Civiltà romana, periodo monarchico e repubblicano


Civiltà romana → si sviluppa nell’arco di più di dodici secoli, dalla fondazione di Roma (753 a.C.) alla caduta dell’Impero romano (476 d.C.).
Nel suo insieme la produzione artistica romana può essere divisa in tre periodi:
- periodo arcaico o monarchico → dall’VIII al VII secolo a.C. la forma di governo è la monarchia;
- periodo repubblicano → nel 509 a.C. Roma diventa una Repubblica aristocratica;
- periodo imperiale → dal 31 a.C. alla fine del II secolo d.C. Roma diventa un impero.
Nei primi due periodo il popolo romano è impegnato soprattutto a conquistare nuovi territori (espansionismo romano), quindi non è data molta importanza all’arte, che risente ancora dell’influenza greca ed etrusca.
Solo più tardi e gradualmente Roma raggiunge una propria identità artistica, che vede il suo picco massimo nel periodo imperiale, perchè gli imperatori vogliono lasciare ai posteri un chiaro ricordo di sé e perché vogliono uniformare tutte le parti dell’impero allo stile romano.

Periodo Monarchico → l’arte è rappresentata principalmente da oggetti preziosi importati quasi esclusivamente dall’Etruria e commissionati dalla classe aristocratica per uno sfoggio di ricchezza, quindi non presenta caratteri innovativi rispetto alla produzione etrusca.
Anche le opere a carattere pubblico (es: templi in muratura) riproducono i modelli etruschi.

Periodo Repubblicano → una volta saliti al potere gli aristocratici non vogliono più sfoggiare le loro ricchezze, ma dimostrare di essere cittadini esemplari, quindi si dedicano alla costruzione di opere pubbliche → è l’epoca delle prime creazioni originali rispetto ai modelli greco ed estrusco, infatti l’architettura diventa uno strumento per ricreare le abitudini di vita romane anche nei territori conquistati.
Architettura Romana

Roma → sorge nel 753 a.C. dall’unione di alcune tribù insediate sui colli vicini al fiume Tevere, quindi su un territorio di diverse altezze, per questo nel corso dei secoli è sempre stata caratterizzata da vie ed edifici disposti in maniera irregolare.
Il vero cuore pulsante della città è la zona compresa tra i colli Palatino (dove vivono gli aristocratici) e Campidoglio (centro religioso della città) → nella vallata che li separa nasce nel periodo repubblicano il Foro Romano, cioè una piazza circondata dai più importanti edifici civili e religiosi (ispirata all’agorà greca), dove tutta la popolazione si incontra.

Nuove città romane → nei territori conquistati le città riproducono in qualche modo il modello romano, ma con delle caratteristiche più precise:
- mura (o pomerio) → di forma rettangolare, con porte verso l’esterno ad intervalli regolari;
- vie ortogonali → si incrociano ad angolo retto, di cui le due principali (cardo e decumano) si incrociano al centro della città;
- foro → piazza all’incrocio tra cardo e decumano, dove si affacciano i principali edifici pubblici e dove è sempre presente un tempio principale, solitamente dedicato a Giove come segno di appartenenza allo Stato romano.

Un tipico esempio di città romana è Pompei (colonia romana dall’80 a.C. al 79 d.C., anno in cui venne sepolta dall’eruzione del Vesuvio) → il foro ha una forma rettangolare, ed intorno sono presenti:
- un tempio principale, dedicato a Giove;
- un tempio dedicato ad Apollo, protettore della città;
- tre edifici amministrativi;
- la basilica → estensione del foro al coperto, dove si svolgevano le attività giudiziaria, amministrativa e commerciale (è uno degli edifici più tipici in tutte le città romane);
- il mercato (macellum).
Tecniche costruttive

Durante il periodo dell’espansionismo i romani vennero a contatto con le tecniche costruttive di molti popoli e non solo le imitarono, ma le migliorarono.

Muratura a secco (senza materiale legante) → i romani usano due principali tecniche:
- opera poligonale → blocchi irregolari sovrapposti e livellati negli spazi vuoti con pietre più piccole;
- opera quadrata → blocchi squadrati di dimensioni uniformi.

Muratura con legante → già altre civiltà usavano questa tecnica, sia con mattoni crudi che cotti, e come legante usavano la malta (miscela collosa di acqua, sabbia e calce).
I romani preferiscono invece solo i mattoni cotti (lunghi e sottili) ed aggiungono alla malta della pietra vulcanica macinata, inventando così la malta idraulica (più resistente e capace di indurire anche in acqua).
Una fondamentale invenzione dei romani è l’opera cementizia (o calcestruzzo), usata come corpo per le costruzioni in muratura, al posto di pietre e mattoni→ malta con l’aggiunta di frammenti di pietra o mattone (meno costosa, più rapida da realizzare, più resistente, elastica e modellabile della pietra).
Il paramento (parete visibile della costruzione) veniva poi rivestito con piccole pietre disposte in quattro possibili modi:
- opera incerta → piccole scaglie di pietra irregolare di dimensioni uniformi;
- opera reticolata → scaglie di pietra a base quadrata e di dimensioni uniformi;
- opera testacea → mattoni lunghi e sottili;
- opera mista → alternanza di opera reticolata e testacea.
Altra fondamentale innovazione dei romani è l’uso sistematico dell’arco a tutto sesto (al posto del sistema architravato), anche per gli spazi sviluppati in profondità → nascono così le volte, che possono essere di quattro tipi:
- volta a botte → semicilindrica;
- volta a crcoiera → incrocio di due volte a botte;
- volta poligonale → combinazione di quattro spicchi di cilindro;
- cupola emisferica → mezza sfera.

Opere pubbliche


Per facilitare l’espansione ed il controllo militare sui territori conquistati i romani costruiscono:
- mura → ogni città ha la propria cinta muraria (es: Mura Serviane a Roma) con scopo difensivo, ma anche come limite sacro per le forze maligne (es: divieto di seppellire i morti al loro interno);
- strade → uno scavo riempito da uno strato di pietre, poi strati di ciottoli-ghiaia-sabbia (per far filtrare l’acqua) ed infine grosse pietre disposte a schiena d’asino (convesse), per far scivolare ai lati l’acqua piovana (es: Via Appia, Via Emilia, Via Aurelia, ecc… intorno a Roma);
- ponti → indispensabili per attraversare fiumi o vallate, sono costruiti con la tecnica dell’arco a tutto sesto e come legante è utilizzata la malta idraulica per la sua capacità di indurire nell’acqua (es: Ponte Emilio a Roma).


Per migliorare la qualità della vita del popolo romano costruiscono inoltre opere idrauliche:
- acquedotti → per trasportare l’acqua potabile dalle sorgenti ai centri abitati vengono costruiti canali rialzati con una minima pendenza (circa il 6%). Per la struttura portante viene usata la tecnica dell’arco a tutto sesto (es: Pont du Gard a Nimes, in Francia);
- sistemi fognari → famosa la Cloaca Maxima di Roma, canale che raccoglieva l’acqua che scorreva giù dai colli romani per portarla fino al Tevere.

Architettura sacra


Nei primi secoli della storia romana i templi erano spazi recintati all’aperto e privi di edifici.
Soltanto quando a capo della monarchia andò la famiglia etrusca dei Tarquini i templi diventarono vere e proprie costruzioni, che imitavano il modello etrusco:
- podio rialzato con scalinata centrale;
- portico anteriore con colonne di ordine tuscanico;
- struttura prostila (colonne solo davanti) o periptera sine postico (colonne davanti e lateralmente, ma non dietro);
- celle posteriori;
- impiego di mattoni crudi, legno e terracotta.

Es: Tempio Capitolium sul colle Campidoglio a Roma, dedicato a Giove, Giunone e Minerva (con podio, periptero sine postico, con colonne di ordine tuscanico e costruito in mattoni, legno e terracotta).

Nella tarda età repubblicana, con la conquista della Magna Grecia (Sicilia), l’architettura fu influenzata dallo stile greco ed i templi iniziarono a fondere la struttura etrusca con elementi greci:
- colonne di ordine greco (ionico, dorico o corinzio);
- struttura periptera (con colonne su tutti i lati) o pseudoperiptera (pareti delle celle decorate esternamente con finte colonne);
- impiego del marmo.

Es: Tempio di Portunus a Roma (con podio, pseudoperiptero, con colonne di ordine ionico e costruito in marmo); Tempio circolare di Ercole vincitore a Roma (senza podio, periptero con colonne di ordine corinzio e costruito in marmo).

Architettura privata


Le case romane si differenziano come struttura in base al ceto sociale di chi le abita:
- domus → casa di città dell’aristocrazia;
- villa → casa di campagna dell’aristocrazia;
- insula → casa del ceto medio.

Domus → ha pianta rettangolare molto allungata, con uno dei due lati corti che si affaccia sulla strada e dal quale, attrvaerso un breve corridoio (fauces), si accede all’ambiente principale (atrium), che ha una grande apertura al posto del tetto (compluvium), dalla quale entra l’acqua piovana e si raccoglie in una vasca nel pavimento (impluvium).
L’atrium è la parte aperta al pubblico della casa ed ha un focolare sempre acceso; ai suoi lati si trovano le stanze da notte (cubicula), mentre soprpassandolo si trova lo studio del padrone (tablinium), accanto al qaule c’è la sala da pranzo (triclinium).
Tutta la parte posteriore della domus è occupata dal giardino (hortus), impreziosito da un porticato (peristilium) e dove si trovano anche un’altra sala da pranzo (triclinium estivo) ed il soggiorno (oecus).

Villa → inizialmente abitata solo dal fattore che si occupa dei possedimenti del padrone e di tutte le attività agricole che vi si svolgono. Più tardi diventa per l’aristocrazia il luogo dell’otium (attività piacevoli, es: lettura, scrittura, filosofia e musica), quindi accanto ad una parte “rustica” (per le attività agricole), si ha anche una parte “urbana” (per il padrone).

Insula → palazzi di quattro o cinque piani divisi in appartamenti (condomini), dove vivono più famiglie. Gli appartamenti sono costituiti da poche stanze non differenziate per funzione.
Al piano terra di solito si aprivano delle botteghe.

Architettura funebre


Così come le case private anche le tombe romane riflettono la differenziazione sociale:
- inizialmente la società romana è poco articolata e le necropoli presentano tombe a incinerazione ed a inumazione, poco diverse tra loro;
- con l’emergere della classe aristocratica si diffondono invece le tombe a camera, simili a quelle etrusche, con ricchi corredi funebri;
- durante il periodo imperiale si diffondono infine i monumenti funebri individuali, con i quali il defunto è ricordato ed esaltato come un eroe.

Arti visive


Le antiche famiglie aristocratiche romane avevano il diritto di conservare e mostrare le immagini degli antenati (ius imaginum) → nell’atrio della domus in un reliquiario erano conservate ed esposte delle maschere di cera (prosopa), che riproducevano le facce dei parenti defunti ed erano collegate tra loro a formare l’albero genealogico della famiglia.

A queste maschere si ispirano i primi ritratti in marmo (solo testa e collo, o al massimo mezzo busto) di persone non defunte → sono caratterizzate da dettagli molto realistici e vogliono esprimere i valori positivi della persona in questione (es: integrità morale).

Le stesse caratteristiche realistiche si ritrovano anche nelle statue in marmo a figura intera, con le quali venivano celebrate le personalità di rilievo della società (es: generali o magistrati) e che dovevano sempre esprimere decoro e dignità (decus et dignitas).
I personaggi potevano essere rappresentati in due modi, a seconda del modello artistico romano o greco:
- figura togata (che indossa la toga) o figura loricata (che indossa la corazza) → tipica della tradizione romana e preferita per l’integrità morale che rappresenta;
- nudo virile ed eroico → tipico della tradizione greca, meno apprezzato per questioni di decoro e dignità.

La stessa convivenza tra tradizione romana e greca si ha nel genere artistico del rilievo storico celebrativo (narrazione scolpita su pietra di avvenimenti storici di interesse pubblico) → questo genere si ispira alla pittura narrativa degli affreschi etruschi ed alla pittura trionfale romana, che celebrava le vittorie in battaglia.
I temi di solito rappresentati sono:
- temi storici → rappresentati con figure semplici e statiche, tipiche dello stile romano;
- temi mitologici → rappresentati con figure raffinate e sinuose, tipiche dello stile greco.

Es: Ara di Domizio Enobarbo a Roma.
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