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Il ritratto nell’arte greca, romana e bizantina


Il ritratto è la rappresentazione della fisionomia o dell’intera figura di una determinata persona. Per motivi diversi, l’aspetto può subire delle trasformazioni ed è questo che fa la differenza nel corso dei secoli.
Nell’arte egiziana, il ritratto è piuttosto impersonale e l’identificazione si basa non tanto sulla fisionomia quanto sull’abbigliamento, sull’acconciatura e sulle iscrizioni a tal punto che una statua potrebbe rappresentare un personaggio od altro, cambiandone solo il nome. Nell’arte egizia, tale schema convenzionale, fissato dalla tradizione, rimarrà identico per secoli.
Anche nell’arte greca classica mancano i veri caratteri della fisionomia perché lo scopo dello scultore è quello di rappresentare l’ideale della figura umana. Nell’età ellenistica, i ritratto scultorei dei poeti, dei filosofi o dei sovrani mettono in mostra una qualità che può essere il coraggio, la saggezza od altro. Pertanto la rappresentazione di tali virtù non coincide sempre con i tratti della fisionomia. D’altra parte molte sculture vengono realizzate dopo la morte del personaggio e quindi il prodotto diventa un soggetto idealizzato. La funzione celebrativa del ritratto tipica dell’arte ellenistica si diffonderà anche presso i Romani
Tuttavia, verso la fine dell’età repubblicana, a Roma, il ritratto acquista un aspetto più realistico, probabilmente perché era sorta l’abitudine di conservare le maschere mortuarie nell’atrio della “domus”. Pertanto i personaggi sono rappresentati con grande fedeltà, con volti ossuti e rugosi, il che produce spesso dei forti chiaro scuri. Questo vale per i ritratti funerari, mentre in quelli ufficiali continua a dominare il gusto per le sfumature sottili e raffinate. A partire dal IV secolo d.C. sotto l’influenza della religione orientale e della concezione assolutistica dell’imperatore, a Roma si afferma una nuova concezione della ritrattistica. Infatti, l’imperatore è considerato una divinità e le sue forme devono essere regolari e simmetriche. In genere esso è rappresentato con gli occhi spalancati che danno al volto un aspetto ieratico, preannunciando così l’arte bizantina.
In epoca bizantina, il ritratto serve a dare una forma simbolica al ruolo ricoperto dal soggetto, invece di tendere a rappresentare il carattere o la fisionomia, aspetto che resterà attuale anche per tutto il Medio Evo.
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