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Carlo Goldoni è nato a Venezia nel 1707. Per volere del padre ha intrapreso lo studio del diritto e iniziò la professione di avvocato nella sua città natale. L'amore per il teatro, tuttavia, ben presto ha preso il sopravvento e iniziò a comporre commedie e melodrammi. La donna di garbo (1743), prima commedia scritta interamente , rompeva con l'uso dell'improvvisazione , tipico della commedia dell'arte. Nel 1748 Goldoni siglò un contratto con il teatro Sant'Angelo di
Venezia. Fu una stagione di grandi commedie che concrettizavano la sua intenzione di riformare il teatro: da La vedova scaltra (1748), e La famiglia dell'antiquario (1749-50), a La bottega del caffè (1750-51) , a La locandiera
(1753). Tanti successi destarono l'invidia di alcuni letterati, che accusarono l'autore di tradire le regole della commedia classica, sia lo sdegno della vecchia aristocrazia veneziana, che si vedeva bersagliata dalla satira

goldoniana. Goldoni scrisse altri capolavori, alcuni dei quali veneziano: Il campiello (1756), I rusteghi (1760), la trilogia della Villeggiatura (Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura, Il ritorno dalla
villeggiatura, (1761), Sior Todero brontolon (1762), Le baruffe chiozzotte (1762).
Estenuato e amareggiato dalle continue polemiche , nel 1762 si trasferì a Parigi, accettando l'incarico di direttore della Comèdie Italienne. In Francia lo attendevano però nuove delusioni, poiché la sua riforma teatrale non venne
compresa e si pretesero da lui commedie alla vecchia maniera della commedia dell'arte . Scrisse comunque altri due capolavori, tradotti in un secondo tempo in italiano: Il ventaglio (1764) e Il burbero (1771). Ciò nonostante, morì nel 1793 quasi in miseria a Parigi dove aveva trascorso gli ultimi anni. Goldoni raccontò la sua vita e il suo amore per il teatro nei Mèmoires (Memorie), scritti in francese e, giudicati, per la loro vivacità, alla pari delle sue commedie più riuscite.

Il teatro di Goldoni
Protagonista della riforma teatrale che doveva segnare il tramonto della commedia dell'arte, Goldoni nutriva un'opinione personalissima del teatro. Con un'immagine , egli affermava di avvalersi, nello scrivere le proprie opere, di
due "libri" dai quali traeva spunti, materiali e personaggi: il libro del "Mondo" e quello del "teatro". Il primo gli presentava la vita concreta degli uomini, quella vera, vissuta , densa di vizi, difetti e virtù; il secondo gli
suggeriva come riproporre sulla scena ciò che dal libro del Mondo aveva appreso. Ecco quindi che nelle sue numerosissime commedie Goldoni ritrae perfettamente il mondo che lo circonda: borghesi e mercanti di Venezia, burberi padri di famiglia, comari ciarliere litigiosi, servitori astuti, servette adorabili, aristocratici in decadenza tanto boriosi quanto ridicoli. Tutti questi personaggi non sono più maschere , tipi fissi come nella commedia dell'arte, bensì persone autentiche, dotate di un loro spessore di carattere. Goldoni era fermamente convinto che il fine importante e più nobile della commedia fosse quello di correggere la corruzione morale. Scriveva perciò le sue opere con un forte intento educativo e, affinchè il pubblico potesse coglierne il messaggio morale, cercava di adattarsi ai gusti e alle attese (esigenze) degli spettatori per attirare la loro attenzione divertendoli. Per rappresentare più fedelmente ambienti e personaggi veneziani egli ricorreva sovente al dialetto. Quando ricorreva all'italiano, non utilizza la lingua della tradizione letteraria, bensì usa il parlato quotidiano, adoperato dalla gente comune.

La locandiera (1753)

La locandiera è forse la commedia più conosciuta di Goldoni, certamente uno dei suoi capolavori. Ambientata a Firenze, al tempo dell'autore , essa è incentrata sul personaggio femminile di Mirandolina, prototipo di donna emancipata e indipendente. Mirandolina è proprietaria di una locanda che gestisce con l'aiuto del cameriere Fabrizio, segretamente innamorato di lei. Bella e spigliata, fa innamorare di sè tutti gli uomini. La sorteggiano invano lo squattrinato marchese di Forlipopoli e il ricco conte d'Albafiorita, mentre si mostra completamente refrattario alle sue grazie il cavaliere di Ripafratta; burbero odiatore delle donne, egli si vanta infatti di non essersi mai innamorato e di non avere mai esiderato di prendere moglie. Mirandolina scommette allora con se stessa che riuscirà a farlo capitolare. Quando il cavaliere alla fine capitola, dichiarandosi predutamente innamorato di lei, Miandolina lo umilia di fronte a tutti smascherando il suo

interesse per lei e manifestando la propria intenzione di sposare Fabrizio. Personaggio complesso e ricco di sfumature, Mirandolina offre ampi punti di riflessione. In lei si sommano grazia e astuzia femminili, un solido realimo
borghese non privo di un pizzico di cinismo, desiderato d'indipendenza e capacità di decidere della propria vita, non senza quel tanto di calcolo che spesso è all'origine delle sue scelte.
Rappresentante della classe borghese , ma dotata di aspirazioni e debolezze tutte femminili, la locandiera è interprete di quell'azione di rivalsa sociale che nel Settecento condusse la borghesia. Mirandolina, testimonia, poi, il potere delle arti femminili, prendendosi la vincita sul sesso maschile , qui ben rappresentato dall'arrogante e misogino cavaliere di Ripafratta. Abile amministratrice, la giovane, per sua stessa ammissione , tiene a bada i suoi pretendenti, lusingandoli allo scopo di fare i propri interessi , pur conservando un fascino accattivante squisitamente femminile.

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