Concetti Chiave
- L'architettura dorica è il primo dei tre stili greci, caratterizzato da templi massicci e imponenti, risalente all'età arcaica.
- Le colonne doriche si distinguono per l'assenza di una base e presentano venti scanalature verticali, creando un forte contrasto di luci e ombre.
- Un elemento distintivo delle colonne doriche è l'èntasi, un leggero rigonfiamento che corregge l'illusione ottica delle linee dritte.
- Il capitello dorico è semplice, composto da un echino e un abaco, e segue una proporzione matematica rigorosa chiamata "modulo".
- La struttura del tetto include l'architrave, il fregio con triglifi e metope, e il frontone, utilizzato per ospitare statue e decorazioni significative.
In questo appunto si parlerà dello stile dorico e come i greci costruivano i templi.
Indice
L'origine degli stili e le prime regole
I greci, durante il periodo che va dal settimo secolo fino a circa il 480 avanti Cristo (la cosiddetta età arcaica), decisero di mettere ordine nel loro modo di costruire. Fu allora che inventarono i tre stili famosi, chiamati ordini architettonici. Il primo a nascere fu il dorico, mentre lo ionico e il corinzio arrivarono soltanto dopo. Proprio perché il dorico rappresenta l'inizio di questo percorso, i templi di questo tipo hanno un aspetto massiccio. Rispetto alle costruzioni successive, infatti, le strutture doriche colpiscono subito per la loro imponenza e per una forma decisamente più tozza e pesante.
I trucchi della colonna e il rigonfiamento ottico
La colonna è l'elemento che salta subito all'occhio. Nello stile dorico c'è una stranezza: manca una base vera e propria. Il fusto di pietra, infatti, nasce direttamente dal pavimento della rocca, quel piano che gli archeologi chiamano stilobate. La superficie del fusto non è liscia, ma è lavorata con venti scanalature verticali che si uniscono creando degli spigoli vivi, cioè molto taglienti e netti. Questo serve a creare un forte contrasto tra le zone di luce e quelle d'ombra quando il sole batte sulla pietra.La caratteristica più curiosa si trova però a circa un terzo dell'altezza, dove la colonna presenta un leggero rigonfiamento, noto come èntasi. Questo dettaglio non serviva a reggere il tetto, ma era una furbizia visiva. I greci si erano accorti che la luce forte e la distanza fanno sembrare le linee dritte leggermente curve verso l'interno, rimpicciolendole. Questo allargamento artificiale della pietra serviva a ingannare lo sguardo: grazie all'èntasi, il difetto visivo spariva e la colonna sembrava perfettamente dritta e proporzionata a chi la guardava da lontano.
Il capitello e la regola del modulo
In cima alla colonna dorica le cose sono molto semplici, senza i fronzoli o le foglie che si vedranno nei periodi successivi. Il capitello è composto solo da due blocchi geometrici. Il primo è l'echino, un pezzo di pietra rotondo e un po' schiacciato che somiglia a un cuscino. Subito sopra c'è l'abaco, un blocco a forma di parallelepipedo che fa da base d'appoggio per le travi del soffitto.L'intero tempio seguiva una proporzione matematica rigorosa basata sul "modulo", cioè una misura standard. I costruttori prendevano il diametro alla base della colonna e usavano quel numero come punto di partenza. Tutte le altre altezze o lunghezze dell'edificio erano semplicemente multipli o sottomultipli di quella cifra. Per fare un esempio, nello stile dorico l'altezza di una colonna si decideva moltiplicando il diametro della base per un numero che andava da quattro a sei volte.
La struttura del tetto e le decorazioni
Sopra i capitelli cominciava la struttura del tetto, formata da vari elementi sovrapposti. La prima trave orizzontale, quella liscia che poggiava direttamente sulle colonne, si chiama architrave. Subito sopra si sviluppava il fregio, che era la parte più decorata e riconoscibile del tempio. Nel dorico il fregio è un'alternanza continua di due elementi: i triglifi, blocchi di pietra con tre solchi verticali, e le metope, formelle quadrate che spesso ospitavano rilievi con le storie degli dei.Ancora più su c'era la cornice, una sporgenza studiata per riparare i rilievi dalla pioggia, divisa in sottocornice e gocciolatoio. Infine, sulla facciata principale, lo spazio triangolare che si creava sotto il tetto a capanna formava il frontone. Questo grande spazio ospitava le statue più importanti e chiudeva la struttura verso l'alto.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine e l'importanza dello stile dorico nell'architettura greca?
- Qual è la peculiarità della colonna dorica e il suo effetto visivo?
- Come è strutturato il capitello della colonna dorica?
- Qual è il principio del "modulo" nell'architettura dorica?
- Quali sono le caratteristiche del fregio e della struttura del tetto nei templi dorici?
Lo stile dorico è il primo dei tre ordini architettonici inventati dai greci tra il settimo secolo e il 480 a.C. e rappresenta l'inizio di un percorso di ordine nella costruzione dei templi, caratterizzandosi per un aspetto massiccio e tozzo.
La colonna dorica non ha una base e presenta venti scanalature verticali. Inoltre, presenta un rigonfiamento chiamato èntasi, che inganna lo sguardo rendendo la colonna apparentemente dritta e proporzionata, nonostante le linee dritte possano apparire curve a causa della luce e della distanza.
Il capitello dorico è composto da due blocchi geometrici: l'echino, che è rotondo e schiacciato, e l'abaco, un parallelepipedo che sostiene le travi del soffitto, mantenendo uno stile semplice e privo di decorazioni elaborate.
Il "modulo" è una misura standard utilizzata dai costruttori, basata sul diametro della base della colonna. Tutte le altre dimensioni dell'edificio sono multipli o sottomultipli di questo valore, garantendo proporzioni matematiche rigorose.
Il fregio dorico è caratterizzato da un'alternanza di triglifi e metope, mentre la struttura del tetto include l'architrave, il fregio e la cornice, con il frontone che ospita statue importanti, chiudendo la struttura verso l'alto.