Psicologia dell’identità

Per identità si intende l’insieme delle rappresentazioni di noi stessi e degli altri in relazione con noi. L’identità è influenzata dal ruolo sociale che rivestiamo in quel momento ed è soggetta a cambiamenti.
L’identità sociale (chiamata anche self) è una qualità relazionale, il comportamento degli altri nei nostri confronti conferma che noi occupiamo il ruolo sociale che riteniamo di occupare.
Goffman: l’identità non è qualcosa di stabile e duraturo nel tempo ma è l’effetto precario prodotto e riprodotto attraverso i vari rituali della vita sociale. L’individuo al contesto sociale apprende i suoi ruoli in base ai gruppi a cui è legato. L’identità non è legata a qualcosa di organico ma è il risultato della scelta sociale della quale siamo protagonisti.
William James: ciascuno di noi ha tante identità sociali quanti sono i gruppi di persone con cui interagiamo. Ognuno di noi rappresenta una delle sue parti a seconda dell’ambito sociale in cui si trova. La società ci obbliga a comportarci come se avessimo un’identità profonda interpretando vari ruoli ma ogni individuo è un complesso di cose diverse tenute insieme dall’illusione sociale dell’identità. L’identità delle persone dipende da criteri sociali in base ai quali gli individuo vengono raggruppati. Ogni società offre percorsi che conducono al raggiungimento di identità prestabilite. Costruiamo un’identità attraverso il riconoscimento di somiglianze/differenze rispetto agli altri.
In psicologia l’identità è la rappresentazione mentale e le credenze che una persona ha di se stessa in un determinato momento. James e Mead hanno affermato che l’identità nasce dalla relazione con gli altri e con la società.
Per Io si intende la persona autonoma e consapevole; per Me si intende l’identità che la persona ritiene di avere e come lo vedono gli altri.
James ha introdotto l’idea della Molteplicità del se, ovvero l’identità si fonde su diversi livelli della persona:
- se materiale: legato alla percezione di un corpo ma anche a quanto ci appartiene nel mondo ideale (oggetti)
- se sociale: basato sul riconoscimento da parte degli altri e sul proprio ruolo nella società;
- se spirituale: legato alla soggettività più interiore (ciò che ci distingue dagli altri).
Il se sociale e il me sono fattori centrali nella formazione dell’identità di una persona. Attraverso l’esercizio dei vari ruoli si crea l’Altro generalizzato ovvero una rappresentazione interiore degli altri e della società di appartenenza.
Higgins: Teoria delle discrepanze del se (distinzione tra dimensione privata e pubblica) con tre tipi di rappresentazione interiore del se:
- se percepito: come noi ci vediamo (livello di autostima);
- se ideale: come noi vorremmo essere (aspirazioni);
- se dovuto: insieme di atteggiamenti, responsabilità e comportamenti che sentiamo di dover assumere.
La dimensione del se consiste nel rapporto e nella tensione tra il punto di vista di una persona e il punto di vista dell’Altro generalizzato. Il senso di benessere dipenda dall’equilibrio di questi livelli.
Conflitto tra se ideale e percepito: genera tristezza, frustrazione e insoddisfazione che sono alla base del concetto di autostima (grado di accettazione che abbiamo di noi stessi rispetto all’ideale).
Conflitto tra se ideale e dovuto: genera un senso di dovere eccessivo e indecisione.
Se percepito troppo grande: senso di dovere ristretto, scarso dovere di colpa e alta considerazione di se.
Ci possono essere dei conflitti tra il se come viene inteso dal soggetto e quello inteso dalle persone che ci circondano:
-conflitto tra se percepito dall’individuo e dagli altri (persona che si crede simpatica ma in realtà è giudicata noiosa);
- conflitto tra se ideale dell’individuo e degli altri ( il soggetto vuole diventare artista mentre gli altri credono che voglia diventare famoso);
- conflitto tra se ideale dell’individuo e ciò che gli altri si aspettano (il soggetto è tollerante della religione mentre i genitori vogliono che sia credente).
La vergogna è un sentimento legato alla percezione di se in relazione a quanto riteniamo che gli atri si aspettino da noi.
Le persone con Alto Monitoraggio tendono a osservare se stessi e quello che fanno come se si osservassero da fuori; quelle con Basso Monitoraggio non si preoccupano dell’impressione che fanno agli altri, sono più spontanee.
Spotlight effect: sensazione di essere sotto osservazione in contesti pubblici.
Freud: dentro di noi ci sono delle forze inconsce indipendenti dalla società che influenzano la nostra vita. L’identità (parte conscia) è solo 1/3 ed è una risposta parziale e minima. E’ il risultato dello sviluppo di ciò che sta sotto che è più esteso e potente (inconscio).
Kelly: Teoria dei costrutti personali: la realtà psichica è una nostra costruzione, la mente smonta e ricostruisce il mondo in base alla percezione. Possiamo diventare consapevoli di noi stessi solo se prendiamo in considerazione un altro punto di vista (punto di vista esterno). Cambiando prospettiva siamo meno rigidi con noi stessi e potremmo cambiare (meno egocentrici). Il punto di vista esterno/decentramento è caratterizzato da:
- autocaraterizzazione: come un viaggio dentro di noi stessi, zona iniziale/finale come luoghi sicuri, le zone nel mezzo sono luoghi insicuri e la fine svela qualcosa di riservato;
- ricerca elementi mancanti;
- controllo salti illogici.
Per Kelly l’identità è come un costrutto, siamo noi che organizziamo delle strutture di significato che crediamo ci caratterizzano e ci rendono diversi dagli altri. Il nostro modo di vederci influenza la nostra vita.
L’età e il genere sono criteri universali di classificazione o differenziazione delle persone. Nella società troviamo gruppi basati sull’età (giovani, adulti, anziani) e a ogni categoria vengono attribuite delle aspettative riguardo al comportamento.
Il genere è un criterio di raggruppamento degli individui; ci sono modelli di comportamenti maschili e femminili distinti sin dall’infanzia. I criteri di classificazione stabiliscono differenze e somiglianze fra le persone come origini familiari, colore della pelle, religione, ricchezza e intelligenza.
Acquisire una lingua significa assumere gradualmente un posto nella società. Il processo linguistico è essenziale per lo sviluppo del self. La lingua consente all’individuo di apprendere il ruolo degli altri e percepire se stesso come oggetto.
Il nome proprio è segno di differenziazione degli individui, è il segno più duraturo della nostra identità. Indica ciò che noi riteniamo di essere e della relazione che abbiamo con gli altri. I nomi possono dipendere dalla posizione sociale (self inseparabile dalla posizione sociale).
Comunichiamo chi siamo attraverso i segni della nostra identità sociale (vestiti, oggetti). Per entrare in relazione con un altro cerchiamo di capire chi è. Le persone sentono il bisogno di comunicare attraverso il loro self, un’identità distintiva non legata alla classe da cui provengono, una modalità sofisticata di costruire la propria identità sociale. L’identità delle persone dipende da criteri sociali in base ai quali gli individui vengono raggruppati, ogni società ha percorsi prestabiliti che conducono a identità prestabilite.
Il rapporto fra immagine di se e forma fisica è importante per le adolescenti (Nichter). Le ragazze sono immerse in un dramma allegorico in cui magro è bello e grasso è brutto, la dieta è la via per la felicità. Le adolescenti si sono formate la loro idea di corpo perfetto tramite tv, cinema, riviste e Barbie. Le ragazze vedevano il mondo in termini di grasso e magro. Non dimagrire significa che la ragazza non si preoccupa del suo aspetto fisico o è pigra. C’è una mancanza di rispetto verso le ragazze in sovrappeso.
Fat Talk: tipico discorso sul grasso, “Sono grassa” “ No, non lo sei”. Alternanza di frasi incentrate sul tema del peso. Ha diverse funzioni:
- richiesta di sostegno da parte delle altre;
- attirare l’attenzione su caratteristiche negative dell’identità prima che lo facciano gli altri;
- reazione difensiva prima di mostrare il proprio corpo;
- pubblica affermazione di responsabilità e preoccupazione per la propria immagine corporea.
Il discorso sul grasso è utilizzato dalle ragazza per esprimere solidarietà reciproca, dimostrare di avere preoccupazioni comuni e guadagnare consensi all’interno del gruppo.
Le preoccupazioni per l’immagine corporea sono così grandi che anche le ragazze dal peso normale o sottopeso temono di essere grasse.
Lavoro: uno dei fattori principali per la costruzione dell’identità. Significa disporre di un supporto fondamentale per conferire alla propria vita una stabilità e un riconoscimento sociale della propria funzione.
Dieci tipologie di uomini medievali:
- il monaco: in questa figura si esprime il significato e il senso della cristianità occidentale medievale. I monaci riprendono e attualizzano le ragioni del cristianesimo originari. Il monaco si dedica alla ricerca di Dio e alla realizzazione della chiesa originaria. I monaci sono percepiti come un gruppo sociale speciale, che occupavano una posizione dominante per cultura e prestigio.
- il guerriero: vive tra la pace e la violenza, da lui ha origine la figura letteraria del cavaliere il cui compito è quello di difendere i deboli e i valori della cristianità,

è il protagonista della lotta contro il diavolo o della difesa; è una persona dai tratti ambigui che può trasformarsi da liberatore a rapinatore.
- il contadino: elemento centrale del sistema economico e produttore; svolge un’attività finalizzata alla sopravvivenza alimentare; è un lavoratore minacciato dalla variabilità della produzione agricola. La contadina è una filatrice e lavoratrice tessile. Nei contadini è diffusa una devozione cristiana.
- il cittadino: immigrato che arriva dalla campagna ed è un ex contadino. Se riesce ad adattarsi alla vita urbana basata sui ruoli sociali e commercio entra a far parte della rete di relazioni sociali.
- l’intellettuale: uomo colto che viaggia da una scuola all’altra o cambia spesso università grazie alla conoscenza del latino; non si sposa e si dedica alla divulgazione dei testi fondamentali.
- il mercante: si dedica al commercio, è un uomo istruito che rischia nei processi di scambio e usa il denaro. Contribuisce alla diffusione delle lingue moderne, della scienza delle misure e dell’uso della moneta come mezzo di scambio.
- l’artista: percepito come un variante del lavoratore manuale e spesso disprezzato dai membri degli altri stati sociali. Nell’11 secolo uscirà dall’anonimato per assumere una centralità sociale. Nel 13 secolo si imporrà nella comunità urbana.
- la donna: occupa una posizione marginale, è relegata dentro la famiglia o è oggetto di scambio delle dinamiche di scambio che si svolgono per la continuazione dell’aristocrazia feudale; elemento centrale dell’economia domestica perché ha la funzione di riproduzione e gestione della famiglia.
- l’emarginato e il santo: entrambi rompono l’ordine e la regolarità della vita quotidiana. Nella categoria dell’emarginato domina l’esiliato, colui che è stato bandito ed espulso dalla comunità, troviamo l’ebreo e l’eretico. Il santo è la manifestazione corporea dei valori ultraterreni ed è il mezzo di comunicazione spirituale tra cielo e terra.

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