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L’influenza greca sull’educazione romana


Roma non è stata mai “nazionalista” nel senso moderno di questa parola; infatti essa ha assimilato con facilità la cultura e l’educazione greca, con non troppe resistenze da parte dei conservatori e con un certo entusiasmo da parte della maggioranza.
Nel suo aspetto intellettuale, l’educazione romana si modellò su quella greca: infatti fin dal VI a.C., il literator corrispondeva al didaskalo o grammatista greco. All’inizio il grammaticus era l’insegnante di greco, poi di latino con gli stessi metodi di insegnamento. I classici da leggere e da commentare erano la traduzione in latino dell’Odissea, il Bellum Punicum di Nevio e gli Annales di Ennio. Il rhetor, fino quasi all’età di Cicerone era il maestro di retorica greca e non latina e anche quando la retorica latina, a lungo ostacolata dai conservatori, sui affermò, l’educazione romana continuò ad essere bilingue. Dovunque, la cultura romana si diffuse (Mediterraneo occidentale e orientale, Pannonia, ecc…) l’insegnamento era tenuto in greco e in latino. Quindi, Roma si fece portatrice più che di una sua propria civiltà, di una civiltà ellenistica integrata da apporti latini.. Roma portò innanzitutto il senso del diritto. Un altro elemento che distingue la mentalità romana è il senso della praticità; per questo motivo, in latino era sviluppato lo studio dell’architettura e dell’agrimensura, mentre le scienze venivano insegnate in greco anche nelle regioni in cui il latino era linguamadre. La medicina assunse la forma latina con molta difficoltà; infatti Varrone aggiunge architettura e la medicina alle sette arti riconosciute dai Greci come “liberali”.
La musica la danza furono eliminate dal curriculum perché giudicate non adatte alla serietà (= gravitas) romana.
Per quanto riguarda l’infanzia, i metodi romani comportavano aspetti disciplinari più miti e una cura più diretta della formazione morale. Quest’ultima veniva curata dallo schiavo “pedagogo” che tuttavia era oggetto di controlli e di sollecitudini da parte del padre e della madre. Il pedagogo romano, pertanto, gode di maggior considerazione che in Grecia: spesso è un liberto colto e stimato. Questo atteggiamento è sintetizzato da Giovenale nella famosa massima “Maxima debetur puero reverentia”
A Roma come in Grecia l’istruzione era privata e lo Stato interveniva solo negativamente cioè per allontanare gli insegnanti desiderati, come avvenne nel caso di Carneade. Il collegio degli efebi, che caratterizzava l’istituzione pubblica educativa del periodo ellenico fu imitata durante il periodo di Augusto e con il tempo conobbe una diffusione sempre più ampia. Augusto incoraggio i Collegia iuvenum nell’ottica di instaurazione dei valori patriottici; essi si diffusero rapidamente in molte città della parte occidentale dell’Impero e col tempo persero ogni funzione preparatoria alla vita militare e si ridusse a semplici “clubs” riservati ai giovani aristocratici, come succedeva con i collegi degli efebi di epoca ellenistica.
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