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Età augustea

Morto Cesare, alle idi di marzo del 44 A.C., si scatena la lotta per la successione-. Cesare aveva individuato come suo successore il nipote Ottaviano; ma Antonio, che aveva sempre militato nelle file di Cesare, pensava di essere lui il prescelto. Quando invece si lesse la lettera in senato, si scoprì che Cesare avesse lasciato la sua eredità politica ad Ottaviano. Ottaviano era più giovane rispetto ad Antonio, perciò tutti pensavano che sarebbe stato facilmente manovrabile. Il senato pensava che in questo modo avrebbe potuto riacquistare il potere che l’emergere di alcune individualità come Mario e lo stesso Cesare avevano messo in discussione. Antonio non si dà certo per vinto: durante i funerali di Cesare ci furono scene di disperazione tremende da parte del popolo, che era sempre stato amato da Cesare; nel testamento aveva scritto dai suoi immensi beni doveva essere dato un tot ad ogni persona ingente. Siccome Antonio fece bloccare i beni, fu Ottaviano a far rispettare con i suoi beni il testamento di Cesare. I cesaricidi, cioè coloro che avevano ucciso Cesare e avevano pensato di cambiare in questo modo la storia, furono perseguitati dai fautori di Cesare, che li seguirono dappertutto pur di eliminarli. Coloro che avevano ordito la congiura, non si erano resi conto di non avere alle loro spalle un appoggio da parte del popolo, che invece era con Cesare.

La guerra si sposta dunque ai due contendenti, Antonio e Ottaviano, che costituiscono, insieme a Lepido, il secondo triumvirato. Questo secondo triumvirato è però una vera e propria spartizione del potere: Antonio si prende l’Oriente, l’Egitto, Ottaviano resta a Roma, controllando la parte occidentale dell’impero romano, mentre Lepido viene quasi subito eliminato. Ottaviano, stando a Roma, riesce ad attirare su di sé le simpatie del senato. Egli si presenta come il paladino del mos maiorum, della romanità e degli interessi romani e riesce in questo modo a denigrare il povero Antonio. Antonio in oriente si innamora anche lui di Cleopatra, ha dei figli da lei e fa un testamento, che avrebbe dovuto restare segreto; tuttavia il testamento viene letto in senato a Roma. In questo testamento, Antonio lascia in eredità alcuni possedimenti in Egitto ai propri figli, come se fossero suoi, e non di Roma. Tutto questo dpeone a sfavore di Antonio, che viene presentato come succube della regina Cleopatra, un vir romanus che ha ormai dimenticato il mos maiorum e si è lasciato prendere dai costumi orientali, dandosi a piaceri che a Roma non venivano contemplati affatto, perdendo quasi la sua virilità. Quando questi fatti vengono più volte confermati, il senato decide di appoggiare Ottaviano nella lotta contro Antonio. Se Roma avesse dichiarato guerra ad Antonio, ci sarebbe stata una nuova guerra civile. La guerra civile scoppiò comunque, ma lo stato romano non poteva farla apparire tale, perciò dichiarò guerra a Cleopatra. Antonio si schiera chiaramente con Cleopatra, contro l’esercito romano. La tradizione ci racconta che Antonio trovò la morte, Cleopatra, saputa la notizia della morte di Antonio, si fece uccidere dal veleno del serpente. In realtà Antonio non era morto e quando venne a sapere della morte della donna amata si uccise. Questo succede nella battaglia di Azio, del 31 A.C. Questa è anche la data con cui, per quanto riguarda la letteratura greca, si fa terminare l’Ellenismo: l’Egitto era uno dei regni rimasto indipendente dopo la morte di Alessandro Magno e adesso finisce nell’orbita di Roma.
Bisogna ora riportare la pace a Roma, cosa non semplice, dopo che nell’arco di un secolo si sono svolte tre guerre civili: Mario e Silla, Cesare e Pompeo, Antonio e Ottaviano. Terre devastate, uomini che sono venuti a mancare, forza-lavoro molto ridotta. Tutto questo incide in maniera assai negativa sulla situazione: il cittadino romano ha bisogno di quies, pace, tranquillità. Questo può essere garantito da una persona che da sola è al potere, un potere centrale, che assuma su di sé le cariche e riesca a stabilire la famosa pace.
L’unica persona in grado di farlo è Ottaviano, che assunse poi il nome di Augusto (dal verbo augeo=accrescere).
Ottaviano, forte dell’esperienza di Cesare che era stato ucciso, capisce che non può mostrare con chiarezza il proprio progetto. Il suo progetto era in tutto e per tutto identico a quello di Cesare, solo che Cesare aveva anticipato i tempi. Ottaviano vuole istituire un potere assoluto, eliminando il senato e le magistrature: questo significava inimicarsi la gran parte degli uomini politici. Decide perciò di creare una forma ibrida del potere: egli non elimina nessuna carica, nessuna magistratura, formalmente non è cambiato nulla; ma nella realtà, chi ha il potere è lui. Ottaviano si definisce “primus inter pares”: quando ci sono le riunioni del senato, lui è il primo fra pari, quindi non emerge sugli altri per autorità, ma per autorevolezza. Questo significa che quando il senato deve prendere una decisione, lui è il primo a votare ed essendo lui il primo a votare, la maggior parte degli altri si adegua e vota quello che vota Augusto. Augusto assume su di sé i poteri che derivano dalle varie cariche, ma non ne assume nemmeno una. Tutti i poteri che prima erano suddivisi, egli li lascia suddivisi, ma assomma tutti i poteri su di sé senza prendersi la carica. Questo è il prezzo che i senatori, e gli altri uomini politici, hanno volentieri pagato per non perdere prestigio, per far sì che il loro prestigio sociale non venisse meno. Augusto ha sempre avuto un rispetto formale per il senato, ha sempre convocato il senato e non ha nmai preso una decisione da sé.
Cesare si inimicò la gran parte dei senatori perché tentò di assumere i poteri di un sovrano assoluto, invece Augusto, grazie a questa forma ibrida del potere, riuscì a portare finalmente la pace a Roma, da qui la famosa “pax augustea, che viene rappresentata poi nella famosa “Ara pacis Augustae”.
Una volta preso il potere, bisogna mantenerlo; per mantenerlo, bisogna creare il consenso. Perciò Ottaviano chiede ad un suo amico, Mecenate, di occuparsi di diffondere l’ideologia di Augusto attraverso la cultura. Nacse così il circolo di Mecenate, il circolo più importante a Roma, direttamente collegato ad Augusto. C’erano anche altri circoli e non sempre erano allineati con il potere; invece, il circolo di Mecenate, che era allineato con il potere, doveva far sì che le menti più brillanti, dal punto di vista della letteratura, ne entrassero a far parte. Poi anche Mecenate, in un modo mai coercitivo, doveva far sì che questi autori che entravano nel circolo diventassero propagandisti e propagatori del programma politico di Augusto. Il programma politico di Augusto è un ritorno al lavoro della terra, che era stata abbandonata a causa delle tre guerre civili. Bisognava perciò tornare a rendere fertili i terreni. Virgilio, nelle bucoliche e nelle georgiche, parla proprio della vita nei campi, sottolineando l’importanza del lavoro agricolo, perciò in questo appoggia Augusto.
L’altro punto cardine del progetto di Ottaviano era rimoralizzare Roma, rimasta preda per troppo tempo di tradimenti e scosse di potere che ne avevano determinato una disgregazione. Cercò di attuare quindi una politica moralizzatrice. Impose così delle tasse sul celibato, sulla mancanza di figli, pene altissime per l’adulterio, il divorzio soltanto in casi gravi. Nell’Eneide, Enea è definito più volte pius, perché la pietas a Roma era il sentimento di profondo rispetto che bisognava nutrire innanzitutto nei confronti degli dèi, poi della patria e della famiglia, i cardini su cui Augusto tenta il cambiamento. Per questo il circolo di Mecenate è importante, perché il suo compito è quello di propagare i valori dettati da Augusto.

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