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-Umberto Boccioni-

Umberto Boccioni è stato l’esponente più significativo del Futurismo e ad esso ha contribuito a livello teorico con numerosi scritti.
A Roma nel 1901 conosce Gino Severini, con il quale frequenta lo studio di Giacomo Balla, avvicinandosi così al Divisionismo, un movimento pittorico che indagava i principi scientifici che stanno alla base della diffusione della luce e della percezione dei colori.
Dopo i soggiorni a Venezia, a Parigi e in Russia, si stabilisce a Milano, dove si interessa alle dinamiche della società industriale e alla filosofia di Bergson, da cui in parte assume i concetti di simultaneità e dinamismo.
L’incontro con Marinetti nel 1910 segna per Boccioni l’adesione al Futurismo.
Nella pittura Boccioni attua la scomposizione delle immagini per creare una nuova visione simultanea della realtà in modo da creare un senso di dinamismo.
Lo scoppio della prima guerra mondiale porta Boccioni ad abbandonare il Futurismo per una fase più meditativa e un linguaggio pittorico che richiama Paul Cézanne.

-La Città che Sale-

La Città che Sale è un dipinto ad olio su tela di Umberto Boccioni, realizzata tra il 1910 e il 1911.
L’opera ebbe una lunga e complessa gestazione e il titolo ‘La Città che Sale’ (La Ville qui Monte) gli venne attribuito dopo che era stato esposto alla prima mostra di pittura futurista a Parigi, infatti inizialmente si doveva chiamare ‘Il Lavoro’.
Boccioni in questo dipinto realizza una sintesi del lavoro, della luce e del movimento.
Sulla scena vi sono delle proiezioni di uomini confrontarsi con dei cavalli da traino, trasformati in simboli della vitalità e del dinamismo universale.
Il tratteggio del segno pittorico è dinamizzato, mentre si denota un complesso cromatismo.
I gruppi di uomini sono moltiplicati a causa della visione simultanea, così come i cavalli che scorrono davanti a palazzi, fabbriche, al tram elettrico dietro al muretto in alto a sinistra.

-Forme Uniche della Continuità dello Spazio-

Forme Uniche nella Continuità dello Spazio è una scultura di Umberto Boccioni in bronzo, realizzata nel 1913.
È un esempio di simultaneità scultorea, ossia la statua dà l’idea di essere un corpo in moto.
Probabilmente soggetto di quest’opera è un atleta, visto che sembra essere un corpo in marca, in corsa.
Il suo sembra un avanzare eroico e fiducioso, con l’obiettivo di conquistare tutto ciò che gli sta davanti; quindi il simbolismo non manca nell’opera.
A venire esaltati sono, dunque, il coraggio di affrontare il futuro e la voglia di guardare al futuro e di plasmarlo secondo la propria volontà.

Per accentuare l’impressione di dinamismo, la scultura è realizzata con linee curve, concave e convesse, che, essendo in bronzo lucidato, danno anche senso di rilievo alla forma e fanno sì che la luce renda ancora più il senso di dinamismo.
Nonostante la scultura alluda ad un corpo umano e al movimento dei muscoli, risulta priva di braccia.
Il movimento in avanti l’ha fatta spesso accostare alla Nike di Samotracia.
Viene considerata uno dei capolavori del periodo ed è anche presente nella moneta da venti centesimi di euro italiana.

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