolare degli uomini è tesa e potente con contorni netti e linee rette che rappresentano la loro severa intransigenza morale. Le donne invece sono raffigurate con uno stile morbido che mette in rilievo un linearismo fluente e uno sviluppo circolare della composizione, infatti il gruppo delle donne può essere inscritto in una semicirconferenza che parte dal piede sinistro di Sabina e attraverso il corpo della madre e di Sabina stessa, si chiude nel braccio di Camilla.
La posa ricurva di Camilla è speculare a quella della madre.
Con questo quadro David dimostra che il pittore non deve essere solo un illustratore ma propone delle soluzioni ai problemi che devono essere presi in considerazione. In questo caso, in questo periodo i cittadini devono scegliere se vivere per la patria o per la famiglia e rappresentare un giuramento significa invitare le persone ad agire per la patria.

Morte di Marat

Marat era il direttore del giornale “l’amico del popolo” dal 1789. Il 13 Luglio 1793 fu assassinato dalla girondina Charlotte Corday mentre si faceva il bagno.
Visto il periodo rivoluzionario, questo omicidio fu una possibilità di propaganda, quindi la convenzione nazionale chiese a David di immortalare la morte di Marat.
In questa pittura David limita il minimo gli elementi che permetterebbero di situare la scena, infatti non ci sono riferimenti né all’abitazione né all’assassina.
Non ci sono indumenti per classificare la scena nella cronologia: Marat è nudo nella vasca.
Troviamo però alcuni simboli dell’attività rivoluzionaria, ossia la penna e i fogli, del senso civico, ossia la lettera della sofferenza quindi il bagno e della morte eroica con il coltello insanguinato. Questi simboli descrivono Marat come valoroso eroe che offre la sua vita per la realizzazione degli ideali rivoluzionari.
Il Belisario che chiede l’elemosina
Il Belisario era un generale caduto in disgrazia che lavorava per Giustiniano. Si pensava che avesse fatto dei gravi errori e che quindi lo avessero fatto cadere in disgrazia. Diventato anche cieco, decide di mettersi ai piedi di un tempio ancora vestito da generale, accompagnato da un bambino che lo aiuta a chiedere l’elemosina. Nel quadro vediamo una donna che mette l’elemosina all’interno dell’elmo rovesciato. Dietro di lei vediamo un soldato che appare stupito perché riconosce l’uomo in quelle condizioni.
Con quest’opera David ci insegna diverse cose:
- La gloria non è per sempre
- Cosa significa la vecchiaia accompagnata dalla cecità, facendo una riflessione sulla vita
- Nonostante la presenza dell’elmo rovesciato che significa la caduta della gloria, non è un quadro pessimista, infatti il Belisario protegge il bambino diventando per lui un punto di riferimento. In quest’ultimo punto troviamo il positivismo davidiano nel momento in cui ci fa capire che bisogna mantenersi forti anche nelle avversità.
I littori riportano a Bruto i corpi dei figli (morti)
Il dipinto è stato realizzato nel 1789 ma non è chiaro se è stato realizzato dopo la Presa della Bastiglia o prima della Rivoluzione.
L’opera segna accanto alla “Morte di Socrate” e “Il Giuramento degli Orazi” l’apice del neoclassicismo francese. In questo quadro il protagonista è Bruto (non quello di Giulio Cesare). I suoi figli non sono d’accordo al passaggio a Roma dai regni alla repubblica, quindi si macchiano di alto tradimento. Siccome Bruto, invece, sosteneva questa causa è lui stesso a denunciarli facendoli finire in carcere.
Questo perché all’epoca a Roma vigeva il patriarcato con la figura del Pater Familias che decideva tutto, compresa vita e morte dei familiari.
Sulla destra vediamo la madre e le sorelle di Bruto con delle pose particolari: una si copre il viso e tutte piangono. Queste ultime non si oppongono per il loro impegno per la patria ma non sono d’accordo.
Nell’immagine raffigurata, Bruto capisce che stanno passando i figli morti ma non si gira perché li ritiene comunque traditori.
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