Naturalismo e Verismo

Il positivismo influì anche nella letteratura col movimento del Naturalismo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. La parola “Naturalismo” ha origine francese ed entrò in uso a partire dalla prefazione di un romanzo dei fratelli Goncourt ritenuta poi manifesto del naturalismo.
Nella prefazione i fratelli giustificano la scelta di un soggetto scandaloso per un pubblico abituato ai romanzi “falsi”. I romanzi naturalisti,infatti, si impegnavano a raccontare e a ricercare la verità facendo sì che anche le classi popolari diventassero protagoniste delle opere letterarie.
Il programma naturalista era quindi un’abile trovata propagandista. Zola ne diventò il primo teorico pubblicando nel 1880 Il romanzo sperimentale. Zola, attraverso il romanzo, voleva offrire una dettagliata analisi dei drammatici problemi della moderna società industriale che, pur se ammirava lo sviluppo, portava con sé un alto prezzo umano. La sua opera voleva quindi essere di denuncia. Il romanzo sperimentale documenta il momento di massima vicinanza tra letteratura e scienza come metodo a tutti gli effetti. La realtà secondo Zola poteva dunque essere studiata scientificamente. Lo scrittore-scienziato può anticipare l’andamento di eventi collettivi dopo aver analizzato alcuni dati di partenza. Lo scrittore contribuisce dunque alla conoscenza della realtà umana esplorando anche sentimenti e passioni.
Alla fine del secolo riscontriamo una “crisi del Positivismo” a causa della nascita di correnti filosofiche che rifiutavano la scienza come unico metodo conoscitivo.
Le caratteristiche del Naturalismo:
-Canone dell’impersonalità: la voce narrante non deve mai intromettersi nel racconto con commenti o giudizi espliciti. L’assenza della mediazione tra narratore e lettore crea quindi un “effetto realtà”.
-Scelta di un soggetto contemporaneo
-Verosimiglianza del materiale narrativo: il lettore doveva avere l’impressione che tutto fosse tratto dalla cronaca di giornali -> denuncia
-Problemi sociali: le vicende drammatiche erano predilette per affrontare i problemi sociali o le patologie di qualche personaggio.
-Descrizione: la vicenda era inserita in un preciso quadro ambientale.
Molti autori naturalisti componevano romanzi isolati da inserire successivamente in un ciclo, ognuno dei quali dedicato all’analisi di ambienti e situazioni particolari. Il ciclo completo si proponeva di offrire l’immagine di un’intera società. Le scelte linguistiche erano rivolte a rappresentare una realtà esterna. La riproduzione del parlato ricorreva al discorso indiretto libero ( senza indicatori per far sì che la voce del narratore non venga in contatto con quella dei personaggi).
In Italia, a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, nacque invece il Verismo: Zola venne fatto conoscere in Italia e proposto come modello ad alcuni scrittori. I veristi italiani non furono mai un gruppo organizzato come i naturalisti francesi: al contrario, i loro testi mostrano grande originalità. Il verismo italiano utilizzò una chiave strettamente regionale per far conoscere al pubblico le diversità di un paese che l’Unità non aveva affatto cancellato.
Esempio sono i Malavoglia di Verga dove presenta la vicenda di una famiglia come dramma esemplare del passaggio dalla società tradizionale a quella moderna.
Principio fondamentale era l’osservazione rigorosa della realtà da cui deve partire il lavoro creativo dello scrittore, perché la scrittura è creazione e non esiste nessuna formula precostruita che possa sostituirla.
La letteratura dell’Italia Unita (1861-1914)
• Questo periodo letterario va dall’Unità d’Italia nel 1861 all’inizio della prima guerra mondiale
• Provincialismo italiano: la cultura italiana di questo periodo si differenzia da quella europea. Centro culturale della cultura europea è Parigi
• L’epoca delle avanguardie: quest’epoca presenta cambiamenti profondi per la cultura.
In questi decenni si rompe definitivamente l’intesa tra l’artista e il mondo borghese a causa della concezione avanguardistica dell’arte che, rispetto alla massa, fa un passo avanti risultando incomprensibile alla mentalità comune.
La prova più grande di questo allontanamento fu il preannuncio pessimista da parte di molti artisti della prima guerra mondiale, quando il senso comune era invece verso una fase ottimistica grazie al mito del progresso (medicina,tecnologia..) che doveva porre finalmente fine al lungo periodo buio del Medioevo. Quindi, mentre l’uomo comune europeo è imbevuto di ottimismo, la cultura lancia messaggi lucubri e pessimisti.
In Italia la situazione è caratterizzata dalla delusione:
• Tradimento degli ideali risorgimentali: negli anni Sessanta, la cultura italiana usciva dal periodo pieno di grandi ideali in cui aveva lottato per l’indipendenza e l’Unità con un risultato pressoché modesto e deludente a causa della meschinità e della corruzione
• Ricerca del riscatto: la delusione dell’Unità d’Italia spinge gli italiani a trovare il proprio riscatto nella prima guerra mondiale
• Italia meschinamente burocratizzata: l’Italia dopo l’Unità presenta ancora ingiustizie di tipo feudale, incapace nella politica estera ed estremamente burocratizzata. La vecchia aristocrazia feudale riesce a penetrare nelle nuove istituzioni svuotandole di senso facendo sì che tutto resti come prima dal punto di vista sociale
• Emigrazione: nonostante gli sforzi e gli ideali per l’unità, ora, il popolo italiano è costretto ad emigrare per trovare lavoro.
Il cinquantennio letterario possiamo dividerlo in tre parti. La letteratura italiana di questo periodo ha un protagonista, Giosuè Carducci che, insieme al fenomeno della Scapigliatura dominò il primo decennio. Il secondo periodo, l’età Umbertina, è caratterizzato dal positivismo a cui corrisponde la diffusione del Verismo. La terza fase è l’età Giolittiana omonima del protagonista storico, Giolitti. Il positivismo entra in crisi e viene sostituito dal Decadentismo (Pirandello e Svevo) e dal Simbolismo (D’Annunzio e Pascoli).
La scapigliatura
Nel 1857, la parola comune che significava “disordine riguardo ai capelli”, entrò nella letteratura come titolo del romanzo di Cletto dedicato agli artisti irregolari come lui,artisti che si sentivano fuori posto nella società borghese che stava caratterizzando la nuova Italia Unita. Il tema di fondo della Scapigliatura sarà infatti il conflitto tra arte e modernità. Gli scapigliati erano infatti legati non solo dalla letteratura ma anche dal senso di anticonformismo. La scapigliatura fu dunque una ribellione generazionale di giovani scrittori che manifestavano la loro opposizione contro la società scegliendo, talvolta, uno stile di vita autodistruttivo. Tra gli scapigliati c’era la consapevolezza delle trasformazioni del progresso economico.
Dal punto di vista letterario, gli scapigliati rifiutarono il Romanticismo manzoniano come modello. Le loro posizioni di partenza erano piuttosto quelle di Baudelaire con “I fiori del male” e quelle dei classici del fantastico e dell’orrore. Il genere del racconto “nero” si spiegano come scelta di opposizione all’ideologia borghese che si orientava verso il Positivismo.
Giosuè Carducci (1835-1907)
Carducci è protagonista del primo decennio della Letteratura dell’Italia Unita e si caratterizza per non aver nessun legame con le correnti del tempo rimanendone estraneo. Le sue poesie si basano su strumenti tradizionali, sulle basi di studi umanistici con l’occhio rivolto al passato sulla storia greca e latina, con le tematiche tradizionali e soprattutto storiche. Tutto ciò decretò il successo in Italia a tutti coloro che volevano fare leva sulla poesia e l’arte italiana per celebrare e glorificare la novella nazione unita.
Carducci rappresentò il classicismo sapendo perfettamente interpretare le esigenze dei suoi lettori borghesi offrendogli una serie di valori in cui riconoscersi. L’adesione di Carducci al mondo classico fu sia per ragioni estetiche sia perché l’autore vi riconosceva un mondo di valori civili cui andava la sua nostalgia.
Nella Piazza di San Petronio
Questa poesia è ad argomento storico che celebra la grandezza della civiltà comunale italiana e lo fa con attenzione all’attualità affinché questo modello possa valere ed essere d’aiuto per la nuova democrazia e laicità dello Stato.
La poesia è composta in distici e la forma metrica deriva dal tentativo di scrivere in italiano i versi latini e greci come quelli di Tibullo e Properzio. Anche la scelta della forma metrica appare quindi retrograda e in contrapposizione con i poeti che tendevano ad utilizzare versi liberi.
Il progetto era il colmo del tradizionalismo e tuttavia l’effetto fu liberatorio e concentrato sullo svincolare le parole dallo schema reimpostato, impostandole sul progetto rivoluzionario novecentesco.

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