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Fine delle guerre civili:
Nel 29 a.C. Ottaviano celebrò a Roma la vittoria su Marco Antonio e la conquista dell’Egitto. La vittoria di Azio nel 31 a.C. segnò la fine della guerra civile, inoltre venne considerata dalla propaganda del vincitore un trionfo per l’Asia Occidentale e l’Italia contro il tentativo di trasformare le istituzioni dello stato in una monarchia di stampo orientale. Dopo il fallimento dei tentativi di riforma dei Gracchi nel 133-121 a.C. la lotta politica si era polarizzata nel contrasto fra ottimati e popolari all’interno dell’oligarchia senatoria. Con Giulio Cesare ci fu un primo tentativo di stabilizzazione del potere monarchico, ciò suscito un forte contrasto all’interno del senato. Con la morte di Cesare nel 44 a.C. si scaturì l’ultima guerra civile e il senato dimostrò ancora una volta di non saper tenere le redini dello stato. Dopo la vittoria di Ottaviano gli uomini politici arrivarono alla conclusione che non si poteva riavere una costituzione repubblicana basata sull’equilibrio le assemblee popolari e la nobiltà senatoria. Il rischio di una nuova guerra era minimo, l’Italia e Roma erano stremate e desideravano solo la pace.

Le basi del potere:
Il potere di Ottaviano era focalizzato principalmente sul comando dell’esercito e sul titolo di ‘imperator’ attribuitogli dopo la vittoria; egli ridusse in numero delle legioni e congedò centomila soldati, con i veterani invece creò nuove legioni in Italia, Asia Minore e Africa settentrionale. Il primo problema di Ottaviano fu quello di riuscire a stabilizzare e legittimare il potere personale dei Romani. Dopo la fine del triumvirato nel 32 a.C. egli venne eletto console ogni anno, ma la sua carica non era tale da garantire il governo sullo stato. Nel 28 a.C. fu proclamato ‘princeps senatus’ ovvero come primo tra i senatori aveva il potere per convocare e presiedere le assemblee e di orientare le decisioni. Egli scelse di restaurare le istituzioni tradizionali e assicurò a se stesso maggiore potere di controllo.
Ottaviano diventa Augusto:
Ottaviano rese allo stato tutti i poteri straordinari che gli erano stati attribuiti durante la guerra civile. In cambio gli venne dato un imperio proconsolare della durata di dieci anni sulle province non ancora pacificate come Spagna, Gallia, Siria, Egitto. Il senato onorò Ottaviano con il titolo di Augusto per indicarne la superiorità: questo gli conferì un potere carismatico e sacro, il suo consiglio e le sue decisioni erano considerate sacre e venerabili.
Il principato:
Nel 23 a.C. ad Augusto fu attribuito l’imperio proconsolare maius e infinitum ovvero illimitato su tutte le legioni dell’impero, divenendo così comandante delle truppe. Inoltre si fece attribuire il potere di tribuno con rinnovo annuale: questo lo rendeva protettore della plebe, aveva il potere di convocare i comizi, di porre il veto agli altri tribuni e rendeva la sua personalità sacra ed inviolabile. Egli rinunciò alla carica di console a vita, in compenso guadagnò il potere di far votare leggi al popolo e divenne capo delle truppe. Augusto si definì princeps, per quello la sua monarchia è definita ‘’principato’’.
Completamento dei poteri di Augusto:
Augusto si garantì di poter controllare anche le elezioni alle principali cariche con l’istituzione della commendatio, cioè la raccomandazione da parte dell’imperatore. Il ruolo delle assemblee perse rilievo poiché la vita politica si basava ormai su i rapporti tra il principe e le famiglie senatorie. Ad Augusto furono attribuite altre cariche come quella di censore e quella di responsabile degli approvvigionamenti di Roma e nel 12 a.C. venne eletto pontefice massimo. Nel 2 a.C. il popolo gli attribuì il titolo di ‘pater patriae’ ovvero ‘padre della patria’, per aver rinnovato lo stato.
Il futuro della soluzione imperiale:
Dopo il 27 a.C. Augusto regnò per quarantuno anni fino alla morte, avvenuta nel 14 d.C. all’età di 77 anni. Fu un periodo pacifico e di grande prosperità per le province e per l’Italia. Il popolo si abituò all’idea di avere un solo individuo a provvedere degli interessi dello stato grazie alla propaganda augustea. Augusto si pose il problema di come avrebbe potuto trasmettere l’enorme potere da lui accumulato. Egli non poteva creare una legge riguardo altrimenti l’aristocrazia senatoria gli sarebbe andata contro. Così fece ottenere a Marcello (suo nipote) e ai figliastri Tiberio e Druso cariche militari e politiche prima dell’età stabilita dalla legge
Due grandi collaboratori:
Due persone aiutarono Augusto con la gestione del potere: Agrippa e Mecenate. Agrippa nacque come Augusto nel 63 a.C. e lo aiutò nella guerra civile, la vittoria di Azio infatti fu merito suo, a egli furono attribuiti l’impero proconsolare e la potestà tribunizia, nel 23 a.C. Augusto gli consegnò il suo sigillo imperiale. Egli condusse campagne militari in Spagna e Oriente, inoltre affiancò Augusto nell’opera di abbellimento di Roma, finanziando egli stesso diverse cose. Alla sua morte nel 12 a.C. ebbe il privilegio di essere sepolto nel mausoleo che Augusto fece costruire per se stesso. Mecenate invece fu consigliere di Ottaviano; fu mediatore tra Ottaviano e Antonio e lo rappresentò durante le trattative del secondo triumvirato. Egli esercitò a lungo un potere quasi illimitato.
La Pax Augusta:
Restavano da pacificare solo la Spagna e alcune zone della Gallia e l’imperatore portò a compimento anche questo; da quel momento gli eserciti erano impegnati solo per allargare i confini dell’impero. Nel 17 a.C. si celebrò l’inizio di una nuova epoca di pace. Nel 9 a.C. venne inaugurato un altare costruito nel Campo Marzio detto ‘La pace di Augusto’.

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