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Carlo Goldoni: Avviso al lettore

I tre testi che seguono, fanno parte dell’ Avviso al lettore , scritto nel 1750, che apre la prima edizione delle commedie di Goldoni
Testo
“Era corrotto a segno da più di un secolo nella nostra Italia il Comico Teatro, che si era reso abominevole oggetto di disprezzo alle Oltramontane nazioni. Non correvano sulle pubbliche Scene se non sconce Arlecchinate, laidi e scandalosi amoreggiamenti e motteggi; favole mal inventate, e peggio condotte, senza costume, senza ordine, le quali, anziché correggere il vizio, come pure è il primario, antico e più nobile oggetto della Commedia, lo fomentavano, e riscuotendo le risa della ignorante plebe, dalla gioventù scapestrata, e dalle genti più scostumate, noia poi facevano ed ira alle persone dotte e dabbene, le quali se frequentavan talvolta un così cattivo Teatro, e vi erano strascinate dall’ozio, molto ben si guardavano dal condurvi la famigliola innocente, affinché il cuore non ne fosse guastato. […]
Non mi vanterò io già d’essermi condotto, a questo segno, qualunque ei sia, di miglior senso, col mezzo di un assiduo metodico studio dell’Opere o precettive o esemplari in questo genere de’ migliori antichi e recenti Scrittori e Poeti, o Greci o Latini, o Francesi, o Italiani, o d’altre egualmente colte Nazioni; ma dirò con ingenuità, che […] i due libri su’ quali ho più meditato, e di cui non mi pentirò mai di essermi servito, furono il Mondo e il Teatro. Il primo mi mostra tanti e poi tanti vari caratteri di persone, me li dipinge così al naturale che paion fatti apposta per somministrarmi abbondantissimi argomenti di graziose ed istruttive commedie. […..]
Quanto alla Lingua ho creduto di non dovere farmi scrupolo d’usar molte frasi e voci Lombarde, giacché ad intelligenza anche della plebe più bassa che vi concorre, principalmente nelle Lombarde Città dovevano rappresentarsi le mie commedie. Ad alcuni idiotismi Veneziani, ed a quelle di esse che ho scritto apposta per Venezia mia Patria, sarò in necessità di aggiungere qualche noterella, per far sentire le grazie di quel vezzoso dialetto a chi non ha tutta la pratica. […]
Lo stile poi l’ho voluto quale si conviene alla Commedia, vale a dir semplice, naturale, non accademico od elevato. Questa è la grand’Arte del Comico Poeta, di attaccarsi in tutto alla natura,e non iscostarsene giammai. I sentimenti debbono esser veri, naturali, non ricercati, e le espressioni a portata di tutti. […]”

Trasposizione in italiano moderno

“Da più di un secolo, il teatro comico italiano era in decadenza a tal punto da essere disprezzato dai popoli posti al di là delle Alpi [oltramontane nazioni = le nazioni che stanno al di là delle Alpi). A teatro, venivano rappresentate delle volgari commedie in maschera [Arlecchinate, da Arlecchino, una delle maschere della Commedia dell’arte], orrende e scandalose forme di relazioni amorose, piene di battute [= motteggi], di trame mal inventate e rappresentate sulla scena ancora peggio, senza alcun rispetto della morale, senza alcun ordine che invece di correggere il vizio, che è il primo obiettivo, più nobile ed antico della Commedia, lo accrescevano [= fomentavano] e riscuotevano le risate del popolo più ignorante e dei giovani abituati a condurre una vita sregolata (= scapestrata); presso le persone colte ed oneste [queste commedie] creavano noia e rabbia e se esse frequentavano un simile teatro senza valore , lo facevano per ozio [cioè per sfuggire alla noia della vita quotidiana]ma si guardandosi bene dal condurvi i propri figli ancora innocenti per evitare che il loro animo subisse un danno morale. […]
Non mi voglio vantare di aver raggiunto questo grado, qualunque esso sia, di migliore razionalità e di qualità, [rispetto alla vecchia commedia dell’arte], studiando i migliori autori di commedie del passato (Greci o latini)o del presente (Italiani o Francesi); invece affermerò con colta ingenuità [….] di essermi servito [per riformare il teatro] di due libri: il Mondo ed il Teatro.
Il Mondo, [con la sua realtà quotidiana] mi ha permesso di descrivere le cose nel loro aspetto più naturale e mi ha fornito gli argomenti che sono diventati oggetto delle mie commedie e di dare ad esse un aspetto piacevole ed istruttivo. [….]
Per quanto riguarda la lingua, non ho esitato ad adoperare frasi e voci proprie dell’Italia settentrionale, affinché le mie commedie fossero comprese anche dalle persone meno istruite delle città lombarde in cui le miei dovevano essere rappresentate. Per quanto riguarda alcune espressioni regionali tipiche di Venezia, la mia patria, aggiungerà qualche nota esplicativa affinché coloro che non conoscono il veneziano siano messi in grado di apprezzare la grazia di questo dialetto. Ho voluto che lo stile fosse semplice e naturale, come è giusto che sia per una commedia. Il poeta che scrive testi comici deve seguire la Natura ed i sentimenti che egli descrive devono essere naturali e compresi da tutti. [….]”
Commento
Nel testo, Goldoni descrive la decadenza raggiunta dal teatro italiano nel XVIII secolo, con la Commedia dell’arte. La commedia era caratterizzata da volgarità sia nel linguaggio che nella trama ed ormai non si poneva più lo scopo di dare insegnamenti morali agli spettatori. Allora, Goldoni si propone di riformare il teatro e di restituire alla commedia la sua finalità educatrice, come ha sempre avuto nel tempo.
Per fare la riforma del teatro, Goldoni parte da due principi:
1) analisi della realtà di tutti i giorni (il Mondo)
2) esigenze della scena che devono essere rispettate affinché il messaggio che la commedia vuole trasmettere arrivi facilmente al pubblico (il Teatro)
Inoltre, Goldoni ha evitato di ispirarsi ai grandi autori del passato ed ha tenuto conto soltanto del gusto degli spettatori
Di conseguenza, Goldoni ha adottato una forma espressiva molto vicina al linguaggio parlato nella vita quotidiana e quindi semplice e naturale. Pertanto, egli rifiuta sia l’uso di diversi registri linguistici come avveniva nella Commedia dell’arte, che l’uso di un linguaggio ricercato. In questo modo, le sue commedie potranno essere comprese da un pubblico molto ampio, in possesso di una cultura media.
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