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Il Simbolismo

Cadute le certezze positivistiche, la realtà e la natura vengono percepite complesse e insondabili. Il determinismo e il meccanicismo dell’epoca precedente risultano insufficienti a indagare il mistero sotteso al reale. Una nuova forza, l’intuizione può interpretare il mistero dei simboli sotteso all’apparenza del reale. Non tutti gli individui sono dotati di tale particolare qualità, ma solo alcuni, in particolare il poeta cui è affidato il compito di interpretare il linguaggio simbolico della natura e della realtà. La poesia assume una funzione del tutto nuova, conoscitiva, e il poeta deve farsi “veggente” o “visionario”, anche attraverso esperienze portate ai limiti e oltre i limiti della norma. L’arte per la sua virtù conoscitiva, si sottrae a essa e rivendica la propria autonomia. Tale principio si estende anche alla vita pratica.
È in Francia, sulla scia di Baudelaire, precursore di tali sostanza, che un gruppo di poeti, definiti maledetti per il loro stile di vita, da pieno sviluppo al Simbolismo con l’elaborazione del concetto di “corrispondenza” teorizzato nella celebre Correspondence attraverso l’analogia, il simbolo e la ricerca della musicalità del verso. Verlaine, Rimbaud, Mallarmè e Valery, sono i nomi più noti di tali poeti cui si affiancano in Italia, Pascoli e D’Annunzio.

Proprio sul piano del linguaggio, infatti, i poeti simbolisti operano una vera e propria rivoluzione degli schemi consolidati del passato. Procedono alla loro destrutturazione attraverso: tensione e poi dissoluzione delle forme metriche chiuse con l’adozione di strofe aperte e versi liberi, tensione e progressiva dissoluzione delle forme sintattiche e della struttura logica del discorso.

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