Realismo

Tendenza del gusto legata all'ambito francese che vuole rappresentare il vero e la quotidianità.
In Europa si afferma in contesti variegati e diversi tra loro, ma che hanno in comune una posizione definita da un anti-accademismo spiccato, distacco dalle norme e dalle regole e una volontà di rottura con il passato.
La pittura è non idealizzante, che non mira alla rappresentazione del bello irreale, ma della realtà senza alcun filtro o forme di abbellimento.
Si riscontra, quindi, una certa novità nei soggetti dipinti:
Il paesaggio ha una sua autonomia, non è più solo un fondo o un contenitore.
Lo scenario è costituito da rappresentazioni di vita quotidiana, del lavoro per esempio
Nella ritrattistica, vediamo una ripresa del ritratto, ma con un altrissimo grado di introspezione psicologica e aderenza al vero senza connotazioni idealizzanti. I rappresentati sono: Courbet, Millier.

Naturalismo → Zola : rappresentazione scientifica della realtà sull'orma del positivismo filosofico.
Gli artisti desiderano esporre le loro opere al Salon (Salon Carré), ma saranno difficilmente accettate; per questo motivo, Courbet aveva previsto di aprire un suo spazio espositivo a pagamento nel 1855, nel Pavillon du Réalisme.
1863 → Salon des Indipendents, altri artisti (non accettati al Salon) riescono ad esporre le loro opere
1903 → Salon D'Autaumne, il Salon si apre anche a concezioni più moderne di pittura

Courbet

Tra i realisti, l'arte di Courbet è sempre coerente, fatta sia dalle opere che da ciò che viene scritto dall'artista. Infatti, proprio questo artista è il massimo interprete del realismo.
La sua pittura ha avuto una svolta decisiva nel 1848, quando, in occasione dei moti, deciderà di partecipare alla vita politica servendosi dell'arte come strumento per innescare dei cambiamenti sociali. Infatti, egli sostiene che l'arte possa essere uno strumento democratico per effettuare questi cambiamenti.
Non aveva seguito studi tradizionali presso un'accademia, ma si era formato grazie al Museo del Louvre → amava la pittura di Goya e quella rinascimentale italiana, così come quella di Delacroix
Non pensava che l'arte potesse essere insegnata, ma fonda una scuola in cui si cironda di giovani già portati per l'arte e mostrava loro i suoi quadri, senza alcuna nozione in stile accademico.
Secondo la sua opinione, l'artista doveva riportare solo ciò che vedeva, senza filtri.
Pensava, inoltre, che l'arte potesse intervenire nel mondo e cambiare la società contemporanea.

“L'Atelier del Pittore”, 1854-1855, Musée d'Orsay, Parigi
In questo studio dell'artista caratterizzato da colori poco definibili e sui toni dei marroni, vi è un folto gruppo di personaggi sulla scena, che hanno un significato simbolico. Non si vede perfettamente lo spazio rappresentato realizzato con l'uso della spatola, con cui stende il colore.
Lui si rappresenta al centro dell'opera mentre sta portano a conclusione un'opera in cui viene rapresentato il paesaggio → secondo alcuni storici, ci si trova davanti a un “quadro nel quadro”
C'è un contrasto netto tra il paesaggio del quadro estremamente definito e l'atelier che non prevde figure con linee di contorno finite avvolte da un auerea fumosa.
Artista al centro del suo mondo
Bambino al suo fianco che, con grande sorpresa, osserva l'opera dell'artista: rappresenta lo stupore e la spontaneità di fronte all'arte
Vi è un altro bambino che, sdraiato per terra, si accinge a disegnare: spontaneità di chi si avvicina all'arte senza schemi prefissati
Figura femminile nuda: non è una donna idealizzata, tratta dal genere mitologico, ma è resa in tutte le sue forme e nella realtà; rappresenta la nuda verità della pittura che deve rappresentare solo e soltanto il vero
A destra: coloro che vivono dell'arte, che sono resi vivificati dall'arte; non sono oppressi dalle difficoltà della vita (non hanno la testa china) e rappresentano i suoi amici (Baudelaire intento alla lettura, due mercanti che si occupano della diffusione dell'arte, donna resa con un mantello di grande pregio, Champs Fleurie, Bruillard)
A sinistra: mondo oppresso dalle difficoltà, soffocata dai bisogni materiali, ancora legata ai dogmi e alle tradizioni dell'accademia e che è impegnata nel vivere la quotidianità della vita senza dedicarsi all'arte (bracconiere con i suoi cani, Cristo o San Sebastiano crocifisso, riferimenti a storia contemporanea come donna irlandese che sta allattando il suo bambino → crisi irlandese, un prete, un rabbino). È un'umanità semplice.
Le figure sono rese a grandezza naturale e con realismo che rifiuta ogni sorta di idealizzazione.
Le figure sono vere, salde nello spazio → trattamento del colore libero e vario.
Punto da cui proviene la luce: destra → sembra inondare l'incarnato della donna, rispetto ai colori bruni delle varie figure.
Questa sorta di nebbia che avvolge lo scenario dà allo spazio una sorta di poesia → Lo spazio è reso sommariamente, che genera quest'atmosfera.
È un dipinto innovativo nella storia dell'arte perché lui e la sua arte sono al centro del dipinto, cioè del mondo.
Influenze:
Las Meninas, Melasques → il pittore si ritrae mentre rappresenta una grande tela, MA posizione secondaria dell'artista

“Gli Spaccapietre”, 1849, Dresda, Gemäldegalerie

L'opera è andata distrutta dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Era stata esposta al Salon nel 1850, ma aveva shockato il pubblico.
Rappresenta due uomini intenti a lavorare → lavoro molto umile.
La rappresentazione è diretta e senza filtri, impietosa della realtà.
Il più vecchio dei due, sulla destra è chino, in ginocchio intento a spaccare le pietre. L'altro, il più giovane, sta in piedi.
Non vediamo il loro volti, ma solo le mani e i loro strumenti. La composizione si allontana in modo netto dal neoclassicismo.
I due si trovano sul bordo della strada sotto il sole cocente.

In una lettera all'amico Champs Fleuries (pseudonimo di Jules Husson, critico d'arte francese che aveva difeso la posizione degli artisti realisti), lo scenario viene descritto:
vecchio = in ginocchio, appoggiato su un mucchietto di paglia, pantaloni con toppe, calzini consumati
giovane= con pantaloni del padre, una bretella per tenerli, vestiario sgualcito
Il pittore assiste a questa scena ogni giorno.

Il fondo scuro (montagna imponente) fa spiccare i colori più chiari delle camice dei due lavoratori. Dominano i colori scuri, terrei, con una pittura densa di ombre e realista, poiché indaga ogni elemento della realtà (attrezzi) e sulla consistenza delle cose.
Questa parte di realtà così oggettiva non è mai stata indagata → non è pù una pittura di genere mitologico o storico, in cui si rappresentano eroi e imperatori noti.
Si esaltano come gli eroi di questo nuovo momento sociale siano due persone sconosciute.
Coulbert insiste sul mostrarci gli abiti sgualciti e consumati, così come faceva Zola nelle sue opere in cui si descriveva la società del tempo.

Jean François Millet

Considerato uno dei più importanti rappresentanti del realismo francese
Millet si cimenterà nelle opere di paesaggio e di figure nella campagna francese → alza molto la linea d'orizzonte per rendere al meglio il primo piano.
Fa parte di un gruppo detto “Scuola di Barbizon” → paese non lontano da Parigi.
A questo gruppo appartenevano artisti (Rousseau) che amavano rappresentare il paesaggio francese.
Pur collocandosi nell'ambito di questa scuola, non riuscirà mai a privilegiare il paesaggio rispetto alle figure, poiché esse sono centrali nell'opera.
Nuova iconografia → iconografia rurale

Le Spigolatrici, 1857, Musée d'Orsay, Parigi

Racconto della campagna francese, conosciuta benissimo dall'artista poiché figlio di contadini.
Le donne dovevano compiere lavori durissimi per sopravvivere → raccolgono spighe di grano, ciò che rimane dopo che il raccolto è avvenuto (si accontentano di poco).
Spighe di grano : poche pennellate dorate e piene di luce (anch'essa dorata).
Gli abiti sono laceri e fatti di tessuti molto poveri → copre la camicia bianca con un coprimanica per non rovinarla.
Non vediamo i volti (come negli Spaccapietre), solo i lineamenti molto scuri, come le mani nodose.
Il lavoro è condotto con grande dignità e le tre si muovono in contemporanea.
Vi è un netto contrasto tra il fondo (ricchezza dei govoni) e il primo piano (povertà delle donne).
Tema centrale: resa delle tre figure rispetto al paesaggio → volumi e forza delle figure che emergono rispetto al fondo influenzata da Michelangelo.
Rispetto a Coullbert, Millet rende un'accettazione cristiana delle condizioni sociali in cui l'uomo è posto.
Coullbert → durezza
Millet → lirismo, poesia
La visione del mondo di Millet non prevede rivoluzioni come Coullbert (esiliato in Svizzera per aver abbattuto la colonna in Place Vendome a Parigi).
Le figure non aspirano ad altro, ma accettano la loro umile condizione con cristianità.

Angelus, 1857-1859, Musée d'Orsay, Parigi

Vengono riprese le stesse tonalità cromatica e la stessa atmosfera cromata delle spigolatrici. Si denota la capacità dell'artista di rendere la luce nei diversi momenti della giornata.
Angelus= preghiera recitata dai contadini al rintocco delle campane al mattino, a mezzogiorno e alla sera.
Frequentando i campi fin da bambiano, riesce ad utilizzare al meglio questo luogo.
La scena si svolge alla sera e rappresenta due contadini che, al rintocco della campana che si staglia sul fondo, interrompono il loro lavoro per pregare. Le due figure, come ne “Le Spigolatrici” le
figure sono salde; per questo motivo e per la loro tridimensionalità, riprendono le figure di Michelangelo.
Millet sa connotare le figure attraverso i loro vestiti consumati, gli attrezzi abbandonati a terra.
Millet sa esprimere un tono lirico, di atmosfera intima e quasi musicale che è descritta al meglio dall'autore. Il fondo è caratterizzato sempre da un campo dorato, la cui linea di orizzonte è molto alta e il campo si estende in lontanza.
Le figure sono in penombra, poiché non è interessato alla resa dell'individualità, più alla loro postura china, a testa bessa, in preghiera.
Nell'ambito di questi toni bruno-giallastri, Millet pone nelle sue opere una sorta di visione cristiana → la durezza del lavoro e la fatica, che non vengono ripagate adeguatamente, accettata cristianamente dai due contadini.
È una fatica quotidiana a cui è impossibile sottrarsi → quest'opera diventa un'icona popolare presso i contadini poiché carica di vita contadina e di significati simbolici.
Vi è un pacato e intenso rituale contadino.
L'artista sa rendere la consistenza materica delle cose (es vestiti ruvidi,fatti di panni pesanti). Lavora su toni cromatici tratti da colori complementari, spesso utilizzati da Millet, ma in una condizione di luce che essi vengono smorzati.
Il colore della giacca del contadino rispetto ai suoi pantaloni è complementare → giacca=arancio, pantaloni= blu, MA colori smorzati dalla luce che viene dal fondo a sinistra.
Come simboli di iconografia rurale: strumenti del lavoro → in questa rappresentazione, nell'atmosfera della cristianità, essi sono attributi della loro condizione.
Le figure emergono dal fondo.

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