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I mosaici di Sant'Apollinare Nuovo

INTRODUZIONE:

Caduto l’impero romano d’Occidente, entra in Ravenna Teodorico, re dei Goti, col quale l’eresia ariana avrà piena libertà di culto poiché professata dallo stesso sovrano.
Sotto di lui viene dunque eretta la Basilica di Sant'Apollinare Nuovo.

L’edificio ha subìto, nel corso dei secoli, molte trasformazioni che, oltre a modificarne le proporzioni, rendono difficile comprendere quale fosse in origine la struttura della basilica.

BREVE STORIA DELLA BASILICA:

La basilica fu eretta sotto Teodorico, per il culto ariano.
Morto Teodorico, Giustiniano la donò invece alla chiesa ortodossa.
Il vescovo Agnello, fiero avversario di ogni eresia, la riconsacrò con il nome di “san Martino”. Egli distrusse la parte centrale della fascia inferiore della chiesa, in modo da eliminare le immagini di Teodorico e dei suoi sudditi, considerati eretici. Al loro posto è stato invece inserito il mosaico di una processione.
L’edificio assume il nome attuale quando le reliquie di Sant’Apollinare vengono portare qui dalla basilica di Classe, per sottrarle alle ruberie dei pirati adriatici.
Nel millecinquecento, a causa di un abbassamento del terreno, viene rialzato il pavimento ed il colonnato con gli archi, tagliando la parete soprastante fino ai mosaici. La chiesa risulta dunque più bassa rispetto a quella che era in origine.
Sempre nel XVI secolo viene costruita una nuova abside molto profonda che, danneggiata poi dopo l’ultima guerra, fu nascosta dietro un’altra, fatta sulle fondamenta di quella antica. Essa, essendo priva di mosaici e scarsamente illuminata dalle finestre, diminuisce la luminosità data dai mosaici presenti sulle pareti.

ANALISI DI ALCUNI MOSAICI:

Analizziamo brevemente qui di seguito i principali mosaici presenti nella basilica:

SAMARITANA AL POZZO: Questo mosaico fa parte del gruppo di mosaici che, nella basilica, raffigurano miracoli o parabole. Interessante è notare con quanta naturalezza sono stati rappresentati la donna piegata in avanti che attinge acqua dal pozzo, i montanti della carrucola ed il secchio pieno d’acqua, nonché il prato verde tutt’intorno. Tale naturalezza risulta però annullata dallo sfondo dorato, che dona luce ed isola i personaggi, e dal Cristo che, mentre benedice la donna, guarda nel vuoto, fisicamente vicino ma spiritualmente lontano. Questo personaggio risulta essere messo ancora più in risalto dalla veste bianca dell’apostolo che lo accompagna.

L’ULTIMA CENA: Questo mosaico fa parte invece del gruppo di mosaici dedicati alla Passione. Esso presenta, rispetto al mosaico precedente, maggiore espressività.
Gli apostoli, uno accanto all’altro, sono tutti rivolti verso il Cristo, con evidente stupore, increduli di fronte alla rivelazione del tradimento.
Nello stesso tempo, però, tutto è equilibratamente composto, grazie al semicerchio formato dai commensali contro lo sfondo dorato, rendendo così univoco il loro sentimento.

IL PALAZZO DI TEODORICO: Il palazzo raffigurato possiede arcate e finestre, ed il tetto è in prospettiva. Dietro sono rappresentati anche edifici ravennati a pianta basilicale o centrale.
Le tre parti che compongono l’edificio, e che nel mosaico appaiono accostate, sono in realtà tre facciate distinte. Delle basiliche raffigurate in lontananza sono visibili due facciate.

PORTO DI CLASSE: Il porto è chiuso da una cinta difensiva, al di là della quale appaiono costruzioni più alte. Nel porto, protetto da torri, vi sono tre navi sul mare azzurro. Tutto quanto è distribuito su un solo piano, verticalmente, quasi il simbolo di una città terrena.

MOSAICI DELLA NAVATA PRINCIPALE:

La parte più importante della basilica sono sicuramente i mosaici che si trovano sulla navata centrale.

Lo spazio risulta essere diviso –su entrambi i lati- in tre ordini:
1) In alto, intervallati da nicchie, sono presenti pannelli rettangolari che raffigurano scene della Passione, miracoli o parabole.
2) Al centro, tra le finestre, sono raffigurati i profeti.
3) In basso sono presenti a destra i martiri (guidati da San Martino), che partono dal palazzo di Teodorico (emblema di Ravenna)e si dirige verso il Cristo, introno tra quattro angeli; a sinistra sono invece presenti sante vergini precedute dai re magi, che vanno dal porto di Classe verso la Madonna, la quale, come il figlio, è seduta in trono.

Nella fascia in alto sono presenti due stili presenti: i miracoli e le parabole hanno infatti uno stile pacato e contemplativo, mentre le scene della Passione, poiché più narrative, tendono ad essere più “affollate”.
Nelle scene del primo gruppo il Cristo è rappresentato imberbe, mentre nel secondo barbuto.
Queste scene non seguono un ordine cronologico, anche perché, contrariamente a quanto avveniva nell’arte romana, non si vogliono narrare fatti ma piuttosto idee.

Nella fascia centrale i profeti sono vestiti romanamente ed impostati spazialmente poiché appoggiati su un terreno erboso. Questo solo in apparenza, però, perché sono contornati d’oro, e quindi senza un collocamento nella natura “reale”. Inoltre sono separati da finestre, raffigurati frontali e chiusi entro nicchie ideali a loro volta sovrastate da altre piccole nicchie con corone e colombe.

Non esiste una unione tra le singole figure: al rapporto “orizzontale” tra uomo e uomo si sostituisce quello verticale tra uomo e Dio.

In basso il palazzo di Teodorico e il porto di Classe, punti di partenza delle due processioni, a rappresentare le città terrene da cui ciascuno di noi parte per poter poi raggiungere Dio.
La processione suscita un’idea di moto, richiamando quindi anche l’idea di tempo e spazio, una concezione umana tipica più dell’arte romana che bizantina.
Nell’arte bizantina, infatti, i soggetti sono solitamente aspaziali e atemporali, poiché esprimono idee e non fatti.
I martiri e le vergini, che costituiscono le due processioni, sono solo due “teorie”, in quanto non camminano ma accennano al moto. Hanno infatti i piedi legati al suolo, ma leggermente divaricati.
Della processione non si riesce immediatamente a cogliere l’inizio e la fine in quanto le figure non danno l’idea di sfilare, tanto è la lentezza espressa dal loro movimento accennato: piuttosto le si contemplano una dopo l’altra.
I personaggi sono divisi da palme. Le quali creano sulle loro teste una specie di cornice ogivale che le racchiude, come se, separati gli uni dagli altri, potessero parlare solo con Dio.
I santi e le vergini sono ieratici, come se vivessero in una dimensione ultraterrena. La bidimensionalità presenta nella raffigurazione contribuisce a dare un senso di spiritualità.
La similitudine degli atti dei personaggi e l’isometria, invece, simboleggiano l’uguaglianza degli uomini di fronte a Dio.

Tuttavia non c’è monotonia: le figure sono simili tra loro, ma non identiche, con infinte variazioni: le variazioni dell’umanità che, seppure unitaria nella sostanza, non lo è nei corpi e nelle espressioni.
Ciascuna delle due processioni deve essere stata realizzata da un artista differente: colui che ha realizzato la processione delle vergini, infatti, ha uno stile più libero, con il quale ha messo in risalto la ricchezza degli abiti e la flessuosità dei corpi.

Nel mosaico della processione si è giunti alla massima astrazione della realtà, al momento più “orientale” dell’arte dell’epoca.
La ragione è semplice: Ravenna è stata conquistata dai bizantini, e dunque è entrata nell’orbita orientale.

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