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La stratificazione sociale

In quanto sistema, ogni società implica la presenza al suo interno di differenze nelle posizioni e nei ruoli degli individui che la compongono. Queste differenze di per sé sono normali e necessarie. Le differenze diventano disuguaglianze quando sono il presupposto per disparità di trattamento che penalizzano determinati individui rispetto ad altri; tali disparità sono giustificate con costrutti di legittimazione dalla società stessa, presentare come giuste e necessarie per la società.
Per stratificazione sociale si intende una disuguaglianza che riguarda intere categorie sociali e che è stabilmente presente nella società. Il termine stratificazione si riferisce, infatti, alla disposizione verticale dei gruppi sociali, in modo da formare una serie di strati sovrapposti. Uno strato sociale è allora un gruppo di individui che dispone di una paragonabile quantità di risorse economiche o di prestigio o che occupa una posizione simile nelle relazioni sociali di potere.
La stratificazione sociale è un tratto universale delle società umane. Variano i criteri in base ai quali si creano disuguaglianze fra le persone, così come sono variabili il numero degli strati esistenti e i privilegi che persone appartenenti a diversi livelli hanno, oltre alla rigidità della stratificazione gerarchica. Anche nelle società apparentemente più paritarie esistono sempre disuguaglianze di genere e di età: gli uomini hanno più potere delle donne, gli anziani godono di un prestigio sociale maggiore rispetto ai giovani… Le disuguaglianze strutturali possono essere determinate e mantenute grazie alla disparità di accesso alle risorse economiche.
Nella storia della società umane si individuano i seguenti tipi di stratificazione: la schiavitù, il sistema delle caste, quello delle classi sociali e quello dei ceti sociali. A volte questi sistemi si incrociano. In molte società occidentali il sistema delle classi sociali si interseca con il sistema dei ceti: l’appartenenza a una determinata classe sociale è fondata sul reddito e sul patrimonio; le origini culturali o famigliari determinano invece l’inclusione in un ceto. Criteri di classificazione gerarchica poi sono anche l’appartenenza a un gruppo etnico, l’aspetto fisico o il colore della pelle, il sesso, l’età.
E’ difficile stabilire principi universalmente validi di interpretazione della stratificazione sociale, che è estremamente variabile e fluida; si può però affermare che, in generale, più le società diventano complesse e popolate, più la propensione alla stratificazione sociale aumenta.
Lo studio della stratificazione sociale è direttamente collegato a quello della mobilità sociale, e rappresenta un ambito di interpretazione delle società molto utile per capire i processi sociali di cambiamento.
Le società occidentali offrono un certo grado di mobilità sociale, le persone cioè possono spostarsi entro certi limiti da una classe all’altra, possono scegliere di enfatizzare o minimizzare la loro appartenenza etnica.
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