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Il nome proprio



Il nome è quella parte variabile del discorso che ci aiuta a identificare persone, cose ed animali. Senza questo non potremmo parlare e definire tutte le cose che stanno intorno a noi.
Dal punto di vista linguistico, il nome proprio è una segnatura specifica che viene utilizzata da un individuo o un insieme di individui per identificare e specificare una persona, entità geografica, popolo, evento, istituzione, fenomeno sociale o scientifico, movimento culturale.

A sua volta i nomi propri si differenziano dai nomi comuni ed appellativi. Anche se esistono diverse lingue, i nomi propri hanno la caratteristica di possedere l’iniziale maiuscola. La cosa che rende unico il nome proprio è la definitezza, ovvero esso riesce ad individuare in modo univoco un soggetto. Mentre dalla parte opposta ritroviamo il pronome indefinito.

Nomi comuni





I nomi comuni possiedono un plurale e sono seguiti da uno o più specificatori. Dall’altra parte invece, i nomi propri non possiedono il plurale e lo specificatore perché da solo già specifica un qualcosa, infatti manca molto spesso lo specificatore. La cosa che collegano i nomi comuni con i nomi propri sono le cossiddette figure di antonomasia.
La scienza che studia i nomi propri è l’onomastica che studia i nomi, le origini e il significato utilizzando i metodi linguistici.
Di seguito vengono riportati alcuni esempi di nomi propri:
1. Lucia dipinge la tela
2. Lulù beve il latte dalla ciotola sul tappeto
3. Il Corriere della Sera è un quotidiano molto apprezzato in Italia
Nel 1° caso il nome proprio si riferisce ad una persona (Lucia)
Nel 2° caso il nome proprio si riferisce ad un animale ( Lulù)
Nel 3° caso il nome proprio si riferisce ad una cosa ( Corriere della Sera)

A cura di Anny.