Sapiens Sapiens 13859 punti

Vittorio Alfieri: Due fere donne, anzi due furie atroci.. (sonetto CLXIX)


Due fere donne, anzi due furie atroci,
tor non mi posso (ahi misero!) dal fianco.
Ira è l’una, e i sanguigni suoi feroci
serpi mi avventa ognora al lato manco;

malinconia dall’altro, hammi con voci
tetre offuscato l’intelletto e stanco:
ond’io null’altro che le Stigie foci
bramo, ed in morte sola il cor rinfranco.

Non perciò d’ira al flagellar rovente
cieco obbedisco io mai; ma, signor d’essa,
me sol le dono, e niun fuor ch’io la sente.

Non dell’altra così: che appien depressa
la fantasia mi tien, l’alma, e la mente...

A chi amor non conosce, insania espressa.

Parafrasi
Due fiere donne, anzi due furie atroci
Non mi posso togliere (povero me!) dal fianco.
Una è l’Ira ei suoi sanguigni e feroci
Serpenti mi si avventano di continuo sul lato sinistro
La malinconia, dall’altro fianco con le sue voci
Cupe mi ha offuscato e stancato l’intelletto;
perciò null’altro desidero eccetto le foci dello Stige
e conforto il cuore soltanto col pensiero della morte.
Tuttavia non obbedisco mai flagellare rovente
E cieco dell’ira; ma, suo dominatore,
do in dono a lei soltanto me stesso e nessuno all’infuori di me soffre.
Dell’altra [donna] non è la stessa cosa; mi opprime
La fantasia, l’animo e la mente…..
Una pazzia manifesta per chi non conosce l’amore

Commento

Due sentimenti molto violenti tormentano il cuore del poeta: l’ira e la malinconia. Sono talmente forti che il poeta riesce a trovare un qualche conforto solo nel pensiero della morte. Il poeta riesce a dominare l’ira e a frenarla, mentre l’azione della malinconia è più tenace perché essa domina osti movimento della fantasia e della mente. Il poeta personifica i due sentimenti in due Furie che si alternano nel suo animo, cioè il motivo eroico ed il motivo elegiaco e gli aggettivi adoperati sono anch’essi molto violenti ed aspri (sanguigni, feroci, atroci). Le Furie compaiono spesso anche nelle tragedie, sempre pronte a dilaniare l’intimo dei personaggi, com’è il caso dell’ Agamennone. La melanconia che compare in questo sonetto è però ben diversa da quella che caratterizzava i poeti della fine Settecento: essa non è un sentimento gentile, ma una tristezza assai cupa, come una forma accidia che pesa sull’animo. Dal sonetto emerge anche il concetto della morte alfieriana: essa costituisce la misura ultima dell’uomo e della sua resistenza morale in quanto essa rivela l’eroismo o la viltà del carattere e contro di essa l’Alfieri mantiene sempre un atteggiamento combattivo e agonistico. Nell’ultima terzina, il poeta afferma di non obbedire mai al furore cieco dell’ira, ma di donare tutte le sue facoltà alla malinconia. Per chi non conosce l’amore questo si tratta di una pazzia manifesta.
Globalmente si può affermare che questo sonetto costituisce una specie di auto ritratto dello scrittore che risponde all’individualismo prorompente che caratterizzerà il Romanticismo
Hai bisogno di aiuto in Autori e opere 700?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email