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Parini - la Notte – Il patetico gioco


Introduzione

In questi versi, il Parini descrive uno dei momenti della vegli notturna. I servitori hanno portatoi nella sala i tavoli da gioco, la padrona di casa ha disposto i cavalieri e le dame nelle postazioni più opportune, accoppiando gli animi più congeniali e soprattutto allontanando i mariti dalle proprie mogli. Il gioco dei tarocchi e quello delle ombre sono ormai cominciati; nell’aria, intorno ai tavoli, regna un maestoso silenzio e si percepisce appena l’agitarsi dei ventagli.
Tutto l’episodio è ironico. A tale ironia si unisce il gusto del poeta per la descrizione, fatta in modo distaccato dell’ambiente, dei costumi, degli arredi e delle vesti del proprio tempo.
Parafrasi e commento
Già nella sala fortunata, intorno a cento tavoli da gioco, qua e là sparsi, si siedono le dee, si siedono gli eroi che costituiscono già la gloria più grande oppure la speranza d’Italia [In questi primi quattro versi che descrivono la sala da gioco ed i giocatori paragonati a delle divinità, è evidente l’intonazione ironica, che subito lascia il posto alla descrizione.]
Ad un tavolo è raccolto un gruppo di quattro giocatori, ad un altro tavolo ne siedono soltanto tre (a seconda delle regole del gioco). Il tavolo è ricoperto da molte e grandi carte figurate (= le carte per il gioco dei tarocchi). Altri tavoli sono ricoperti da poche e piccole carte (= per il gioco delle ombre). Alcuni gareggiano seduti; altri, in piedi, osservano i casi della fortuna, i bei colpi dovuti alla competenza del giocatore, oppure all’estro improvviso. Di fronte a tutti regna il raccoglimento intorno ai vari casi del gioco e ovunque aleggia un maestoso silenzio. Si muovono fitti sopra il tavolo dei ventagli maneggevoli, con i quali le dame cercano ristoro allo spirito turbato dalle sventure del gioco. Si muovono sui tavoli delle lucide tabacchiere [fiutare il tabacco era molto di moda nel Settecento] da cui assai spesso si attinge un utile ricordo e un improvviso intùito. E spesso una presa di tabacco trasforma le sorti del gioco. Ecco, la matrona [la padrona di casa] dal grosso ventre se ne cosparge la peluria intorno alle labbra ; ecco, la sposa giovinetta se ne cosparge le narici delicate e se ne passa una lieve ombra sulla guancia. Invano lo sguardo di un cavaliere già esperto, che medita nel suo cuore future imprese amorose, ne contempla dall’alto le bellezze malcelate del seno; invano, il piede di un altro cavaliere, ancora timido ed ingenuo, le preme e sospinge l’estrema punta del piede. Essa [la dama] non se ne accorge, o non vede o non si cura di quanto fanno i cavalieri. [l’espressione è piena di malizia. Forse la dama è troppo impegnata nel gioco per sentire o vedere, forse è ancora ignara delle malizie amorose o forse finge di non vedere nulla per calcolo personale]. In mezzo a quelle carte che essa dispone in ordine oppure mischia tra di loro con una mano leggera, si agita la stessa sorte delle sue vesti [Si tratta del denaro concesso dal marito per l’abbigliamento della moglie (= le pompe muliebri). Infatti, il contratto nuziale stabiliva la cifra che il marito doveva versare alla moglie per il suo abbigliamento]. Qui è raccolto il suo cuore e la sua mente. Il dio Amore sorride ed aspetta il luogo ed il momento più opportuno per vendicarsi. [Probabilmente quando la sposa giovinetta avrà perso un po’ della sua innocenza o forse quando avrà perso il suo denaro e dovrà per forza essere più arrendevole nei rapporti con i suoi corteggiatori]
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