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Il simbolismo e il ruolo del poeta
Il simbolismo è una poetica, ovvero è un modo di fare poesia. I fondatori principali del Simbolismo sono Mallarmé, Verlaine e Rimbaud. L’etimologia del simbolismo proviene da questi poeti, che vengono definiti “maledetti”. Essere poeta maledetto non significava, pertanto, essere soltanto avvezzo all’alcol, alle droghe ed ai tipi di evasione “artificiali”: essere poeta maledetto significava anche condurre una vita al di fuori della società, sia perché delusi dall’andazzo della stessa (ci riferiamo, qui, alle vicissitudini accadute in Francia durante tutto l’Ottocento), sia per una sorta di “snobismo”: infatti, i poeti maledetti nelle loro opere non parlavano della povera gente – lasciando, quindi, il compito al positivismo ed al realismo di quegli anni – ma si dedicavano a minuziose descrizioni di personaggi singolari, alla ricerca estetica ed autoreferenziale della poesia, e rappresenta un modo di poetare diverso, attraverso i simboli. La poetica del simbolismo si incentra sulla realtà, la quale è colta dai sensi. Questi sensi sono percepibili dall’assoluto: il poeta è un veggente che distingue le classi sociali. Solo il poeta riesce a percepire l’assoluto (ovvero i sensi) il poeta è un vate, un profeta: egli parla al posto di qualcuno… e perciò mediatore tra assoluto e uomini: invia messaggi che possono essere decifrati attraverso tre figure retoriche importanti: l’analogia, la sinestesia e la metafora. Esse rappresentano i sensi umani. Solo in questa maniera gli uomini recepiscono la vera realtà.Quando nasce?
Il simbolismo nasce nel 1876 in correlazione con un’altra poetica, il Naturalismo, nato sempre in Francia. Si ha la presenza delle allusioni, della musica e della tendenza all’oscurità. La poesia non vuole più avere un contenuto chiaro e univoco ma tende a sciogliersi in musica, diventa arte-fono simbolica (in cui cioè il suono assume un fondamentale valore evocativo e simbolico). Sono presenti anche il sogno, la fantasia e l’inconscio dell’io interiore: la centralità della parola è tutto. Si ha inoltre la concezione della poesia come assolutezza: essa si presenta cioè sciolta da ogni legame con il mondo delle cose e con quello della pratica e della morale comune. Dal carattere del tutto soggettivo della poesia deriveranno un’innovazione formale come il verso libero, una poesia pura dotata di capacità oracolari e profetiche, in contatto diretto con l’assoluto.Il Decadentismo
Il decadentismo è invece un movimento culturale che nasce nel 1890 in tutta Europa; esso nasce dalla rottura filosofica di fine secolo, e cioè dalla rottura del positivismo. il termine venne usato inizialmente in accezione negativa, mentre oggi designa un in modo neutro una particolare civiltà letteraria e artistica. Il Decadentismo nasce con i temi del Simbolismo: una poesia più elegante che si sviluppa in periodi storici di decadenza. Non si osserva inoltre la realtà con la scienza, si esalta l’inconscio, quindi una parte della psiche umana incontrollabile, ingestibile, non percepibile nella ragione umana. L’idea è la poesia e quindi il poeta come essere eccezionale: si utilizzano inoltre delle tecniche specifiche elaborate da Pascoli e D’Annunzio. Il Decadentismo ha dei punti in comune con il Romanticismo Europeo, il quale esaltava l’irrazionalità.I temi caratterizzanti del Decadentismo
Essi sono:1. Il rifiuto del metodo scientifico;
2. Soggettivismo e individualismo scoperto dell’inconscio;
3. Ricorso al Simbolismo, estetismo e religione dell’arte.
4. Concezione del poeta come artefice supremo e come poeta vate.
Poiché la poesia è concepita come rivelazione dell’assoluto, il poeta si immagina come il mediatore di tale rivelazione agli uomini.