Donato Bramante (soprannome paterno) - Urbino, 1444; Roma, 1514.

Dopo gli studi, era già attivo a Milano, dove fu in rapporti strettissimi con Leonardo. Bramante si reca a Roma durante il pontificato di Giulio II: comincia grandi imprese architettoniche che abbelliscono Roma e segnano gli albori dell’architettura del Cinquecento.

Il disegno - Bramante ha come riferimento Piero della Francesca per la pittura prospettica e l’Alberti per la classicità. Il Nudo Maschile: uomo seduto, braccio destro sollevato, mano sinistra appoggiata a un sostegno, le gambe divaricate e piegate (la sinistra leggermente) e la testa sollevata. Il corpo segue un avvitamento dal basso verso l’alto e da sinistra a destra ed è visto prospetticamente. Attenzione alle proporzioni e all’anatomia. Utilizzo del chiaroscuro per rilevare alcune parti del corpo con la biacca. Un segno sottile e leggero delinea piedi, mani e avambracci.

Cristo alla colonna - molto realistico, nel 1490 era nell’Abbazia di Chiaravalle e ora in deposito nella Pinacoteca di Brera. L’interno è classico, e il Cristo è appoggiato a una colonna (o pilastro) dai motivi vegetali dorati. Gesù è a mezzo busto e il colorito è realistico, anche della corda al collo, che gli annoda gli arti: la pelle e i muscoli lasciano affiorare le vene nel braccio destro e il costringersi delle carni alla stretta della corda nel sinistro. Le ombre modellano il corpo perfetto e classico nelle proporzioni e barba e capelli sono inanellati e illuminati dai riflessi luminosi. Gli occhi sono chiari e raffigurano un uomo misero e sofferente. Dalla finestra alla sua destra vi è un paesaggio con acque e rocce e penetra la luce che illumina un calice d’oro sul davanzale. Giovan Paolo Lomàzzo apprezza l’opera.

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