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Il naturalismo francese nasce proprio dall'esigenza di rappresentare la realtà così com'è, vista attraverso un obbiettivo fotografico. Questo porta al metodo dell'impersonalità dell'artista, ossia di colui che pone l'opera come se si facesse da sé. Questo si rappresenta con un narratore esterno che pone la sua scrittura in maniera diretta. Il verismo proprio in virtù di questa prerogativa di denuncia, riprenderà molte delle sue caratteristiche. Soprattutto si vuol denunciare ciò che non appare agli occhi in maniera diretta. Tra i più importanti abbiamo Emile Zolà e Flaubert. Il primo rende al meglio quello che il naturalismo rappresentò e fu inventore del metodo scientifico, ossia nel rappresentare la realtà in maniera scientifica, dettagliata, facendo sì che la letteratura diventi una disciplina in grado di parlare della vita dell'uomo. In questo modo Zolà dà alla scrittura un'importanza totalmente differente, in quanto esplicitazione della vita dell'uomo e quindi scienza. Questo metodo porta ad una scrittura che sia oggettiva. Su questo modo ci sono anche altri come Balzac, che fa parte della cerchia dei naturalisti che ha compreso la letteratura come denuncia. Il verismo di conseguenza sarà una sorta di manifesto oggettivo della condizione italiana dell'epoca. In realtà prima del naturalismo, la scapigliatura era già esigenza di scardinare le fondamenta di una letteratura che non si rifaceva più alle richieste dei letterati. Così la scapigliatura milanese avrà importanza per ciò che concerne la nascita del verismo. Boito, Praga sono scapigliati, che al pari dei naturalisti, avevano capito che bisognava rivoluzionare la situazione della borghesia, pur provenendo da quel mondo. Tutti sono quindi animati dal bisogno di sovvertire un modo di essere. Ad essi si accompagnerà la figura di Boudelaire, esempio di decadentismo di cui sarà considerato poi lo stesso fondatore. Egli si pone nei confronti della storia e della letteratura come un anticonformista, e così come lui i poeti maledetti (Apollinaire, Rimbot e Mallarmè). Questi venivano definiti anche poeti del parnaso, in quanto si rifacevano al modo antico di far poesia, anche se al contempo cercavano di ribellarsi alla loro classe di appartenenza, con soluzioni poco lecite, come la droga o l'alcol. Sono artisti disadattati rispetto alla realtà in cui sono immersi. Questi fenomeni non possono essere scissi facilmente perché avvengono quasi all'unisono. Si sono manifestati quasi tutti contemporaneamente. Per esempio potremmo dire che il naturalismo è espressione del decadentismo, esplicitazione anch'esso dell'esigenza del poeta di vedere in maniera più profonda la realtà circostante. La novità fu proprio quella di non fermarsi ai significati apparenti, ma scavare nel profondo, quindi si passa da una letteratura di apparenza ad una più di sostanza. Tutti questi movimenti si sono manifestati come una fase di presa di coscienza di qualcosa che non va più. Ecco in che senso a partire dal 1800 si può parlare di letteratura come vita. In questo anche la figura femminile risente dei cambiamenti, divenendo oggetto di conoscenza e Flaubert in particolare in Madame Bovary, in un’accezione positiva (dal positivismo che indaga la realtà in una prospettiva scientifica).


I sogni romantici di Emma
È un estratto del romanzo di Flaubert, Madame Bovary. Questo romanzo ben si colloca nell'atmosfera del naturalismo francese e ben evidenzia la condizione della borghesia francese di un ceto benestante, attraverso la figura di Emma. Emma è una donna disillusa dalla vita che conduce e fa sogni di una vita che sia diversa da quella che fa, immaginando ambienti e contesti che non appartengono alla sua reale condizione. Flaubert è uno dei maggiori esponenti del naturalismo francese ed è testimone del bisogno dei naturalisti di trovare la verità. La sua opera riguarda ogni ceto, senza distinzione tra abbienti o meno abbienti. Questi ceti talvolta nascono sulla base di scelte che gli uomini fanno rispetto a sé stessi e a volte sono una conseguenza inevitabile.
C'è il discorso della scrittura del romanzo. Il ricordo di scritture che affascinavano, coinvolgevano, che lasciavano l'idea di un futuro simile. La scrittura è una scrittura di evasione che la porta lontana dal periodo che sta vivendo. Si riportano momenti del collegio e quelli di vita adulta. Si evince quindi un confronto da cui ne emerge una donna disillusa dalla sua vita. Lei tradirà suo marito e attraverso questi tradimenti, affiancati alle letture, riuscirà a crearsi una sorta di mondo parallelo. Poi cadrà in crisi per l'indecisione tra i due mondi e si ucciderà. In una parte finale Flaubert descriverà bene il momento di follia suicida di Emma. Dacia Maraini dirà che Flaubert uccide la sua protagonista eroina, come per inferire su sé stesso. Fa un confronto col pinocchio di Collodi in cui la creatura di geppetto si brucerà. Vede in Flaubert un artista diviso in due che uccidendo la protagonista è come se stesse eliminando la sua metà ribelle, come per esorcizzare le sue stesse paure.
S'imbratto le mani: il naturalismo rende in modo realistico, vero, il modo di vivere di Emma, significa in un certo senso nutrirsi. Anche se poi in questo imbrattarsi le mani di Emma, c'è un mondo da scoprire. Definita eroina, ma un po' eroina a metà, così come Zeno Cosini e Augusta sua compagna, che per Zeno è l'eroina che accetta che le cose vanno come vanno. Augusta si avvicina ad Emma Bovary, per confrontarle. Augusta è quasi simbolo di una perfezione, mentre l'altra è l'opposto, e riflettono un modo di essere dei loro autori.
Walter Scott (romanzo storico) viene considerato il fondatore del romanzo storico, ma la sua storia era fatta anche di fantasia, quasi un po' legata all'epos medievale ed ecco perché Emma ne era affascinata. Qui si apre il discorso dell'immaginazione che abbiamo visto in Leopardi e torna sempre come forma di evasione. Emma era infatti in un altro mondo rispetto al mondo in cui viveva, credendosi una principessa medievale che sarà liberata dal principe. Questo esprime la volontà di sognare di Flaubert.
C'è una descrizione dettagliata, scientifica di ogni aspetto pur non riferendosi ad un aspetto concreto, ma ad un sogno, una visione, che Emma sta facendo.
Questo fenomeno di Emma andò ad assumere il nome di Bovarismo, che significava un modo di essere, di chi viveva nella realtà con i sogni di essere altro, di appartenere ad un altro mondo. Una sorta di scollamento dalla realtà. È quindi un modo di vivere, immaginando. Si riconduce anche alla fuga dalla realtà che in Emma si esplicita nelle letture di modelli romantici, come l'esotismo nel tempo (medioevo) e nello spazio (golfi, montagne svizzere). I sogni di Emma sono in parte ridicoli, definiti anche Kitsch: antico, obsoleto che torna in vita. Lo ritroviamo anche con l'estetismo di D'Annunzio.
Eroina al contrario: l’eroina accetta la realtà e la vive, Emma invece evade, diventa un pochino sciocca, stupida, che non sa cogliere gli aspetti positivi della sua vita. Per esempio la luna di miele che non era quella che immaginava, perché rimane legata ai sogni. Emma è un'inetta a vivere, come Zeno Cosini. Sono disadattati.
Tuttavia noi non sappiamo quanto veramente Flaubert voglia denigrare la sua eroina perché se in un momento la fa finire suicida, è per il rifiuto di quella parte di che lei rappresentava. Anche Flaubert non si riconosceva a pieno nella sua vita.

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