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Decadentismo

Europa:
Contesto storico

Dal punto di vista storico, gli anni sono quelli dell'età dell'imperialismo e sono anni complessi e contraddittori.
Alla poderosa crescita degli anni successivi alla metà del secolo era seguita la depressione degli anni 1873-1896.
Per uscirne, gli stati precedentemente liberisti, adottarono una politica di tipo protezionistico, e si impegnarono nella ricerca di nuovi mercati per i prodotti. Tutte le grandi potenze tesero così a proiettare verso l'esterno i propri interessi economici e a farlo in modo sempre più aggressivo, collegando questo all'identità nazionale.

A questa tendenza negli anni '80 si diede il nome di imperialismo. A partire dal 1890, le innovazioni tecnologiche e le iniziative prese iniziarono a dare i primi risultati, nel 1896 l'economia capitalistica entrò in una fase di nuova espansione economica. L'intero pianeta si trovò così unificato all'interno di un sistema che si basava sulla divisione tra paesi industrializzati dominanti e paesi sottosviluppati dominati. Si innestò quindi una spirale positiva che si sarebbe interrotta solo alla fine del primo decennio del novecento.

Culturale:

“Punto di arrivo di una cultura che ha dato grandi frutti ma poi ha perso qualità arrivando alla negatività e che ormai non ha più niente da dare”

I decenni a cavallo di ottocento e novecento sono generalmente identificati con il Decadentismo, ma sui limiti cronologici gli studiosi sono discordi.

Il termine decadente fu inizialmente usato in Francia da critici benpensanti per indicare l'arte di alcuni gruppi di giovani artisti che a Parigi frequentavano pittoreschi luoghi contendendosi il primato della stravaganza.
Questi gruppi di bohèmiens, non sono caratterizzati dalle idee chiaro o particolarmente nuove, quanto dal comune intento di scandalizzare i benpensanti e dal culto per Baudelaire, considerato il precursore e profeta di un'arte nuova.
In questi scrittori si trovano tutti i temi presenti nei Fiori del male, ma alla contenuta tensione di Baudelaire si sostituisce un esasperato impasto di sensualismo e di misticismo, un pronunciato amore della morte e del dolore, una più convinta ricerca dell'artificiale e del perverso.
L'ideale ricercato non è più quello dell'unità e della concentrazione, ma della dissoluzione e della decomposizione, correlato dal gusto del macabro e del putrescente.

Bollati come decadenti da alcuni critici in tono dispregiativo, questi scrittori iniziarono invece ad usare il termine con orgoglio. (1886 rivista settimanale “Décadent”).

L'agitata e caotica bohème decadente confluirà quasi integralmente nel movimento simbolista, caratterizzato da un ben maggiore valore retorico.
Nel 1886 appare il Manifesti del Simbolismo di Jean Moréas che creò un aspra polemica.
Anche la scuola simbolista avrà vita molto breve, pochi anni dopo lo stesso Moréas si riavvicina al Classicismo. Ma in questi anni si formano i maestri della generazione successiva del primo Novecento (Gide, Claudel, Proust, Valéry).
Il movimento decadente e la “scuola” simbolista sono dunque in Francia due momenti distinguibili e immediatamente successivi, ed appartengono all'insieme di vaste temperie della cultura europea di quel periodo, influenzandola profondamente.

Due grandi critici del novecento

Benedetto Croce: il filoso Croce considera la produzione decadente priva di ideali e valori, caratterizzata da un senso di impotenza e sfiducia, conseguenza della diffusione del Positivismo e delle filosofie materialistiche.
Gyorgy Lukàcs: portavoce della critica marxista, vede nel Naturalismo e Simbolismo l'esito della fase di declino attraversata dalla società borghese dopo il 1848. Incapaci di partecipare attivamente alla vita politica e sociale, gli intellettuali naturalisti e simbolisti esprimono nelle loro opere un distacco dalla realtà e un accentuato individualismo. Entrambi falliscono il compito di rappresentare la realtà nella sua pienezza.

Successivamente il termine non comportò più alcuna implicazione negativa e fu usato dagli storici in modo neutro per indicare l'intera forma di cultura artistico-letteraria che si propagò dalla Francia in tutte L'Europa, a cavallo tra ottocento e novecento.

Ma utilizzare il termine Decadentismo per indicare in generale la cultura di questo periodo pone problemi di difficile soluzione, rendendo non chiari i suoi limiti cronologici.
Denominatore comune agli autori di questo periodo è il senso di instabilità e insicurezza, la sensazione di una crisi profonda e irreversibile della visione del mondo della borghesia in ascesa e dei cardini stessi dell'intera civiltà occidentale.

Esponenti principali del movimento sono:
-Inghilterra: Oscar Wilde, Walter Peter, Swinburne.
-Germania: Stefan George, Rilke, Hofmannasthal.
-Belgio: Maeterlinck.
-Italia: Fogazzaro, Pascoli, D'Annunzio.

I diversi eventi storici dagli anni '70 cominciarono ad impaurire la borghesia che divenne timorosa e sempre più arroccata nella difesa del proprio potere e dei suoi interessi. Gli intellettuali si ritrovarono perciò sradicati e condannati alla solitudine e all'incomunicabilità.

Filosofia

Da qui riemergono posizioni filosofiche di tipo spiritualistico e irrazionalistico, orientate a rivalutare la libertà dello spirito contro il positivismo, affermando la problematicità del sapere scientifico contro l'involuzione dogmatica degli scienziati positivisti.
Gli intellettuali avvertono una crescente consapevolezza di trovarsi di fronte ad una CRISI profonda dell'interna cultura europea (non solo del positivismo), creandosi un vuoto totale, una totale mancanza di valori autentici che diano significato alla vita.

Henri Bergson: alla crisi del Positivismo in Francia contribui l'affermazione della sua filosofia. Egli contrappone alla concezione razionalistica del Positivismo una visione della conoscenza e della vita fondata su diversi livello dello spirito, al cui apice non c'è la ragione ma l'intuizione, che permette di cogliere l'essenza del reale, della natura come nostro io.

Capisce che esiste un tempo scientifico, oggettivo (analogico) ma che accanto esiste anche un tempo soggettivo, percepito in maniera diversa dall'uomo in base al suo stato d'animo, quantificabile solo vivendolo (“durata”).

Frederich Nietzsche: In ambito tedesco un'aspra e profetica denuncia della crisi è contenuta nelle sue opere (----> Così parlò Zarathustra). Il filosofo tedesco pone al centro della sua riflessione la “morte di Dio”, cioè la fine di quel sistema di valori che caratterizza la civiltà europea e la tradizione cristiana. Secondo lui la storia della civiltà occidentale è infatti il corso della progressiva affermazione del nichilismo, ossia nella riduzione a niente della vita attraverso una serie di gabbie ideologiche e morali che, nell'intento di regolamentarla, comprenderla e incatenarla, la svuotano di ogni significato. La vita è nella sua essenza, qualcosa di non razionale.

Poetica

Il Decadentismo presenta spiccati elementi di continuità con il Romanticismo. Ma si distingue per alcuni caratteri specifiche.
Dalle istanze romantiche sono ripresi l'individualismo, l'irrazionalismo e l0idea che ogni forma visibile sia il simbolo di qualcosa di più profondo, ma si sposta da una preferenza alle passione e ai sentimenti, all'esprimere “una regione dello spirito inesplorato e basilare per ogni conoscenza e morale” (Binni).
Dunque non i sentimenti, ma quel fondo misterioso e insondabile dell'animo umano che Freud chiamerà “inconscio”. In questo i decadenti credono di individuare sottili legami tra l'uomo e tutte le cose nella loro vera essenza, al di là dell'esperienza sensibile. (da qui l'affinità al Simbolismo---artista persona in grado di rivelare verità che sfuggono alla razionalità “poeta veggente”)

L'estetismo, culto della bellezza e dell'arte, è uno dei principali tratti del Decadentismo.
L'arte non deve avere niente a che vedere né con la morale, né con la verità, né avere implicazioni politiche e sociali, quanto il suo fine è unicamente la ricerca della bellezza, a cui i decadentisti ispirano la vita stessa.
Arte e vita tendono a confondersi nella stessa ricerca dell'insolito, del nuovo, dell'eccezionale, di tutto ciò che si contrappone alla volgarità della vita borghese.

Un'altra caratteristica fondamentale è il rifiuto della scienza come strumento di conoscenza.
Ai decadenti la realtà appare molto più complessa di quella misurabile dagli strumenti scientifici e può essere attinta dal poeta esclusivamente attraverso un rapporto, sensuale, irrazionale, mistico.
Da qui il rifiuto di ogni normale formale, ogni limite razionale o morale rifiutando nettamente Positivismo e e Naturalismo (che scomparì del tutto nel 1900).

Anche l'idea di morte è uno dei concetti che caratterizza il Decadentismo, che assume un significato e valore specifici.
La morte costituisce il termine ultimo, la naturale evoluzione di uno stile di vita che rifugge le regole comuni. Provare tutto implica anche voler assaporare la più sconosciuta delle esperienze: la morte.
Gli artisti decadenti vivono in prima persona, attraverso l'uso dell'alcol, delle droghe e la vita sregolata quei principi di diversità che li pongono al di fuori delle regole e compongono il loro manifesto letterari (---Poeti Maledetti). I decadenti si sentono predestinati ad una drammatica fine e la consapevolezza è presente nelle loro opere. (Ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde- Trionfo della morte, d'Annunzio)

Diversa dall'ideale romantico è anche la figura femminile, che è vista come elemento di perdizione, campito, donna fatale, ma allo stesso tempo è un oggetto prezioso da idolatrare. La morte e la donna sembrano fondersi in un concetto unitario di distruzione al quale l'artista non può sottrarsi.

Italia

In Italia il Decadentismo presenta alcuni elementi specifici. I limiti cronologici, in linea il ritardo dello sviluppo economico e sociale, devono essere sfumati più avanti: inizia a diffondersi infatti più tardi e si esaurisce con maggiore lentezza. Anche in Italia, più che un verso e proprio movimento, si trattò di un'atmosfera culturale, una sensibilità artistica ed estetica. Elemento di fondo, come nel resto dell'Europa, è però la delusione nei confronti del pensiero positivistico, e della lettura verista, non più idonea a interpretare la realtà sociale dopo gli anni '70.

La risposta politica dei governi è inadeguata a risolvere i gravi problemi del paese e ne consegue un'insofferenza sempre più esasperata da parte dei ceti intellettuali e della borghesia nei confronti del sistema parlamentare estremamente ambiguo (trasformismo).
Il rapido sviluppo industriale degli anni '80 rese più sicura di sé la borghesia che cominciò ad avanzare pretese concrete di inserimento nel contesto economico extranazionale, ma acuì anche le problematiche sociali che esploderanno in numerose sommosse sanguinosamente represse.
L'idea di una sicura e progressiva soluzione dei problemi offerta dal Positivismo, già messa in dubbio da Verga, viene definitivamente meno.
Gli intellettuali abbandonano ogni atteggiamento progressista e si schierano nell'appoggio delle strategie autoritarie e offensive del nuovo orientamento borghese, oppure preferiscono la fuga dal reale nella ricerca dei miti consolatori.

Poetica

Nell'ambito della lirica, l'assimilazione delle poetiche simbolistiche continua a misurarsi con la tradizione classica (anche se in maniera minore che nel periodo precedente). La stessa figura del poeta appare ancora ancorata al passato.
Pascoli e d'Annunzio, i due più importanti poeti del periodo, si rifanno alla tradizione risorgimentale del poeta-vate, il poeta ha un importante ruolo politico ed ideologico. Tale concezione sopravviveva in Italia a causa dell'arretratezza economica e sociale che le impediva di trasformarsi in una moderna democrazia di massa.

Anche nell'ambito della narrativa, la produzione decadente inizia solamente nel 1889 con la pubblicazione de “Il piacere” di D'Annunzio, l'unico vero rappresentante di questa tendenza in Italia. In essa rientrano anche autori come Deledda e Fogazzaro, i cui romanzi però mantengono forti legami con il verismo e l'ottocento.

Crisi dell'intellettuale

In una società dove il materialismo fa perdere l'importanza del poeta. Il poeta non è più portatore di messaggi e insegnamenti (Poeta vate)

Conseguenze:

Veristi e naturalisti: smettono di esprimere la loro verità, adottano l'impersonalità e si propongono come scrittori scienziati

Poeti maledetti: Baudelaire (iniziatore, primo maestro), Rimbaud (Poeta veggente). La poesia è rivelazione, epifania delle corrispondenze che ci sono nella natura mistica. Doppio tra una realtà scientifica (non interessa al poeta) e una realtà nascosta, di simboli. Il poeta è quindi un personaggio speciale che riesce a decifrarli e comunicarli agli altri, attraverso immagini “criptate” (metafore, sinestesie ecc)
Es: ruolo del poeta: Albatro
Il poeta sente di aver perso l'aureola (ruolo di cantore che dice grandi cose), sentendosi emarginato e cercando la compagnia degli altri emarginati (prostitute, diseredati ecc...)

Estetismo: Chi cerca il bello assoluto, come unica gratificazione. Si considerano i poeti migliori di tutti. (Oscar Wilde, Gabriele d'Annunzio).

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