Il positivismo

La cultura europea della seconda metà dell’800 fu dominata dal POSITIVISMO, una corrente di pensiero nata in Francia verso il 1820. Il termine “positivismo” indica una conoscenza modellata sulle discipline “positive” quali la matematica, la fisica e le scienze naturali, basato su un’osservazione dei fenomeni reali, concreti, e sul principio della verifica della teoria con la prova dei fatti. Il termine si estende anche alla filosofia e alle arti.
Tale corrente nasce in corrispondenza al periodo di progresso nel quale si vive, dovuto alla Rivoluzione industriale. Il positivismo considerava l’arte come una rinnovata esigenza di realismo nella quale l’intellettuale non era più poeta “vate” e neppure portatore di valori sentimentali e religiosi. Al contrario, aveva una illimitata fiducia nella scienza e nel progresso, esprime la fiducia nella ragione, nella scienza e nella tecnica, si tratta di una visione ottimistica del progresso umano, che si manifesta nell’applicazione del metodo scientifico alla società e all’uomo e nella nascita di nuove scienze sociali autonome, come la sociologia (studio della società), la statistica e la psicologia. L’intellettuale deve analizzare come un perfetto osservatore la situazione sociale, scriverne e sensibilizzare la società e le borghesie al potere, in modo tale che possano intervenire.

Il positivismo divenne un vero e proprio indirizzo filosofico e sociologico a partire dal filosofo francese Comte(1798-1857) il quale pubblica nel 1870 un Corso di filosofia positiva, e il termine positivo diventa valutativo perché designa una fase evolutiva della società. Per Comte la storia dell’umanità aveva superato alcune fasi, lo stadio teologico e metafisico, nel quale gli uomini primitivi attribuivano i fenomeni della natura a cause soprannaturali.
Successivamente con Bacone, Galileo e Cartesio gli uomini avevano cominciato ad interrogarsi non sul perché delle cose, ma sul come avvengono determinati fenomeni. I positivisti rinunciano a dare una risposta agli interrogativi esistenziali, infatti sostengono sia impossibile arrivare a questo tipo di conoscenza. Bisogna quindi concentrarsi sullo studio del rapporto causa-effetto , attuato attraverso il metodo sperimentale e scientifico esteso a tutti i settori del sapere.

Il positivismo francese si espresse soprattutto con TAINE e con DURKHEIM.
Taine sostiene che la posizione dell’uomo è determinata dall’ambiente, dalla razza e dal momento storico. Il determinismo radicale di Taine non lasciava nessuno spazio alla libera iniziativa del singolo individuo, diversamente dal Romanticismo (che vedeva la libera iniziativa del singolo).

Per Durkheim il problema è quello della relazione tra individuo e società, elabora il concetto di “conoscenza collettiva” , ovvero l’insieme delle credenze e dei sentimenti che sono comuni alla media dei membri di una società. Non è l’individuo che genera la società, ma è la società che genera l’individuo.


La nascita dell’evoluzionismo

Un rilievo contrale assunse la teoria dell’evoluzione formulata dal biologo inglese Charles Darwin(1809-1882), che nel 1859 pubblica L’origine delle specie e poi nel 1871 L’origine dell’uomo. Studiando le somiglianze e le differenze presenti in alcune specie animali e vegetali in diversi luoghi dl mondo, Darwin giunse ad affermare che le specie tendono a modificarsi per variazioni casuali, che intervengono a livello individuale.
Secondo questa teoria gli individui più forti e resistenti , caratterizzati da variazioni più vantaggiose rispetto al proprio ambiente sopravvivono, mentre quelli più deboli vengono eliminati.
Darwin definì quindi la legge della selezione naturale delle specie, che è determinata dalla loro capacità di adattamento all’ambiente. Anche la specie umana si può considerare il risultato di una selezione naturale, determinata da una serie di variazioni casuali avvenute in origine nell’ambito delle scimmie.
Alcuni pensatori estesero le nozioni di lotta per l’esistenza e di sopravvivenza del più forte al campo delle relazioni tra classi sociali e tra il popolo. Fu questo “darwinismo sociale” che, in alcune elaborazioni politiche e ideologiche, fu all’origine di movimenti antidemocratici, colonialisti e razzisti. Con la teoria della specie si va a giustificare le correnti antidemocratiche, l’idea che esistano razze superiori e più intelligenti destinate per natura a dominare sulle altre. E’ in questo periodo che il razzismo esce dalla fase religiosa ed entra nella fase sociale.

Dal realismo al naturalismo

In concomitanza con le formulazioni teoriche del Positivismo, si affermarono nella letteratura europea della seconda metà del 800 le poetiche del naturalismo, in Francia, e del verismo, in Italia, considerate prosecuzioni e sviluppi del realismo del 1830.
Con Realismo si indica una rappresentazione concreta e oggettiva della realtà, in stretto legame con la nascita della sociologia e del pensiero positivista, che si basa sull’osservazione diretta dei fenomeni e sul metodo scientifico. I capiscuola della narrativa realista furono Stendhal, e Dickens.
Questo genere di romanzi ha tali caratteristiche fondamentali quali l’utilizzo di termini lineari e oggettivi, in una PROSA piana e accessibile adatta ad un pubblico borghese (perché la poesia serviva soprattutto ed esternare l’interiorità dell’animo, e quindi non esprimeva i problemi sociali), la presenza di un narratore onnisciente in terza persona e una rappresentazione della realtà attenta alla classe borghese.
Il continuatore del Realismo narrativo e l’iniziatore del Naturalismo fu Gustave Flaubert (1821-1880). Egli scrive un romanzo che è il punto di passaggio tra queste due correnti, Madame Bovary, romanzo incentrato sulla critica della mentalità e dei comportamenti della società borghese di provincia. Romanzo sottoposto a processo perché scardinava uno dei pilastri più importanti della società borghese, quello del matrimonio.


Il romanzo naturalista descrive oggettivamente le condizioni della società del tempo, stabilendo una differenza con il romanzo ottocentesco, che era un romanzo storico (Manzoni).

Il Naturalismo condivise con il realismo l’attenzione alla realtà contemporanea , l’autore è uno scienziato e quindi può parlare soltanto di ciò di cui ha esperienza; di vicende a lui contemporanee analizzate oggettivamente. L’intellettuale ha il compito di descrivere oggettivamente le condizioni di tutti i giorni, di offrirle alla borghesia, di sensibilizzare le classi borghesi al potere, affinché intervengano a migliorare le condizioni delle classi subalterne.
Hanno una grande fiducia nelle potenzialità dell’opera d’arte.
Il presente ha dignità letteraria, anche le classi meno agiate hanno dignità letteraria, diventeranno spesso protagonisti dei racconti, alle quali verrà analizzata la natura umana, determinata dalle situazioni ambientali circostanti. I naturalisti adottano una visione della vita e della natura legate alle moderne dottrine fisiologiche, ogni uomo è prima di tutto materia e istinto, la conoscenza e l’intelletto non sono altro che il prodotto del corpo.

Tra i più importanti rappresentanti del Naturalismo francese ricordiamo Émile Zola, insieme ai fratelli Gouncourt e Maupassant.
I fratelli Gouncourt descrivono soprattutto la vita quotidiana delle classi inferiori, principalmente vittime di un processo di modernizzazione. Analizzano anche il brutto, il deforme, i casi clinici, e attuano il canone dell’impersonalità, quindi una narrazione che non vede intervenire il narratore con i giudizi. La letteratura non è più di intrattenimento, ma è una letteratura di impegno morale e civile. Essi definiscono le caratteristiche del romanzo Naturalista deve: essere vero, anche se turba o sconvolge il lettore; raccontare fatti raccolti dalla vita reale; deve dare dignità letteraria alle “miserie” degli umili e dei poveri.

Emile Zolà è il massimo esponente del naturalismo e nel 1870 pubblicò Il romanzo sperimentale, una raccolta di scritti teoretici sul Naturalismo, secondo il quale il romanziere deve far proprio il metodo sperimentale delle scienze fisiche, deve osservare i caratteri e i comportamenti degli individui calandoli in precisi contesti ambientali e deve procedere come uno scienziato, in modo che il romanzo diventi un “verbale di un esperimento”.
Il verismo
Il Positivismo, il Realismo e il Naturalismo influenzano anche la letteratura italiana. In Italia prende il nome di Verismo. Il principale centro di diffusione della letteratura verista è Milano, una città molto importante e già industriale. I suoi maggiori rappresentanti sono meridionali, perché le condizioni di degrado e di arretratezza del Sud divengono oggetto di questa letteratura (italia centro e sud ancora agricola). Tra i rappresentanti del Verismo italiano si ricordano i siciliani Luigi Capuana (1839-1915) e Giovanni Verga (1840-1922).
Il torico del verismo fu Luigi Capuana, che era un critico letterario che lavorava presso il “Corriere Della Sera”, egli diffonde le idee di Zolà, adattandole alla situazione italiana.
Bisognava abbandonare il romanzo storico in favore del romanzo dei costumi contemporanei;
occorreva raccontare scene di vita quotidiana di gente misera, ritraendola “dal vero”;
seguire i principi dell’impersonalità, eliminando il narratore e i propri giudizi; non si deve trascurare la fantasia e l’immaginazione, per conferire interesse nei lettori.
Il caposcuola del Verismo fu Giovanni Verga, che da vita ad opere molto importanti.

Al contrario del romanzo naturalista, quello verista vuole formare una coscienza sociale, giungendo ad una scienza del cuore umano e di rappresentare la realtà.
Vediamo una visione pessimistica della vita; per il veristi arte e letteratura non possono influire sulla società regolata dalle leggi immutabili della lotta per la vita.
Il romanzo verista intende rappresentare il mondo contadino e dei poveri del Meridione.

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