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I vociani

Un ruolo importante nella vita culturale italiana dei primi decenni del secolo lo svolge “La Voce” una rivista fiorentina i cui collaboratori vengono chiamati “vociani”. All’inizio la rivista i impegna molto per il sociale trattando il problemi della società italiana come la questione del meridione e l’avvento del capitalismo. Nell’ultima fase della rivista si afferma la “poetica del frammento”, cioè una poetica che predilige i componimenti brevi modellati sull’esperienza soggettiva e interiore ed emerge una poesia pura cioè svincolata da qualsiasi condizionamento esterno che sia storico o civile. Al centro emerge la parola poetica con la sua densità simbolica. Già Pascoli e D’Annunzio utilizzavano questa concezione. I massimi esponenti di questa corrente sono: Camillo Sbarbaro, Clemente Rebora e Dino Campana.

Camillo Sbarbaro(1888-1867)

Nella sua produzione emerge”l’io lirico” che si presenta primo di energie e di desideri come un uomo qualsiasi alienato in una società che riduce gli esseri umani a oggetti. L’aridità psicologica e autobiografica del poeta implica una radicale critica sociale alle condizioni della civiltà moderna soprattutto della città industriale nella quale è impossibile entrare in un rapporto autentico con le persone e con gli oggetti perché ogni cosa è ridotta a merci e gli uomini stessi sono ingranaggi di un meccanismo che non controllano.( collegamento con Marx e la sua critica al Capitalismo e il concetto di alienazione dell’uomo)
Camillo Sbarbaro “Taci anima stanca di godere”

Questa poesia fa parte della raccolta Pianissimo. In essa emerge una specie di colloquio interiore che il l’autore ha con la sua anima accentando il silenzio e l’incapacità di reagire di fronte alle situazioni. Tutte le cose perdono così valore ed interesse ed il poeta si muove nel mondo come un sonnambulo osservando se stesso con indifferenza. La morte appare come una logica conseguenza per una vita vissuta nell’alienazione. Ciò che stupisce il poeta è il fatto di camminare ancora tra i vivi. La metrica del componimento ricorda quella della canzone leopardiana dov’è presente una libera alternanza di endecasillabi e settenari. Il lessico utilizzato è banale e quotidiano ed il ritmo è rallentato dalle ripetizioni. Utilizza la anastrofe per risaltare l’aridità del poeta con se stesso, anche si riscontra di raro nella poesia moderna. ( Anastrofe inversione dell’ordine naturale degli elementi nel discorso per esempio quando il predicato precede il soggetto).

Clemente Rebora(1885-1957)

Nella sua poesia presenta immagini violente e delle scelte formali che lo collocano nella tendenza espressionista dei poeti della Voce. (Espressionismo: modificare il linguaggio per risaltare gli aspetti crudeli e violenti). Anche nella sua poesia il mondo appare alienato e caotico, ma a differenza di Sbarbaro lui non si arrende e si sforza di dare un ordine e un significato al mondo sulla base di un titanico e solitario volontarismo etico.

Clemente Rebora “Viatico”

Questa poesia si avvicina all’Espressionismo. Il tema è quello della guerra e dei suoi orrori ed il linguaggio è crudo e violento. Il termine “viatico” indica l’equipaggiamento per viaggiare, ma anche il conforto per la durezza del cammino. La poesia è in versi liberi. Il testo si compone in due periodi, il primo è breve e regolare mentre il secondo è più lungo e la sintassi si spezza in un susseguirsi di forme nominali. La tragicità della situazione si esprime con l’ossimoro.(Ossimoro accostamento di due termine con significati opposti). L’alternanza di versi brevi e lunghi crea un ritmo altalenante che mira alla forma espressiva e gli enjambement mettono in risalto i particolari forti. (Enjambement = prolungarsi del periodo logico oltre la pausa ritmica di fine verso)

Dino Campana( 1885-1932)

La sua poesia rappresenta un caso unico nella letteratura italiana moderna. Ancora oggi la valutazione della sua poesia divide gli studiosi, alcuni considerano la sua poesia non innovativa e legata a modi tardo-ottocenteschi piuttosto che alle forme espressive del primo ‘900. Anche la sua interpretazione della follia ha destato delle discussioni, per alcuni è il prodotto di un’adesione al poeta maledetto Rimbaud( esponente del Simbolismo), per altri è segno di una personalità forte che non cede ai compromessi. Ma ciò che lo avvicina alle avanguardie è la sua rappresentazione della città moderna che realizza attraverso un gioco di scomposizione e ricomposizione dei piani in cui si mescola la tecnologia e la natura. Un altro elemento che lo definisce un poeta delle avanguardie è lo sconvolgimento del tempo che non obbedisce a regole razionali e fisiche, ma solo a quelle interiori che collocano il poeta sia nel presente, ma anche nel futuro e nel passato.

Dino Campana “La Chimera”

Questa poesia apre la sezione dei Notturni. La Chimera nella mitologia classica corrisponde ad un essere mostruoso composto da parti di animali diversi. Questo termine è usato nel linguaggio comune per riferirsi ad un sogno vago, un ipotesi assurda. Nella poesia il termine assume un significato polivalente, da una parte simboleggia una figura femminile ideale ed irraggiungibile, dall’altro simboleggia la poesia stessa ed il desiderio d’evasione del poeta. Lo sguardo del poeta si allarga all’intero universo e gli elementi di base del mondo, come la terra, si uniscono alla passione poetica in un invocazione destinata a restare senza riposta. La figura femminile che appare viene anche associata alla Gioconda di Leonardo da Vinci. Questa poesia fa parte del libro Canti Orfici. Questo titolo rivela le intenzioni dell’autore, il sostantivo “canti” simboleggia una lirica alta che va oltre la dimensione comunicativa mentre l’aggettivo “orfici” si ricollega al mito di Orfeo e alla sua dimensione sionistica( Nietzsche: collegamento con il dio Dionisiaco che accetta la vita in quanto tale che è accompagnata dall’ebbrezza del perdersi, si esprime nella musica e accetta tutti gli aspetti della vita). Nel libro il tema del viaggio è centrale e si pone come un viaggio che va dalla notte al giorno, un esperienza non diversa da quella compiuta da Dante nell’Inferno. Tuttavia il viaggio è esperienza di libertà e simboleggia una rottura dai vincoli.

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