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Gli spaccapietre - Gustave Courbet

Viene da una serie di disegni di Courbet quando torna nel suo paese di origine. Vengono rappresentate persone che lui incontrava sempre nella strada di casa. Spaccano le pietre per fare spazio alle ferrovie. C’è un uomo anziano con un ginocchio appoggiato per terra sulla paglia per non farsi male durante il lungo lavoro. I vestiti sono umili e rovinati (pantaloni e scarpe bucati). Lo sfondo non si vede bene. In alto a destra c’è una piccola parte bianca che rappresenta la speranza. I volti non si vedono bene ma in realtà l’importante è ciò che stanno facendo. È una denuncia al progresso, che causa lo sfruttamento di molte persone. Si vede una specie di gavetta, che i lavoratori si sono portati dietro. Tutti i colori sono terrosi e scuri; sono quelli della lana grezza e del cotone grezzo. Courbet non è proprio un autodidatta. Le linee di contorno sono piuttosto marcate e l’intensità del chiaroscuro richiama con i colori caldi e contrastati, le opere di Caravaggio. Courbet dice di non aver inventato niente ma di aver descritto semplicemente la realtà che vede. C’è quindi una fedeltà del vero.

Altro protagonista del realismo, oltre a Courbet, è Millet. Anche lui parla del lavoro, ma di quello fuori della città, che riguarda la provincia. Lo fa in una maniera “ideale”. Nelle città gli orari di lavoro erano strazianti e il lavoro era ripetitivo. C’era stato l’abbandono delle campagne. Rappresenta la fatica dei lavoratori delle campagne ma pensa che il fatto che essi lavorino in campagna invece che nelle industrie delle città diano loro dei valori persi con l’industrializzazione.

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