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Il rinascimento e Filippo Brunelleschi

Il recupero dell’arte classica e la scoperta della prospettiva, portò alla nascita di una nuova corrente culturale, il Rinascimento. Nacque in Italia durante il 400’ e 500’ e si diffuso poi per l’Europa. I maggiori esponenti furono principalmente tre: Brunelleschi (Architettura), Masaccio (Pittura) e Donatello (scultura).

Filippo Brunelleschi il più anziano del gruppo, in particolare, fu il punto di riferimento per gli altri due e a lui si deve l’invenzione della prospettiva e la definizione del nuovo linguaggio architettonico rinascimentale.Questo si basa soprattutto sull’applicazione della razionalità di matrice umanistica ma anche matematica. In quel periodo l’umanesimo significava l’applicazione della chiarezza mentale alla creazione delle opere dell’uomo.Del resto tutta l’opera di Brunelleschi: sia artistica e architettonica, sia teorica, può essere letta come una ricerca matematica: ricerca di relazioni geometriche, di rapporti matematici, di leggi fisiche e meccaniche.

Brunelleschi nacque a Firenze nel 1377 e iniziò la sua carriera come orafo e scultore, nel 1401 partecipò al concorso per la seconda porta del Battistero di Firenze.

Il tema imposto ai concorrenti era il sacrificio di Isacco e venne loro chiesto di realizzare il rilievo in una formella quadrilobata. Tra i concorrenti vi erano: Brunelleschi e Ghilberti, entrambi poco più che ventenni, ed è interessante confrontare le due formelle perché, sebbene il soggetto sia uguale, appaiono profondamente diverse per l’interpretazione che i due artisti ne dettero.


La prima immagine: la formella di Ghilberti, procedendo da sinistra verso destra, dispone i personaggi con ordine, come le parole in una pagina del libro: l’asino e i servi che dialogano, la quinta rocciosa sulla cui sommità si trova l’ariete che verrà sacrificato al posto di Isacco, Abramo, con il figlio inginocchiato sull’altare e l’angelo portavoce del volere divino, che interviene per impedire la tragica azione. La drammaticità dell’evento si tempera sull’equilibrio della composizione e l’eleganza formale che si mostra.
Nella seconda immagine: la formella di Brunelleschi dove i personaggi sono sempre gli stessi ma la prospettiva ha cambiato lo schema compositivo, procedendo da basso verso l’alto. Lo sguardo dell’osservatore si concentra soprattutto sulla tensione e il tentativo quasi di fuga di Isacco, posto al centro, dove si incrociano anche le braccia del padre che sta per colpire e il braccio dell’angelo, il quale irrompe in scena un attimo prima della tragedia. I piani sono scanditi in profondità, tutto avviene simultaneamente e la vivacità della scena è tale che le figure sembrano oltrepassare la cornice.

I membri della giuria, scelsero Ghilberti come vincitore anche se furono sorpresi dalla grande forza espressiva dell’opera di Brunelleschi. Ghilberti la tradizione e inoltre aveva impiegato meno materiale per la realizzazione della formella. Ma da lì a pochi anni, Brunelleschi si trovò nuovamente a fronteggiare Ghilberti in un importantissimo concorso cittadino e le cose si svolsero diversamente.

Nel 1418, il poco più che quarantenne Brunelleschi, si trovò infatti di fronte a Ghilberti, per la copertura della cattedrale di Firenze, fra tutte le proposte avanzate da maestri provenienti da ogni parte della Toscana e dell’Italia, l’Opera del duomo scelse quella di Brunelleschi.


Era la cupola più grande del mondo e rimane tuttora la più grande cupola in muratura mai costruita. Ha un diametro di circa 42 metri. Il metodo che Brunelleschi usò consistette nel realizzare una cupola autoportante, cioè in grado di sostenersi da sé durante la costruzione senza rifarsi al metodo romano di costruzione a calotta o a quello medievale delle centine. Brunelleschi propose di alzare la cupola senza armature, impiegò macchine innovative che egli stesso progettò. L'organizzazione del cantiere e la disponibilità di macchine capaci di spostare e sollevare ad altezze considerevoli pesi enormi giocarono un ruolo decisivo nella costruzione della cupola. Brunelleschi non lasciò né disegni né descrizioni verbali delle diverse macchine che ideò e utilizzò. Tuttavia, il carattere eccezionalmente innovativo delle sue macchine attirò l'attenzione dei più famosi ingegneri del Quattrocento che ce ne hanno tramandata testimonianza. Anche Leonardo da Vinci disegnò nei propri taccuini con estrema cura le principali macchine impiegate da Brunelleschi per la costruzione della cupola.

A partire dal 1420 Brunelleschi, diresse personalmente i lavori fino al 1436. Realizzò un’impalcatura aerea che s’innalzava gradualmente, appoggiata su una piattaforma di legno posta sopra il tamburo, realizzò cosi una doppia cupola perchè se fosse stata di muratura sarebbe stata troppo pesante.


Ancora oggi è presente il sistema di scale e corridoi che permette di salire dalla base della cupola fino alla lanterna, posta a 105 metri da suolo. Il 25 marzo 1436 la cupola fu inaugurate da papa Eugenio IV. Negli anni successivi all’inaugurazione, Brunelleschi progettò anche la lanterna e le quattro absidiole, realizzate dopo la morte.

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