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Il riconoscimento del valore della scienza anche in campo sociale

Nell’epoca della Controriforma c’era stata un’evidente egemonia culturale del clero, soprattutto nei paesi cattolici ma anche nel mondo protestante. Nel 1600 la cultura cominciò a divenire laica, tranne che in paesi come l’Italia e la Spagna, dove il predominio del clero continuò a essere forte. La borghesia laica entrò progressivamente nel mondo della cultura provocando vaste trasformazioni; si diffuse una nuova attenzione alla scienza, alla tecnica e al metodo sperimentale. La nuova borghesia chiedeva al pensiero filosofico di occuparsi di scopi pratici, di affrontare i problemi del mondo, in maniera realistica, servendosi di argomentazioni chiare. La coscienza della gente divenne più libera e meno disposta ad accettare passivamente gli imperativi della chiesa. La teologia sembrò perdere la posizione dominante che aveva tenuto per tanti secoli; c’era sempre meno reverenza nei confronti del latino e sempre più attenzione alle lingue nazionali. Nei primi decenni del 1600 diversi autori si occuparono del metodo di fare ricerca, apprendere, organizzare il sapere e pensare.
Questi fermenti nuovi presenti nel Seicento nella società e nella cultura non ebbero però analoghe ripercussioni nel campo dell’educazione. Nel secolo di Galileo, di Cartesio, di Comenio e di Bacone in nessuno Stato d’Europa ci fu una riforma degli ordinamenti scolastici, corrispondente al rinnovamento della coscienza scientifica. La scuola continuava a mantenere la struttura fissata dalla Ratio dei Gesuiti. Ci furono diversi pensatori che fondarono istituti o congregazioni con programmi più adatti ai principi del pensiero che stava cambiando col nuovo secolo, ma la loro voce rimase quasi isolata.
In particolare in Italia la situazione era sostanzialmente immobile, data la crisi economico-politica e l’influsso vicino e diretto della Chiesa cattolica più rigida dopo il concilio di Trento. L’istruzione popolare elementare, così come la intendiamo oggi, era inesistente. I ragazzi che volevano formarsi per poi dedicarsi al commercio era-no sempre meno; le corporazioni, le attività commerciali, manifatturiere, marinare, la cultura pratica, che avevano avuto grande sviluppo nel Trecento e nel Quattrocento, erano mano a mano diminuite fino quasi a scomparire. Coloro che non aspiravano ad affrontare gli studi classici, ma volevano apprendere i rudimenti della cultura strumentale come leggere, scrivere, far di conto, si rivolgevano a maestri privati o alle piccole scuole delle parrocchie, organizzate per lo più senza metodo e senza didattica. La grandissima maggioranza della popolazione era analfabeta. Anche la cultura superiore era meno viva rispetto all’epoca dell’Umanesimo e del Rinascimento: si consideri che le opere complete di Niccolò Machiavelli furono stampate per l’ultima volta nel 1554, il Decamerone di Giovanni Boccaccio fu ristampato l’ultima volta nel 1557; dopo il 1560 neppure le poesie di Francesco Petrarca furono più ristampate per intero. Ciò significa che non c’era pubblico che leggeva; inoltre l’Indice dei libri proibiti suscitava paure e sospetti nella gente e anche i pensatori più illuminati incontravano difficoltà sia a svolgere le loro ri-cerche sia a diffondere le loro idee fra la gente e gli allievi. Anche la grande editoria italiana che un secolo prima era la più importante in Europa (ricordiamo, per esempio, l’opera meritoria di Aldo Manuzio di Venezia) cominciò a diminuire progressivamente la produzione e le opere italiane di autori come Giordano Bruno, Tommaso Campanella, Galileo Galilei venivano stampate integralmente in Germania, in Francia, in Olanda a causa dell’opposizione feroce del Tribunale dell’Inquisizione, che condannava senza remore gli autori di quelle opere a pene durissime, come accadde a Galileo. 
In questa situazione fu significativa la riflessione di alcuni pensatori che aiutarono i loro contemporanei a intravedere soluzioni e possibilità nuove. Francesco Bacone (1561 - 1626), per esempio, era un convinto assertore del valore della nuova scienza sperimentale che si stava diffondendo e dell’importanza che era destinata ad assumere. Intuì prima di altri che la nuova scienza e la nuova tecnica avrebbero aumentato il potere dell’uomo sul mondo e avrebbero portato una rivoluzione nelle condizioni di vita. In un’opera di narrativa di cui parleremo più avanti, la Nuova Atlantide, tratteggiò le caratteristiche della società ideale, interamente fondata sulla scienza e sulla tecnica, in costante progresso per il bene di tutti gli uomini; una società allo stesso tempo religiosa, ma dove la religione non fosse in contrasto con la scienza, anzi, assumesse fra le sue funzioni quella di appoggiare la scienza e di garantirne il valore morale.
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