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Realismo

Il realismo si afferma in Francia ed è il movimento letterario che tende a rappresentare in modo vivo e concreto la realtà e punta ad una sua descrizione scientifica e oggettiva, quindi tende a escludere il commento dell’autore e la manifestazione dei suoi sentimenti. Questo si può evincere dal romanzo di Flaubert “Madame Bovary” con cui il movimento aveva raggiunto il suo apice. L’atteggiamento di definire oggettivamente la realtà è detto “impersonalità” e riflette la nuova posizione dell’artista: non partecipa più attivamente alla vita sociale ma ricopre un ruolo marginale. Il poeta vive quindi una condizione di esclusione sociale e di estraneità. La poesia si trova di fronte a un bivio: o proietta il proprio bisogno di significato nella ricerca di corrispondenze nella natura, o rappresenta l’estraneità dell’uomo nel mondo stravolto dalla modernità.

Scapigliatura

Il movimento della scapigliatura nasce a Milano nel 1860, il nome fu usato per la prima volta da Arrighi, ed è l’equivalente del francese “boheme” cioè zingaro, che indica la vita sregolata e anticonformista dei giovani artisti. Il gruppo di scapigliati si distingue soprattutto per l’atteggiamento ribelle che si traduce in forme di vita sregolate e maledette che possono portare a droga e suicidio. Questo assume un atteggiamento di protesta e provocazione.

Naturalismo

Il Naturalismo è un movimento letterale che nasce in Francia tra il 1865 e il 1870. Le caratteristiche fondamentali sono elencate con chiarezza nel romanzo sperimentale di Zola e sono:
- rifiuto della letteratura romantica perché basata sul sentimento invece che sull’analisi della realtà oggettiva
- metodo dell’impersonalità, che consiste nell’escludere l’intervento soggettivo dell’autore
- rifiuto dei canoni tradizionali del bello: anche se volgare e brutto, il vero è sempre bello e morale
- l’impostazione scientifica della narrazione
- primato del romanzo tra i generi letterari.
Seguendo il metodo della scienza che procede dal semplice al complesso, nel Naturalismo vengono rappresentati tutti i gradini della scala sociale dai più bassi ai più elevati. Da qui numerosi romanzi dedicati alla rappresentazione dei ceti popolari. Nel linguaggio è molto presente il parlato e non manca il gergo, un esempio è l’Ammazzatoio di Zola.

Verismo
Il verismo si ispira al Naturalismo francese, in quanto considera lo scrittore come uno scienziato, non gli è richiesto nessun giudizio soggettivo ma deve soltanto documentare la realtà sociale, osservare e descrivere. Questo è definito impersonalità, quindi l’autore deve sparire dall’opera. Infatti i personaggi non sono più presentati dal narratore ma il lettore deve conoscerli progressivamente, deducendo la loro psicologia dall’esterno tramite i loro gesti, parole e comportamenti. Per fare questo si avvale spesso del discorso indiretto libero, che permette di aggiungere nella narrazione indiretta inserti di discorso diretto eliminando le didascalie introduttive e mettendo la terza persona. Lo stile deve adeguarsi al mondo sociale rappresentato.

Verga

Nato a Catania nel 1840 da una famiglia di origine nobiliare, è fedele ai valori dell’unità nazionale. Nel 1872 si trasferisce a Milano dove frequenta gruppi di emergenti letterari come gli scapigliati. A Milano, capitale dell’economia italiana, Verga sperimenta il conflitto tra i valori dell’arte e quelli del commercio e del denaro. Nel 1877 con l’arrivo a Milano di Capuana, insieme formano un gruppo di letterati uniti dal progetto di creazione del “romanzo moderno”, e il gruppo si battezza con il nome di Verismo, ispirandosi al Naturalismo di Zola ma con minore critica sociale e rappresentando maggiormente la situazione rurale del sud Italia. Nell’Italia postunitaria inizia ad essere discussa infatti la “questione meridionale”, dalla quale si ispirò ponendo il mondo contadino al centro dell’attenzione.
Il primo racconto verista di Verga è Rosso Malpelo, contenuta nella raccolta di novelle “Vita dei campi” che riunisce racconti scritti tra il 1878 e il 1880. Protagonisti sono contadini, pastori, minatori di una società premoderna. La novità sta nel fatto che questi personaggi siano di umile estrazione sociale, e nella scelta di assumere la loro prospettiva culturale e linguistica, infatti la voce narrante è il popolo stesso.
Inoltre progetta una serie di 5 romanzi detto il “Ciclo dei Vinti” attraverso i quali propone di descrivere l’Italia moderna rappresentando tutti i gradini della scala sociale. I 5 romanzi sono, in ordine: “I Malavoglia”, “Mastro-don Gesualdo”, “La duchessa di Leyra”, “L’Onorevole Scipioni” e “L’uomo di lusso”, ma il ciclo rimase incompiuto. Nel 1881 esce il primo romanzo, i Malavoglia.


Malavoglia

Nella prefazione ai Malavoglia Verga espone i punti essenziali della rivoluzione del romanzo:
- impersonalità: l’autore deve sparire dall’opera rinunciando ad esprimere il proprio giudizio.
- ottica dal basso: la narrazione deve essere condotta dal basso, direttamente attraverso la voce dei personaggi che si presentano in modo autonomo o attraverso la voce popolare che molte volto non coincide con il punto di vista dell’autore. Questo provoca nel lettore un senso di smarrimento, che viene chiamato “straniamento”.
- scene di gruppo: per descrivere i personaggi senza una presentazione dell’autore, è necessario che si trovino già in scena, e quindi i personaggi si devono trovare in gruppo, in modo che il lettore impari a conoscerli da ciò che dicono.
- soluzioni linguistiche popolari: per descrivere i personaggi bisogna parlare con la loro cultura, e da questo la scelta di utilizzare proverbi i dialetto e espressioni tipiche del mondo popolare.

Personaggi

Protagonista è il popolo, la classe degli umili. Spetta a loro raccontare la propria storia in modo nuovo, con i problemi quotidiani e materiali. Tutti i personaggi si organizzano secondo un criterio di contrapposizione morale: da una parte c’è chi rappresenta il mondo legato alle tradizioni e ai valori del passato (Padron ‘Ntoni che si esprime con proverbi) dall’altro chi ha conosciuto i vizi della modernità (‘Ntoni, diviso tra il valore della famiglia e quello della città, tra tradizione contadina e modernità).

Trama

Il romanzo racconta la storia di una famiglia di pescatori, i Toscano, conosciuti come Malavoglia, che vive ad Aci Trezza vicino a Catania, composta dal patriarca Padron ‘Ntoni, il figlio Bastianazzo e la moglie Maruzza detta La Longa, e dai loro 5 figli: ‘Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Proprietari della casa del nespolo e di una barca, la Provvidenza, i Malavoglia vivono di pesca fino a quando ‘Ntoni parte per il servizio militare nonostante il nonno avesse provato in ogni modo di non farlo arruolare, il che costringe la famiglia a improvvisarsi commercianti: acquistano a credito una partita di lupini dall’usuraio della città zio Crocifisso, ma la barca naufraga causando la perdita del carico e la morte di Bastianazzo. ‘Ntoni, rientrato dalla leva, non sa più adattarsi alla vita di prima dopo aver conosciuto la città, e dopodiché altre disgrazie si sommano: i Malavoglia perdono la casa e la barca, Luca muore nella battaglia navale di Lissa, Maruzza muore di colera, Lia fugge e diventa una prostituta, ‘Ntoni finisce in carcere per aver accoltellato un uomo e si allontana dalla famiglia a causa dei sensi di colpa per averli disonorati. Padron’Ntoni, spezzato da tante sventure, muore in ospedale, ma Alessi riesce a riscattare la casa del nespolo con l’aiuto di Mena e si sposa, risollevando l’onore della famiglia.

La fiumana del progresso

Il progresso è paragonato ad una fiumana. Esso procede attraverso una lotta continua per la vita e quindi attraverso la selezione naturale: l’egoismo individuale, che è alle radici e che spinge avanti ogni individuo, produce l’avanzamento del progresso. Secondo Verga il progresso non è una cosa negativa, ma il suo cammino glorioso è disseminato dai vinti, ed è ad essi a cui lui ha deciso di dedicare la sua attenzione, in quanto essi, a causa della loro condizione materiale e posizione sociale, aspirano a migliorarsi e ricercando il meglio sono rimasti travolti dalla fiumana del progresso. La ricerca del meglio rimane per Verga un sogno irrealizzabile, perchè quei pochi che riusciranno a essere vincitori sono destinati a loro volta ad essere dei vinti. Verga stesso si identifica nei vinti perché riflette la storia dell’intellettuale escluso, infatti l’esclusione è uno dei temi principali della storia dei Malavoglia.
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