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John Locke- pensieri sull’educazione

I primi capitoli del libro sono dedicati all’educazione fisica: l’autore consiglia ai genitori di irrobustire il corpo e di disciplinare gli impulsi fino a renderlo uno strumento della ragione. Il bambini devono abituarsi a sopportare il caldo d’estate e il freddo d’inverno, l’umidità e le fatiche; devono imparare a nuotare, devono stare all’aria aperta e giocare, dormire molto ma abituarsi a un letto duro e ad alzarsi al mattino presto. Devono essere nutriti con cibi comuni, molto semplici, imparare a consumare i pasti a qualunque ora per non diventare schiavi delle abitudini dello stomaco, niente vino né bevande alcoliche. Se seguiranno un regime di questo tipo, i ragazzi, urta volta cresciuti, potranno godere della salute necessaria per i loro affari e di una costituzione robusta capace di sopportare privazioni e fatiche, per vivere felicemente. Nei capitoli successivi fornisce le indicazioni per l’educazione morale e civile dei bambini, che dovrà procedere in contemporanea all’educazione fisica e iniziare nella prima infanzia, quando l’animo del bambino è facile da plasmare.
Chi non impara nei primi anni di vita a rinunciare ai desideri eccessivi, a oppor alle inclinazioni negative, a seguire la ragione rischia di non impararlo più.
Locke suggerisce ai genitori di non essere teneri nei confronti dei difetti dei lori figli piccoli, pensando che i capricci sono cose di poco conto. L’atteggiamento deve essere termo in tutte le età del bambino; se al contrario gli adulti (genitori, nonni o domestici) abituano il bambino «ad avere caramelle ed uva» tutte le volte che ne ha voglia, si formerà in lui la convinzione che può avere tutto in qualunque momento, anche quando sarà più grande.
Locke tratta la personalità del bambino come quella di un uomo in divenire, meno esperto, meno saggio, più malleabile, ma identico al futuro uomo. È l’uomo alle stato di natura, geloso della sua indipendenza, desideroso di essere libero e di avere tutto. Il bambino possiede la ragione ma è meno ragionevole dell’adulto in quanto la ragionevolezza si torma e si sviluppa con l’esperienza e con l’esercizio.
E’ importante far capire al bambino che quello che si pretende da lui è utile e necessario ma le parole e le motivazioni che si usano devono essere semplici, essenziali e proporzionate alla sua intelligenza. Quando il bambino è molto piccolo non bisogna fargli grandi ragionamenti in quanto non li capirebbe; piuttosto è importante proporgli il corretto esempio dei grandi, un comportamento ragionevole e un ambiente stimolante. Solo quando il bambino sarà più grande potrà nascere la confidenza, si potranno fare delle discussioni fra educatore e educando, s: potranno stabilire rapporti di amicizia e di collaborazione.
Locke non ritiene che l’autorità dei genitori si debba mascherare dietro l’intervento indiretto. Il suo obiettivo è che il bambino sia effettivamente libero: l’autorità è un passaggio indispensabile per arrivare alla libertà che significa dominare gli impulsi con la ragione. Se si identifica la libertà del bambino con la spontaneità è difficile che egli possa accettare l’obbligo di una regola; d’altra parte, se abituiamo il bambino all’azione costante di una volontà e di una ragione esterne a lui è difficile che acquisisca la capacità di autoregolarsi. Locke parla di questi argomenti nelle pagine dedicate al gioco, ai castighi, alle ricompense, al sentimento dell’onore.
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