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Vittorio Alfieri: biografia e caratteri della sua opersonalità

Vittorio Alfieri è un autore del XVIII secolo che non può essere classificato facilmente. Infatti, con la sua poetica, rifiuta sia il movimento dell’Arcadia sia l’Illuminismo, preferendo una forma di solitudine caratterizzata dal disprezzo per tutte le mode del tempo. Egli odia il tiranno, gli scrittori che sono a suo servizio come odia anche il popolo. Alcuni studiosi lo hanno classificato come scrittore preromantico o romantico. In realtà, egli si ispira alle varie tendenze del tempo, cercando però di interpretarle in modo del tutto personale. Questo è quindi il suo carattere di scrittore: non sceglie nessuna corrente letteraria o moda del tempo. Per esempio: Alfieri ama molto viaggiare e conoscere le altre culture, ma non lo fa perché questa era la moda corrente fra gli intellettuali del XVIII secolo; lo fa perché vuole uscire dal provincialismo piemontese in cui era vissuto perché non gli dava possibilità di ampliare i suoi orizzonti culturali. Nel XVIII secolo era di moda avere relazioni sociali, frequentare i salotti ed i caffè dove venivano diffuse le nuove idee illuministe; Alfieri, invece, preferisce entrare in contatto con la natura selvaggia e solitaria (questo aspetto della sua personalità è simile alla sensibilità romantica) e stringe contatti solo con pochi intellettuali. Inoltre non sopporta l’autorità che impone il proprio volere e in questo si avvicina alla ricerca di libertà tipica degli Illuministi e che porterà alla Rivoluzione francese. Nonostante questo, Alfieri critica sia i filosofi illuministi che frequentano le corti europee, sia il popolo che, nella ricerca della libertà, si lascia andare a dei momenti incontrollati, com’è successo durante la Rivoluzione francese. Egli rappresenta quindi la guida per una nuova generazione di poeti vissuti nei primi anni del XIX secolo che come Alfieri ricercano la libertà, odiano il tiranno ed amano solo tutto ciò che è verità. E’ una generazione che ammira l’Inghilterra per il suo sistema politico, e non si fida della Francia perché patria dell’assolutismo. Gli scrittori italiani Mazzini e Foscolo saranno molto vicini alla generazione e al pensiero dell’ Alfieri.
Vittorio Alfieri nasce ad Asti, in Piemonte, nel 1749, da una famiglia è ricca e aristocratica. La sua educazione è affidata ad un precettore e trascorre i primi anni della sua vita in ambiente familiare non molto affettuoso.
A 17 anni entra nell’esercito, ma poco dopo, come era di moda in quel tempo, intraprende un viaggio (= le Grand Tour ) che lo porta a visitare tutta l’Italia, Parigi e l’Olanda, mantenendosi con l’eredità che aveva ricevuto.
A 23 anni compie un secondo viaggio che gli permette di visitare molti paesi dell’Europa del nord, la Prussia, la Russia per tornare di nuovo in Francia e recarsi anche in Spagna. Rimasto disgustato dal regime di Caterina II e dal regime militaresco della Prussia, comincia a provare ammirazione per il governi inglese perché più degli altri garantiva la libertà ai cittadini. Egli descriva l’esperienza dei viaggi nell’opera autobiografica Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso; in tale opera ci possiamo fare un’idea del giovane Alfieri: è un giovane inquieto, continuamente in agitazione, che vuole viaggiare, sempre alla ricerca di uno scopo alla sua vita che non riesce mai a trovare.
Nel 1772, scopre la sua vera vocazione: quella di scrittore di tragedie e essere uno scrittore di tragedia diventa l’ unico scopo della sua vita e l’unico mezzo per acquisire gloria e autoaffermazione. Nel 1775, la sua prima tragedia, Cleopatra, ebbe un notevole successo. Tuttavia, Alfieri è cosciente di non possedere adeguatamente gli strumenti linguistici adatti per scrivere una tragedia, dato che egli era abituato ad esprimersi in francese. Per questo motivo egli si dedica con forza allo studio e all’acquisizione della necessaria formazione letteraria, studiando soprattutto gli autori italiani ad anche quelli classici e Shakespeare.
Nel 1778, decide di abbandonare il Piemonte dove la vita era molto provinciale, cede tutti i suoi beni alla sorella e conserva per sé una rendita che gli permette di vivere in modo autonomo. Si stabilisce così a Firenze dove incontra la contessa Luisa Stolberg d’Albany che diventa la compagna della sua vitae con cui , nel 1787, si trasferisce a Parigi. Quando a Parigi scoppia la Rivoluzione Alfieri scrive un’ode che approva il movimento rivoluzionario, ma quando la Rivoluzione si trasforma in Terrore, per Alfieri il nuovo regime basato sulla violenza diventa peggiore di quello monarchico. Per questo motivo, nel 1792 lascia Parigi e si trasferisce di nuovo a Firenze, dove continua a scrivere tragedie ed altre opere ed aggiorna la Vita. Muore nel 1803 e viene sepolto nella basilica di Santa Croce a Firenze,: il monumento funerario viene scolpito da Antonio Canova, uno sculture neoclassico.
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