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Courbet e il padiglione del realismo

Il Realismo si affermò a partire dal 1850; esso consiste nel rappresentare in maniera veritiera la realtà quotidiana nella varietà dei suoi soggetti, che sono umili e “popolari”, attraverso uno stile semplice.
I massimi rappresentanti del Realismo sono:
Honoré Daumier: caricaturista degli anni ‘30
Jean-François Millet: dipingeva la realisticità della vita dei contadini soffermandosi sulla rappresentazione della fatica che il loro lavoro comportava.
Gustave Courbet: attingeva alla quotidianità per i propri soggetti (spaccapietre, pompieri, abitanti del suo villaggio natale) al fine di rappresentare il proprio tempo; inoltre, traeva ispirazione sia dai più grandi artisti che lo precedettero, sia da fonti meno elevate, per essere compreso da un pubblico più ampio. In seguito si concentrò sulla pittura di paesaggi, anticipando una fase impressionista.

Courbet e il Padiglione del Realismo
Nato da un’agiata famiglia di agricoltori, Courbet ebbe una formazione frammentaria. La sua prima produzione artistica fu perlopiù ritrattistica ed egli adottava uno stile tradizionale. A partire dai moti parigini del 1848 egli decise non solo di rappresentare la società, ma anche di contribuire, attraverso la propria arte, a cambiarla e migliorarla.Nel 1855 inviò alcuni quadri all’Esposizione Universale di Parigi che furono però rifiutati. Decise quindi di organizzare una propria mostra, nel Padiglione del Realismo, in cui proponeva opere che si allontanavano dalla tradizione e dai suoi soggetti mitologici e storici come dall’arte sacra, in favore di soggetti popolari. A suscitare scandalo era soprattutto il fatto che queste scene di vita quotidiana non fossero dipinte in piccolo formato, come era usanza, ma su grandi tele normalmente riservate all’arte storica. La sua fase realista durò dal 1848 al 1855.
“Gli Spaccapietre” (1845):L’opera fornisce un esempio dell’ideologia artistica di Courbet di questo periodo; infatti, l’equilibrio compositivo non è pienamente rispettato e l’artista sembra voler denunciare l’inumana fatica dei due lavoratori.
“Seppellimento a Ornans” (1849):L’opera raffigura la prima inumazione del nuovo cimitero di Ornans. Il defunto è un contadino, partente dell’artista, e i partecipanti alla cerimonia sono tutti ritratti a grandezza naturale e dal vivo; essi possono essere divisi in tre gruppi:
1. I religiosi, a sinistra (con due chierichetti e quattro becchini che reggono la bara)
2. Le autorità civili e il sindaco, al centro
3. Le donne piangenti a destra
A conferire dinamicità al quadro è il fatto che questi gruppi sono disposti su piani più o meno avanzati. Il crocefisso presente sullo sfondo conferisce solennità alla scena. Nel dipinto dominano tonalità scure, ma vi sono alcune macchie luminose che contrastano con esse. E possibile notare alcune infrazioni di norme artistiche come le figure tagliate ai margini della tela e l’assenza di un vero protagonista, dovuta alla volontà del pittore di conferire a tutte le figure rappresentate la stessa dignità artistica.
“L’atelier del Pittore” (1855):è l’opera più celebre e complessa di Courbet. Al centro dell’opera vi è lo stesso Courbet intento a dipingere un paesaggio; ad osservarlo, una modella nuda, simbolo della Pittura, e un bambino.
Lo circondano due gruppi di figure:
1. I personaggi con cui ha condiviso il proprio percorso artistico, a destra
2. Figure che incarnano categorie sociali, poteri, istituzioni (fra cui l’imperatore Napoleone III e l’allegoria della Povertà, rappresentata da una donna che allatta un bambino).
Tra realismo e allegoria, l’opera è sia una dichiarazione di poetica sia una sorta di autobiografia artistica. Essa contiene tutti gli interessi dell’artista (la pittura di paesaggio, il nudo) ma anche tutto ciò che egli rifiuta, come la pittura accademica, rappresentata da un manichino che ricorda Sant’Agostino, sullo sfondo, e il romanticismo, simboleggiato da un pugnale, da un cappello piumato e da uno strumento musicale che giacciono a terra. Alle pennellate rapide e indefinite si alternano dettagli molto precisi, che riguardano, ad esempio, il paesaggio che l’artista sta raffigurando sulla tela.
Nella maturità Courbet si dedicò perlopiù a nature morte e paesaggi, in cui si concentrò maggiormente nell’esecuzione piuttosto che nella scelta dei soggetti.
“L’Onda” (1870):L’opera, rappresentativa di questa fase, riproduce attraverso grandi pennellate materiche la forza della natura. Infatti, l’onda, da elemento liquido sembra quasi trasformarsi in una roccia per la potenza e la solidità che le vengono conferite.
Accusato di aver collaborato alla “Commune” di parigi, Courbet venne arrestato e imprigionato e infine costretto ad esiliarsi in Svizzera.

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