L'Esclusione e la Stratificazione nella Società Contemporanea

Nella società contemporanea c'è stato un aumento delle dimensioni della classe media frutto della nascita di nuove professioni legate alla tecnologia o alle organizzazioni e società pubbliche e private.
L'espressione classe media indica una posizione nella società a metà tra l'alta borghesia e la classe operaia. La fisionomia delle classi medie è sempre poco distinta e in continuo cambiamento. Una interessante osservazione sulle classi medie è stata svolta da Paolo Sylos Labini il quale ha messo in evidenza la scarsa omogeneità di queste ultime poiché possono essere composte da piccola borghesia autonoma come commercianti, artigiani, dalla piccola borghesia impiegatizia come tecnici, insegnanti, impiegati pubblici e altre categorie come il clero o i militari. In generale la classe media si presenta sostanzialmente ambigua, sprovvista di un codice sicuro e unitario di valori e quindi imprevedibile per quanto riguarda la condotta nella società.

Charles Wright Mills ci offre la sua interpretazione nella sua opera “Colletti Bianchi” il termine (White Collars) delinea una categoria di impiegati sorta in seguito all'espansione del settore terziario addetta alla burocrazia pubblica e privata che nella società occupa la posizione tra la borghesia imprenditoriale e gli operai salariati. Questa categoria, politicamente indifferente e che accetta passivamente i modelli culturali della società di massa viene manipolata dalla borghesia imprenditoriale che li sfrutta. Nonostante ciò essi si attribuiscono uno status sociale più elevato rispetto ai colletti blu (operai) anche se in realtà la loro condizione differisce di poco. Bisogna riconoscere che la società contemporanea ha subito un cambiamento di tipo economico che ha permesso ai ceti più bassi di accedere a beni e servizi prima a loro reclusi soprattutto per quanto riguarda il settore dei servizi rivolti ai giovani. Ciò a portato ad un omogenizzazione degli stili di
vita favorita dall'attività dei mass media.

La disuguaglianza sociale

Le disuguaglianze economiche rimangono comunque un fattore rilevante in quanto, chi nasce in una posizione meno agiata, non ha le stesse opportunità di chi appartiene alle fasce più alte della società.
Chi ha un basso reddito ha anche, secondo il rapporto Black risalente agli anni ottanta, più basse speranze di vita. In generale, invece, chi ha un reddito alto riesce a raggiungere un maggiore grado di istruzione e un miglior tenore di vita.

Nuove dinamiche di stratificazione

Una delle conseguenze dei forti flussi migratori che caratterizzano l'età contemporanea è la compensazione di status ovvero un confronto che l'individuo di una società mette in atto con le comunità immigrate che possono portarlo a sentirsi superiore a quest'ultime oppure, di solito in casi di crisi economiche o sociali, a valutare la propria posizione come svantaggiata in questo caso si parla di deprivazione relativa che precisamente è un fenomeno per cui il confronto con standard ideali di riferimento o con altri individui incide in modo negativo sul giudizio che le persone formano sulla propria posizione sociale.

La Povertà

I sociologi applicano una distinzione necessaria per lo studio dei fenomeni in società industrializzate. Essi distinguono la povertà in assoluta e relativa; questo perché in queste società è comune che le persone o nuclei famigliari si riescano a procurarsi le risorse per soddisfare i bisogni primari ma non abbiano accesso a delle comodità che sono ritenute normali e necessarie per una vita civile. In Italia il tasso di povertà relativa e del 12,7 % circa mentre quello di povertà assoluta del 6,8 %. Se una persona o nucleo famigliare si trovi in una condizione di povertà relativa è deciso tramite la linea di povertà ovvero un calcolo con il quale si capisce se il reddito di quest'ultimo è meno della metà di quello nazionale pro-capite. In generale si incontrano situazioni di povertà relativa in famiglie numerose, famiglie in cui manca uno o entrambi i genitori e negli anziani soli.
In altri casi è possibile che la povertà sia fluttuante ovvero che la persona attraversi dei periodi di difficoltà economica temporanei.

La divisione della società in classi permette, entro certi limiti, una mobilità sociale ovvero il passaggio da una classe all'altra e ad un relativo aumento del reddito. Essa può essere discendente o ascendente ed è preclusa alle società divise in caste come quella indiana. Per giudicare se in una società ci sia o meno mobilità sociale occorre distinguere fra due dati: la mobilità assoluta data dal numero complessivo di persone che si spostano da una classe all'altra e la mobilità relativa che consiste nel grado di uguaglianza delle possibilità di cisascun individuo di migliorare la propria posizione.

La Devianza

La devianza si configura come la forma più acuta di conflittualità sociale e sta ad indicare ogni comportamento che si allontana dalle norme socialmente stabilite ovvero delle regole che possono essere sia scritte che non. Queste norme secondo William Sumner si dividono in stateways o norme giuridiche ovvero le norme emanate dallo stato, mores cioè norme tramandate perlopiù oralmente e alle quali la società da solitamente molta importanza e infine i falkways ovvero le usanze e le consuetudini all'interno di una società ma prive di quella moralità che caratterizza i mores. Definire ciò che è deviante e ciò che non lo è diventa un compito difficile in quanto nessun comportamento è di per sé deviante in quanto esso può esserlo in una società ma non esserlo in un'altra. Inoltre esistono diversi tipi di devianza e diverse reazione della società, in una società può esserci discrepanza tra norme diverse ovvero il comportamento di un individuo può essere considerato normale dal suo gruppo sociale ma essere punito dalla legge.
Secondo la scuola di Chicago la devianza è prodotta da una subcultura ovvero un complesso di idee e valori elaborati da un certo gruppo all'interno del quale l'individuo compie un processo di socializzazione. I sociologi di Chicago compirono uno studio dell'ecologia urbana riscontrando che i comportamenti devianti si incontravano maggiormente nelle zone della città dove c'era più disorganizzazione sociale e dove le norme della società statunitense faticavano ad arrivare.

Robert Merton

Merton studiò la devianza definendola come una discrepanza tra mezzi e fini ovvero una spaccatura fra i fini che la società impone ad un uomo come arricchirsi, vivere nel lusso, avere un lavoro ben retribuito e i mezzi che esso ha per raggiungere questi scopi che molto spesso non risultano sufficienti. Lo studioso catalogo quattro tipi di reazioni possibili a questo problema :
– Il conformismo- l'individuo accetta gli scopi sociali pur sapendo di non poterli conseguire
– Il ritualismo- l'individuo si conforma alle condotte accettate dalla società ma non crede più nei suoi valori
– La rinuncia- l'individuo rifiuta i valori sociali e i mezzi per raggiungerli
– La ribellione- l'individuo rifiuta i valori e combatte per crearne di nuovi
La teoria di Merton tuttavia non spiega le ragioni per cui comportamenti devianti appaiano anche in casi in cui i mezzi per raggiungere gli scopi fissati sono presenti.

Howard Becker

La teoria di Becker detta Labeling Theory cerca di spiegare la devianza come una condizione che si crea in seguito a dei meccanismi di attribuzione che si sviluppano all'interno della società. Becker ritiene quindi che quando una norma socialmente stabilita viene infranta scatta un meccanismo di etichettamento e perciò esso sarà considerato deviante e trattato di conseguenza. Ciò ha l'effetto di creare un processo di ristrutturazione dell'identità sociale dell'individuo in cui esso impara a vedersi come deviante e a comportarsi come tale. Questo processo è chiamato da Becker carriera deviante che può, in alcuni casi, essere molto pericolosa sia per l'individuo che per la società.

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